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Archivio di Novembre 2007

Draghi accusa: Fondi Comuni gestiti male

Venerdì 9 Novembre 2007

admin

Mario Draghi ode qualche scricchiolìo di troppo dalle tre tradizionali casseforti del risparmio familiare italiano quali casa, conto corrente bancario fondi comuni d’investimento. L’incidenza delle sofferenze sui mutui immobiliari incomincia a mostrare segnali di deterioramento. La spesa media per la tenuta di un conto in banca è di 130 euro l’anno, e dev’essere ancora ridotta. I fondi comuni mostrano da tempo andamenti insoddisfacenti.Nella giornata dedicata al risparmio, il governatore di Bankitalia analizza con freddezza le conseguenze della turbolenza finanziaria internazionale sul sistema creditizio e sul portafoglio degli italiani. Ma non soltanto. Draghi dedica, in chiusura del suo intervento, un lungo capitolo all’andamento insoddisfacente dei fondi comuni, ricordando che dal 2002 al 2006 il patrimonio dei fondi europei è aumentato del 76% contro il 31% di quelli collocati in Italia, meno della metà. I fondi aperti di diritto italiano sono diminuiti dell’8%, un calo non compensato dalla crescita quasi azzerata dei fondi esteri gestiti da gruppi italiani. In crescita solo i fondi speculativi, e quelli offerti in Italia da gestori esteri. Il governatore sa bene, e lo rimarca, che gli esteri godono di forti vantaggi fiscali, da eliminare prontamente. Ma i gestori italiani, aggiunge, devono riflettere sul fatto che la qualità delle gestioni non di rado è insoddisfacente rispetto ai costi. (more…)

Risparmiatori preferiscono investire in Bot piuttosto che in immobili

Venerdì 9 Novembre 2007

admin

La crisi dei mutui subprime negli Usa spaventa le famiglie italiane: un contagio di natura psicologica che, tuttavia, influenza il comportamento dei risparmiatori, allontanandoli dal tradizionale investimento su immobili. Quest’anno si va registrando una diminuzione del 15%, dal 70% al 55%, degli italiani che investono in immobili, a vantaggio di strumenti finanziari considerati più sicuri: dai Bot ai certificati di deposito, dalle obbligazioni ai libretti di risparmio, preferiti dal 25% dei risparmiatori contro il 13% del 2006. E tutto questo avviene nonostante che il nostro Paese appaia, tutto sommato, relativamente al riparo dagli effetti della crisi americana.

L’indagine annuale Acri-Ipsos sul risparmio degli italiani nel 2007, presentata dal presidente dell’associazione Giuseppe Guzzetti alla vigilia della 83ª Giornata mondiale del risparmio, disegna un quadro di pessimismo diffuso e rassegnato sull’andamento dell’economia. La debole svolta ottimista che era stata colta dall’indagine Acri-Ipsos 2006 è del tutto svanita, e sono in aumento le famiglie che si dichiarano in difficoltà, arrivando al 38% del totale. I pessimisti sull’andamento dell’economia italiana sono il 52%, contro un 17% che si attende un miglioramento e un 24% che non prevede sostanziali cambiamenti. L’Italia  non è sufficientemente attrezzata per affrontare un rallentamento dell’economia internazionale. (more…)

Fondi Italiani ancora in rosso

Venerdì 9 Novembre 2007

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Ancora un mese negativo per i  fondi italiani. Secondo le anticipazioni di Assogestioni, infatti, in ottobre emerge un risultato di raccolta negativo per tutte le categorie di fondi comuni e sicav. I deflussi questo mese sono pari a 7,2 miliardi di euro. Secondo Assogestioni “Incidono relativamente sul patrimonio che, grazie alla complicità dei mercati e alla buona attività di gestione si sostiene a quota 594,1 miliardi”. Per il secondo mese consecutivo l’ondata di diminuzioni di investimenti e riscatti colpisce fondi italiani con -4,8 miliardi di euro, Roundtrip -1,4 miliardi ed esteri -1 miliardo. Anche sul fronte delle tipologie giuridiche fondi aperti e riservati e hedge ottobre è dominato dai riscatti. Sul fronte delle categorie si osserva, rispetto a settembre, un rallentamento dei disinvestimenti negli azionari -1 miliardo. I prodotti flessibili e di liquidità, positivi lo scorso mese, sono vittime di riscatti pari, rispettivamente, a 88 milioni e 404 milioni. Le uscite più consistenti si registrano ancora una volta tra i prodotti Obbligazionari, dalle cui casse fuoriescono 4,8 miliardi.

Derivati, Bankitalia indaga su 4 banche

Venerdì 9 Novembre 2007

admin

Quattro gruppi bancari italiani, attivi nel segmento dei derivati, sono sotto la lente di Bankitalia. Lo dice il direttore generale dell’istituto centrale, Fabrizio Saccomanni, nel corso di un’audizione alla commissione Finanze della Camera. Le verifiche si riferiscono a «operatori di una certa importanza», precisa Saccomanni, pur non facendo i nomi delle banche davanti ai parlamentari. I nuovi controlli si aggiungono a quelli già effettuati nel 2006 nei confronti dei tre gruppi bancari maggiormente attivi nel settore dei derivati, il più noto di essi è Italease.Si tratta di un programa di verifiche, che parte dagli istituti che più di altri operano in derivati, e proseguirà con gli altri. Alle parole di Saccomanni, il mercato borsistico ha tuttavia reagito immediatamente, con ribassi concentrati su alcuni gruppi quali Unicredit, Banco Popolare, Monte Paschi e Ubi Banca. Ha tenuto invece il titolo Intesa-Sanpaolo. «Sul tema dei derivati siamo sereni, abbiamo già dato tutte le risposte», ha affermato l’amministratore delegato Corrado Passera.

Le verifiche attualmente in corso, aggiunge Saccomanni, «includono anche l’attività con gli enti locali», la cui esposizione è più che raddoppiata in un anno e mezzo passando dai 500 milioni di fine 2006 al miliardo e 54 milioni dell’agosto scorso, con le sole banche italiane.

In agosto Bankitalia ha avviato un’indagine sull’operatività in derivati svolta dall’intero sistema bancario nazionale. Al momento, Saccomanni resta abbastanza tranquillo sul quadro generale: «Considerate le dotazioni patrimoniali di cui dispone il sistema bancario italiano - osserva - la dimensione dei rischi di fronte all’operatività in derivati appare contenuta. Non si ravvisano allo stato - aggiunge - rischi per la stabilità del sistema bancario nel suo complesso». Il capitale assorbito a fronte dei rischi di mercato, derivati inclusi, a dicembre 2006 era pari al 4,4% del patrimonio di vigilanza, in flessione rispetto al 2005. Sempre a fine 2006, il valore lordo di mercato (che misura il rischio assunto dagli operatori, spiega il dg di Bankitalia) dei contratti stipulati dalle banche presenti in Italia era pari a 180 miliardi di euro, il 2,5% dell’aggregato a livello internazionale. A giugno 2007, dopo il consolidamento delle unità estere del gruppo Unicredito, il valore lordo è salito a 270 miliardi. Come ha ricordato Mario Draghi qualche giorno fa, si tratta di un valore positivo per 150 miliardi.

Tutto questo non significa che il sistema sia immune da rischi. Da qui il programma di verifica messo in atto da Bankitalia, incominciato con i quattro istituti; e le nuove istruzioni di vigilanza che riguardano gli enti locali, esposti in derivati per 1 miliardo e 54 milioni di euro (il 2,9% dell’indebitamento di cassa). Una cifra che rappresenta una sottostima, in quanto non comprende i contratti stipulati con intermediari esteri. A questo proposito, Saccomanni giudica positivamente l’emendamento alla Finanziaria che vuole introdurre controlli più efficaci e maggiore trasparenza nella finanza locale. «È bene fare chiarezza su questo punto», ha commentato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, annunciando di essersi già mossa su questa strada.

Per il 2008 si prevede crisi nel mercato immobiliare

Venerdì 9 Novembre 2007

admin

Compravendite immobiliari sempre più in calo, richieste mutui sempre in discesa e tempi di vendita che salgono fino a otto mesi a Milano. Conseguenza nuove costruzioni in discesa. Gli indicatori del mattone volgono al peggio, e in molte situazioni i prezzi cominciano a calare. La fine del più lungo boom del dopoguerra è realtà.Sono almeno tre o quattro anni che da più parti s’invoca la crisi del mattone come una correzione necessaria alle follie del mercato immobiliare dell’ultimo decennio. Il primo a sollevare il problema fu il prestigioso settimanale inglese L’Economist che, un paio d’anni dopo aver tessuto le lodi dell’economia immobiliare per aver ‘salvato il mondo’ da una recessione dopo lo sboom della new economy, si accorse per tempo dei pericoli insiti in una risalita senza freni dei prezzi. Una medicina che aveva sì alimentato la crescita economica ma che ora poteva tramutarsi nel suo esatto contrario, una droga che poteva portare alla rovina.Negli Stati Uniti la correzione sia dei prezzi che del numero di transazioni è già cominciata, abbastanza bruscamente come avviene di solito in quel paese, un anno fa e da allora le Borse mondiali e l’economia del globo sono entrate in fibrillazione. La crisi dei mutui subprime non è altro che la miccia che ha fatto detonare la polveriera e creato pericoli per la crescita economica internazionale. (more…)

Borse Europee in Rosso dopo tonfo Borse asiatiche

Giovedì 8 Novembre 2007

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Avvio decisamente in calo per le Borse europee, sulla scia del tonfo di Wall Street e delle forti perdite registrate nelle Borse Asiatiche con Tokyo -2,02% e Shanghai -4,85%. A Piazza Affari, il primo indice Mibtel ha segnato -1,18%,a quota 30.184 punti. In calo anche l’indice All Stars a -1%. Negative tutte le altre piazze d’Europa. Francoforte cede lo 0,36%, Londra apre a -1,28%, Parigi segna -1,41%, Zurigo -1,1%%. L’euro, pur mantenendosi forte sul dollaro, è sceso sotto la quota di 1,47 $ toccata ieri. In flessione anche il petrolio che ripiega a 94,93 dollari.

A ottobre l’inflazione torna a correre colpa di pane, pasta e benzina

Giovedì 8 Novembre 2007

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Fiammata dell’inflazione nel mese di ottobre. Lo ha comunicato l’Istat, precisando che il costo della vita ha registrato una variazione pari a +2,1% annuale. Il tasso di variazione mensile corrisponde a +0,4%. Le stime provvisorie dell’Istat indicano quindi il tasso di crescita tendenziale più alto dal settembre 2006 e congiunturale più alto dal luglio 2005. Per quanto riguarda l’indice armonizzato, l’inflazione è salita del 2,3% su base annua e dello 0,8% su base mensile. Il dato acquisito ad ottobre è adesso pari ad un +1,8%.Pesano energia e alimentari. Il netto balzo in avanti dell’inflazione, spiegano i tecnici dell’Istat, è dovuto in misura significativa alla ripresa dei prezzi energetici e all’accelerazione del costo dei prodotti alimentari. Il comparto dell’energia ha infatti fatto segnare un +1,1% congiunturale e un +2,9% tendenziale, mentre negli alimentari l’aumento è stato del +3,4% contro il +2,9% tendenziale di settembre. Al netto dell’energia e degli alimentari non lavorati il tasso di inflazione a ottobre è pari a +1,9%.

Il record di polli e gasolio. Entrando nel dettagli dei singoli prodotti, l’Istat segnala il balzo in avanti della benzina (+6,9% sull’anno) e del gasolio per autotrazione (+7,2%). Nel comparto alimentare i rialzi maggiori arrivano dal settore dei pani e cereali (+6%) con il prezzo del pane (su cui indagano sia la magistratura ordinaria, ipotizzando il reato di “manovre speculative sulle merci”, che l’Antitrust) in crescita del 10% e quello della pasta del 6,5%. Ma anche altri generi hanno fatto sentire il loro peso sull’indice dei prezzi di ottobre: ad esempio il latte (+5,3%), il pollame (+7,3%) e la frutta (+5,4%).

In discesa solo le tlc. Su base tendenziale l’unica variazione negativa arriva invece dalle comunicazioni con un -9,9% legato al calo del 15,5% delle tariffe di telefonia mobile ed a quello del 17,5% degli apparecchi telefonici. Su base congiunturale i cali arrivano, oltre che dalle comunicazioni, anche dai servizi sanitari i cui prezzi sono in discesa dello 0,2% grazie soprattutto al -0,6% fatto segnare dai medicinali.

Posti di lavoro. Nel bollettino di oggi l’Istat fornisce gli ultimi dati anche sull’occupazione e le retribuzioni. Ad agosto nelle grandi imprese l’occupazione è cresciuta dello 0,4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, con una variazione congiunturale nulla. In crescita invece l’occupazione nei servizi, con un +1% rispetto ad agosto 2006 ed un +0,1% rispetto a luglio 2007 (rispettivamente +1,1% e +0,1% al netto della cassa integrazione). Per quanto riguarda le retribuzioni, nello stesso periodo sono salite del 3,3% nell’industria e dello 0,9% nei servizi.

Stipendi. Nel periodo gennaio-agosto, rileva l’Istat, si è registrato un andamento simile fra retribuzioni e costo del lavoro medio per dipendente dell’industria, in crescita del 3% da inizio anno, e fra retribuzioni e costo del lavoro nei servizi, salito dell’1%. Le retribuzioni nello stesso periodo sono salite del 3,1% nell’industria e dello 0,9% nei servizi.

Il petrolio spinge di nuovo l’inflazione

Giovedì 8 Novembre 2007

admin

L’impennata del prezzo del petrolio e le stime dell’inflazione europea di ottobre impongono a nostro parere un approfondimento sul rapporto tra inflazione e materie prime.Come è noto, le materie prime contribuiscono a formare l’inflazione, influenzando “alla base” i costi del processo produttivo. E’ altrettanto risaputo che, rispetto a qualche decennio fa, le materie prime sono assai meno importanti per le economie occidentali, poiché il contributo al PIL dei settori primario (agricoltura) e secondario (industria) sono percentualmente molto inferiori rispetto al terziario (servizi).

Se un’impennata dei prezzi delle materie prime fa quindi meno paura rispetto agli anni ’70, non si può tuttavia ignorare il recente movimento (soprattutto del petrolio) e le possibili conseguenze sui prezzi. Verifichiamo quindi se l’andamento dei prezzi delle materie prime ha effettivamente avuto l’influenza sull’inflazione europea.

Se abbiniamo l’andamento dell’inflazione a quello dell’indice “CRB” (vedi graf. 1), che raccoglie 19 diverse tipologie di materie prime di diversa natura, dai metalli agli alimentari al petrolio, non riusciamo a rilevare particolari relazioni, né da un punto di vista grafico né da quello matematico, visto che l’indice di correlazione è solo dello 0,29 (con 0=correlazione nulla e 1=correlazione massima).

Se tuttavia restringiamo il campo di osservazione agli ultimi due anni le cose cambiano abbastanza radicalmente (come mostra il grafico successivo), con una relazione diretta molto elevata, confermata dal dato matematico di correlazione vicino al valore massimo di 1.

La semplice analisi grafica proposta sembra quindi suggerire che da circa due anni a questa parte l’indice delle materie prime e l’indice di l’inflazione europea sono strettamente legati. E’ un caso oppure è il segnale che l’economia non è più in grado di assorbire le oscillazioni dei prezzi delle materie prime?

Certo l’adeguamento quasi automatico dell’inflazione fa sorgere qualche dubbio riguardo ad una possibile relazione causa-effetto; normalmente infatti l’aumento dei prezzi delle materie prime impiega parecchi mesi prima di raggiungere i consumatori (e quindi influenzare l’inflazione).

C’è però una materia prima che ha un effetto molto più immediato sul paniere dell’inflazione; si tratta ovviamente del petrolio che influenza quasi istantaneamente il prezzo dei combustibili da autotrazione e riscaldamento.

Il petrolio è il contributore più importante dell’indice CRB; come mostra il grafico seguente l’andamento del greggio e quello dell’indice delle materie prime è correlato in modo del tutto diretto, confermato da un valore di correlazione superiore a 0,90.

Si possono trarre conclusioni o azzardare spiegazioni da questa breve analisi dell’andamento delle materie prime e dell’inflazione europea? Non è facile ma ci proviamo.

Negli anni antecedenti il 2005 il sistema industriale europeo è riuscito a contenere le spinte inflazionistiche, grazie ad un’economa europea ancora largamente al di sotto del proprio potenziale e alle spinte deflazionistiche di Cina e India. Queste dinamiche hanno consentito di controbilanciare l’aumento del prezzo dei prodotti energetici. Dal 2005 in poi l’effetto del sistema industriale è stato neutro (non ha aggiunto né tolto inflazione) e quindi le oscillazioni del petrolio si sono fatte sentire più direttamente.

Se questa ricostruzione corrisponde almeno in parte a verità, possiamo trarne due considerazioni: la prima è che l’impennata dell’inflazione di questi due mesi deriva pressoché esclusivamente dall’aumento del prezzo del greggio e non è inflazione “prodotta” internamente dal sistema economico/industriale (in questo senso potrebbe essere meno “nociva” e più gestibile da parte della BCE).

La seconda considerazione invece è che se il prezzo del petrolio dovesse continuare ad aumentare, questo potrebbe causare (a differenza del recente passato) un corrispondente ulteriore aumento dell’inflazione, con tutti i riflessi negativi del caso.

Euro sempre piu’forte e Petrolio ancora piu’in alto

Giovedì 8 Novembre 2007

admin

È una corsa senza freni quella dell’euro e del petrolio che continuano a bruciare record. L’oro nero si avvicina ormai alla soglia dei 100 dollari: per gli analisti è solo questione di tempo ma per l’Agenzia Internazionale dell’Energia sarà un colpo «definitivo» per l’economia mondiale.
A mettere il turbo al greggio, che si è spinto fino a 98,62 dollari al barile, sono i timori per le scorte, oggi sono attesi i nuovi dati del Dipartimento dell’Energia Usa, e soprattutto l’euro forte, che ha sfondato ormai quota 1,47 dollari. La moneta unica ha toccato un massimo di 1,4703 dollari e punta diritto verso la soglia di 1,50. Intanto a Londra anche il Brent supera per la prima volta i 95 dollari spingendosi fino al picco di 95,19. In Italia preoccupano i prezzi del diesel e della benzina che si avvicina sempre più al massimo raggiunto nel luglio 2006 (1,409 euro/litro).
Questa mattina, sugli impianti Api-IP e Kupit il «prezzo consigliato» per la verde arriva a 1,367 euro/litro (+1 centesimo), mentre quello del diesel si attesta a 1,268 euro/litro (+1 centesimo) superando abbondantemente il massimo toccato ieri da Total (1,259 euro/litro). Anche Kupit ha rivisto all’insù di 1 centesimo entrambi i prodotti, portandosi a 1,364 euro/litro sulla verde e a 1,264 euro/litro sul diesel. L’allarme prezzi è destinato a durare. L’Aie mette in guardia: il greggio potrebbero toccare il valore nominale di 159 dollari entro il 2030. Un barile di potrebbe avere un costo nominale di 65 dollari nel 2010, 59,03 dollari in termini reali, contro i rispettivi 57,79 e 51,50 dollari attesi lo scorso anno.

L’aumento dei combustibili si ripercuote fortemente sull’indice dei valori delle materie prime elaborato mensilmente da Confindustria, che a ottobre registra un aumento dell’1,8% su settembre e un incremento del 16,8% annuo. A spingere il rialzo sono anzitutto per l’appunto i combustibili, saliti del 2,7% in un mese del 24,1% in un anno.

Ma salgono anche i prezzi dei cereali (circostanza che molti economisti collegano decisamente alla produzione di biocombustibili): gli aumenti a ottobre sono dell’1,8%, +29,3% in un anno; in dodici mesi il prezzo del frumento in particolare è salito del 35,2%.

E il rischio di un collasso dei rifornimenti, nel caso in cui la produzione non soddisfi più la domanda, è reale. Domanda che dovrebbe aumentare dell’1,3% l’anno - lo stesso tasso di crescita che era stato stimato nel 2006 - per raggiungere 116,3 milioni di barili al giorno nel 2030. Ma nel caso in cui le economie di giganti come India e Cina dovessero crescere a un ritmo più elevato potrebbe arrivare anche a 120 milioni di barili nel 2030, provocando un ulteriore scalata dei prezzi. Le ripercussioni sui mercati si fanno sentire. Sulle piazze asiatiche la debolezza del dollaro penalizza gli esportatori mentre l’aumento delle vendite nel Vecchio Continente prova la tendenza al ribasso del mercato. Le borse europee, dopo un avvio al rialzo, hanno corretto la rotta girando in negativo. Londra perde l’1,07%, Francoforte cede lo 0,59% e Parigi lascia sul terreno lo 0,51%. Milano è in calo dello 0,73% e Zurigo registra -0,39%. Si prevede una partenza negativa per Wall Street.

Dal 1 novembre investitori più tutelati

Martedì 6 Novembre 2007

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Nuove regole per gli intermediari finanziari con l’obbligo di eseguire sempre l’ordine alle migliori condizioni, tutti i contratti da revisionare entro il 30 giugno 2008.Gli interessi del cliente investitore deve essere al centro dell’attività di intermediazione con l’impegno a garantire sempre l’ esecuzione dell’ordine alle migliori condizioni, best execution, senza più obbligo di concentrare gli ordini sui mercati regolamenti. Questi i cardini della direttiva MiFID che disciplina gli intermediari e i mercati finanziari a livello comunitario in vigore dal 1° novembre. In concreto la direttiva per quanto riguarda gli intermediari introduce e regolamenta come nuovo servizio quello della consulenza. Sul fronte degli investimenti, invece, ridisegna la tutela dell’investitore, attraverso regole di condotta e l’obbligo specifico di servire al meglio l’interesse del cliente.

Per garantire una miglior tutela la MiFID individua tre tipologie di clienti: controparti qualificate, clienti professionali, e clienti al dettaglio. Per questi ultimi,che corrispondono di fatto agli investitori privati, scatta l’obbligo da parte degli intermediari di tutelare gli interessi del cliente tenendo conto delle sue caratteristiche di investitore sulla base della sua conoscenza diretta, garantendo il raggiungimento del miglior risultato possibile qualunque sia il tipo di strumento finanziario trattato. Per questo sono state abolite le regole sulla concentrazione degli scambi azionari e data la possibilità di creare una propria piattaforma di negoziazione, con l’obiettivo di creare concorrenza fra le diverse piattaforme e far scendere i prezzi per gli investitori.

Le nuove regole di condotta degli intermediari in materia di: informazioni da fornire agli investitori, conoscenza del cliente, valutazioni di adeguatezza o appropriatezza degli investimenti, best execution, gestione degli ordini e incentivi al collocamento sono contenuti in un regolamento varato da Consob e Banca d’Italia che ridisegna sul modello Mifid anche le regole di condotta da seguire nella gestione collettiva del risparmio e nella distribuzione di prodotti finanziari emessi da banche o da imprese di assicurazione. Il regolamento indica anche le modalità di ordinato passaggio dalla vecchia alla nuova normativa entro il termine ultimo del 30 giugno 2008: entro questa data dovranno essere rivisti e aggiornati tutti i contratti di intermediazione.