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Archivio di Maggio 2008

Soros vicino all’acquisto di AS Roma e i titoli volano in Borsa

Martedì 27 Maggio 2008

admin

Italpetroli, la società della famiglia Sensi che controlla la Roma, ha ribadito oggi in una nota emessa su richiesta della Consob, l’autorità di controllo del mercato di non aver ricevuto alcuna manifestazione di interesse o offerta relativa all’acquisizione della propria quota di controllo nel club, né che sia in corso alcun processo della dismissione della stessa. Pertanto secondo il comunicato della famiglia Sensi non è previsto alcun incontro con i rappresentanti di Inner Circle Sports per sottoscrivere un accordo per la cessione del pacchetto azionari della A.S. Roma. Le nuove voci sempre più insistenti sull’acquisto della A.S. Roma da parte di Soros hanno fatto volare i titoli in Borsa. Nel pomeriggio le azioni del club giallorosso sono state sospese per eccesso di rialzo quando erano arrivate a superare il +17%.

In chiusura i titoli si sono poi attestati a 1,56 euro, con un balzo del 18,63%.

Dopo il trionfo in Coppa Italia di sabato sera all’Olimpico contro l’Inter, la Roma ha archiviato una stagione da incorniaciare: con il secondo posto in campionato, Supercoppa italiana, e un posto d’onore tra le prime otto della Champions League. Una stagione da applausi insomma, anche se ovviamente resta la delusione per lo scudetto, conquistato dall’Inter all’ultima di campionato.

«I campioni d’Italia siamo noi…», ha urlato sabato sera Rosella Sensi, ma a tenere banco in queste ore sono soprattutto le vicende societarie della squadra. La famiglia Sensi in questi giorni ha continuato a smentire, come ha fatto anche oggi. La posizione che trapela dagli uffici della Roma è sempre la stessa: non c’è stata nessuna offerta concreta perché si possa pensare che tutto si chiuda a breve. Anche se i segnali di una addio imminente - come il saluto di Rosella Sensi all’Olimpico sabato sera - ci sono stati negli ultimi giorni.

Piazza Affari in calo dell’1%, soffrono energetici causa aumento prezzo petrolio

Lunedì 26 Maggio 2008

admin

La seduta odierna di Piazza Affari ha seguito una tendenza negativa fin dalle prime battute, sulla scia della chiusura ancora in rosso dei listini asiatici per i timori inflazionistici innescati dalla corsa del prezzo del petrolio che ha infranto ormai il muro dei 1325dollari al barile. I titoli finiti sotto la pressione delle vendite degli investitori sono risultati quelli legati all’energia e alle materie prime.In particolare, sul listino italiano, sono fioccati i realizzi su Tenaris, la società di proprietà della famiglia Rocca, che verso la chiusura della seduta perdeva l’1,8%. Una discesa comunque minima se si considera che il titolo da inizio anno ha guadagnato il 63%. Ma anche Eni e Saipem hanno subito ieri aggiustamenti superiori all’1%.

La giornata ha volto poi decisamente in negativo nel pomeriggio con la partenza di Wall Street e la pubblicazione del dato americano sulle vendite di case esistenti, calate dell’1% annuo in aprile alla quota di 4,89 milioni di unità. Gli analisti si aspettavano un calo a quota 4,85 milioni. Alla fine tutte le Borse europee hanno chiuso in perdita con Parigi a guidare la pattuglia con un calo dell’1,89% e Milano in coda al gruppo in rosso dell’1,1%.

La corsa del petrolio sta innescando timori per quanto riguarda la futura crescita dell’economia, che potrebbe essere frenata da una spirale inflazionistica. Tutto ciò non impedisce una certa effervescenza a livello di operazioni aziendali. Il sito del Financial Times ha lanciato la notizia che InBev, il gigante della birra nato dalla fusione tra Interbrew e AmBev, starebbe pensando a un’acquisizione da 46 miliardi di dollari sulla Anheuser-Busch, la società che controlla il marchio americano Budweiser.

Nel più ristretto mercato di Piazza Affari, invece, si fa a gara a scommettere quale sarà la prossima società che verrà tolta dal listino. Questa volta potrebbe toccare alla It Holding, l’azienda di moda che fa capo a Tonino Perna, su cui sono continuati gli acquisti del mercato in vista di un possibile delisting nonostante le smentite della società. Ieri ha guadagnato un altro 3,8% dopo aver perso il 49% negli ultimi sei mesi.

In Italia l’inflazione in crescita più dell’UE

Martedì 20 Maggio 2008

admin

Negli ultimi 5 anni l’inflazione italiana è cresciuta molto più che negli altri Paesi europei. Infatti per alcuni prodotti e servizi di prima necessità i prezzi sono saliti a ritmi molto più accelerati che in Francia e in Germania.

A fare i conti è la Fipe Confcommercio che sfata il mito dell’Italia meno cara, meta turistica conveniente. L’inflazione nel settore alimentare è più del 10% in Italia, del 4,8% in Germania e del 6,2% in Francia. Anche per casa, utenze come gas ed elettricità e per i carburanti il confronto è sfavorevole: +14,6% in Germania, +19,3% in Francia e 20,2% da noi.

Un “primato” che abbiamo anche per mobili e articoli per la casa.

Secondo Adusbef volano gli utili per le banche

Martedì 20 Maggio 2008

admin

In quattro anni gli utili delle banche italiane sono praticamente raddoppiati, mentre le tasse sono aumentate a ritmi decisamente più lenti, segnalando una “rete di protezionismo scandaloso” eretta attorno agli istituti di credito. Alll’indomani delle dichiaraziioni del neo ministro dell’Economia, Tremonti, che annuncia “sacrifici per le banche”, i consumatori dell’Adusbef evidenziano il boom degli utili e la scarsa pressione fiscale che ha risparmiato le banche. Dal 2000 al 2006 l’utile lordo delle banche è passato da 15,9 a 30,5 miliardi di euro (+91,5%),mentre quello netto è più che raddoppiato (da 9,9 a 22,7). Le tasse passano invece da 6 a 7,7 mld.

Debito pubblico italiano ancora in crescita

Lunedì 19 Maggio 2008

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Il debito pubblico italiano è salito a febbraio a 1.623,66 miliardi di euro rispetto ai 1.621,44 miliardi di gennaio. Lo comunica la Banca d’Italia. Il debito pubblico, calcolato in valore assoluto, a febbraio è salito dunque per il secondo mese consecutivo, ma è sotto il livello record di 1.629,21 miliardi toccato a ottobre 2007. A febbraio 2008 il debito è cresciuto dello 0,13% rispetto a gennaio.Nel primo trimestre dell’anno le entrate tributarie sono ammontate a 85,634 miliardi contro i 78,81 dello stesso periodo del 2007.

Produzione industriale fa segnare -0,2%

Lunedì 19 Maggio 2008

admin

L’Istat ha rilevato che la produzione industriale fa registrare un calo nel mese di marzo e aprile. L’indice è sceso dello 0,2% su base mensile pari a un calo annuo del 2,5%. A febbraio l’indice era sceso dello 0,2% mensile e dello 0,7% su base annua. Il dato ha superato in negativo le previsioni che indicavano un calo mensile dello 0,1%. Su base destagionalizzata l’indice è sceso del 7,4% annuo. Nel confronto con marzo 2007, unica variazione positiva per l’energia: +4,5%. Variazioni negative per i beni di consumo(-41,%),per i beni durevoli(-3,4%), per i beni intermedi (-3,8%). In forte controtendenza il mercato dell’auto che a marzo cresce del 4,8% annuo.

Quanto conviene investire in Borsa con l’energia nucleare

Giovedì 8 Maggio 2008

admin

L’energia nucleare è uno dei pochi settori che al momento sembra poter entusiasmare il mercato azionario europeo.

Le quotazioni della società scozzese British Energy sono salite in Borsa del 29% nell’ultimo mese raggiungendo una capitalizzazione di 7,61 miliardi di sterline che sono circa 9,52 miliardi di euro. Si tratta della migliore performance fra i titoli dell’indice Ftse 100 della Borsa di Londra. Le otto centrali nucleari del gruppo sarebbero nel mirino di almeno due maxi utility europee, la tedesca Rwe e la francese Edf. Entrambe avrebbero avuto accesso ai libri contabili e starebbero valutando la possibilità di presentare un’offerta per acquistare il 35,2% di British Energy messa in vendita dal governo britannico. Chi compra, avrà poi l’obbligo di lanciare un’Opa.

Il governo di Gordon Brown non vuole correre il rischio di trovarsi a corto di energia elettrica ed essendo i giacimenti di petrolio del Mare del Nord in via di esaurimento, ha varato un programma di rinnovo del parco centrali nucleari che prevede la realizzazione di nuovi impianti. British Energy dovrebbe essere la capofila nei progetti di costruzione e gestione dei nuovi reattori, e per un investitore straniero la strada più breve per partecipare a questa impresa è quella di comprare la società.

Lo statuto di British Energy prevede che gli azionisti con quote superiori al 15% devono essere approvati dal governo inglese, una misura che sottolinea quanto è delicato e strategico il settore. In ballo ci sono parecchi soldi perché oggi, per realizzare una centrale nucleare di media dimensione e di nuova generazione, ci vogliono, secondo quanto scriveva nei giorni scorsi il Financial Times, circa 2,8 miliardi di sterline ossia 3,5 miliardi di euro. L’amministratore delegato di A2A, Giuliano Zuccoli, stima che per quattro super centrali nucleari da complessivi 10.000 Megawatt, in grado di coprire un quarto del fabbisogno italiano, ci vogliano 20 miliardi di euro.

Fissare dei prezzi in materia di asset nucleari è molto complesso, in quanto le variabili sono molteplici. Un analista finanziario di una sim milanese afferma che, indicativamente, il costo al Megawatt per la costruzione di un reattore nucleare supera di quattro volte quello di una centrale a gas a ciclo combinato, ovvero circa 500mila euro a Megawatt. Calcolare quale sia il valore di questi asset è ancora più complesso, moltissime variabili intervengono. Le centrali nucleari hanno un tempo di vita fissato dalle norme internazionali: oggi è intorno ai 40 anni, ma esiste un largo consenso sulla possibilità di lasciare che vivano e producano fino a 60 anni. Il loro valore, quindi, è legato alla loro età. Un secondo elemento che pesa è l’altissimo costo dello smantellamento a fine vita.

Oltre che dagli elementi di natura politica, il valore di questi asset è fortemente influenzato dalle oscillazioni del prezzo del combustibile fossile e, in prospettiva, da quello dei diritti di emissione dell’anidride carbonica: l’energia elettrica prodotta con l’uranio costa poco, ma il differenziale su quella prodotta con carburanti fossili è volatile quanto il prezzo del petrolio. Edf ed Rwe sembrano intenzionate a non badare a spese per accaparrarsi British Energy. Morgan Stanley ha provato a fare i conti ed è arrivata ad una valutazione basata sui fondamentali di 535 pence per ogni azioni British Energy, contro un prezzo attuale di 726 pence. Gli stessi analisti affermano che se scattasse la gara fra i contendenti, si potrebbe arrivare, in un’ipotesi ritenuta quasi da fantafinanza, a 815 pence per azione.

Quali che siano le valutazioni corrette di questi asset, di sicuro il costo della corrente generata dal nucleare è più basso. Calcolare la differenza non è facile, perché bisogna prendere in considerazione il prezzo del petrolio, il cambio euro/dollaro, il costo del capitale e quello di smantellamento. Secondo un recente articolo pubblicato su CorrierEconomia, un Megawatt di energia nucleare costerebbe circa 45 euro, ovvero la metà del Megawatt prodotto da centrali a gas (ciclo combinato). Con questo differenziale così ampio, non è strano che Enel, bloccata in Italia dalla legge, abbia puntato sul nucleare all’estero. Dei 153,5 Terwattora prodotti nel corso del 2007 dal gruppo, l’11,8% viene dal nucleare: 4,1 Terwattora dalla Spagna e 14,1 Twh da Romania e Slovacchia. Il piano industriale 2008/2012 prevede che il nucleare arrivi a 33,5 Twh, il 10% del totale del gruppo.

Titolo Yahoo crolla dopo ritiro offerta Microsoft

Lunedì 5 Maggio 2008

admin

Il ritiro dell’offerta di acquisto da parte di Microsoft sta portando a picco il titolo Yahoo! sui mercati europei, in attesa dell’apertura di Wall Street. Sulla piazza di Francoforte le quotazioni di Yahoo! hanno segnato uno sciscivolone di circa il 21%, a Zurigo di circa il 17%. Microsoft ha ritirato l’offerta per la mancanza di un accordo sul costo dell’ operazione: erano stati offerti 33 dollari per azione, equivalenti a 47,5 miliardi ma la controparte ne voleva 53.

I mercati di frontiera rappresentano un’ottima occasione per investire

Giovedì 1 Maggio 2008

admin

La crisi dei mercati finanziari, fa crescere l’interesse delle banche d’affari per i mercati di frontiera. L’obbiettivo del 2008 per molti investitori è di trovare asset che non siano legati in modo stretto alle fortune di Wall Street. I guadagni dei mercati di frontiera sono molto meno legati all’andamento del S&P500 rispetto ai mercati emergenti e sviluppati, inoltre hanno avuto una performance superiore rispetto agli altri mercati: da gennaio 2000 i ritorni annuali sono stati del 20%, contro il 12% dei mercati emergenti e l’1% dei mercati sviluppati. I mercati di frontiera hanno un forte potenziale di crescita economica, ma rispetto agli altri mercati sono molto più rischiosi (sottocapitalizzazione, regolamentazione carente, basso livello di proprietà straniera, poca trasparenza) e quindi sono consigliati solo agli investitori con orizzonti lunghi e un alta tolleranza al rischio. La leadership nel nuovo indice spetta ai titoli del Medio Oriente che rappresentano  il 50% del totale, seguono l’Asia (26,6%), l’Europa (14,1%), e l’Africa (13,3%). Dal punto di vista settoriale, invece, dominano le banche, seguite dai gruppi di servizi finanziari e dai gruppi del petrolio e del gas. I titoli favoriti dell’area sono: Industries of Qatar (petrolchimico), Emaar (real estate), Dubai Islamic bank e Qatar National bank.