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Archivio della Categoria 'borsa americana'

Crescita del dollaro schiaccia l’oro

Mercoledì 13 Agosto 2008

admin

Le quotazioni dell’Oro sono in caduta libera e arrivano a 817,75 dollari l’oncia toccando il minimo dell’anno. Il metallo giallo ha sofferto il rafforzamento del biglietto verde, la contrazione del deficit commerciale statunitense e l’andamento delle Borse internazionali. Ondata di vendite anche su alluminio e rame. Il primo è sceso a 2.750 dollari per tonnellata, il minimo dei sei mesi.

Prezzo del petrolio al barile scende sotto i 120 dollari

Martedì 5 Agosto 2008

admin

Il petrolio è calato sotto i 120 dollari al barile a New York per la prima volta da tre mesi. Il ribasso è di oltre cinque dollari rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Il Brent ha toccato un minimo di 118,8 dollari. Entrambi i contratti sono risaliti poi nel corso della giornata sopra la soglia dei 120 dollari: i Futures con scadenza a settembre hanno poi terminato la seduta sul Nymex a 121,41 dollari al barile.

Prende dunque dimensioni consistenti il ribasso del greggio, che rispetto al massimo storico di 147,27 dollari toccato l’11 luglio, ha lasciato sul terreno più di 27 dollari, vale a dire quasi il 19%. Il prezzo del petrolio torna così ai livelli toccati per l’ultima volta il 6 maggio scorso, quando però il trend era decisamente rialzista, esattamente il contrario di oggi. Il petrolio arriva infatti dal calo dell’11% messo a segno a luglio, il maggiore su base mensile dal dicembre del 2004. (more…)

Crisi mercato auto e dati Usa fanno tremare ancora le Borse

Domenica 3 Agosto 2008

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Dopo un paio di giornate chiuse in positivo, le Borse crollano ancora in Europa e Stati Uniti. L’indice Dj Stoxx 600, che sintetizza l’andamento dei principali titoli europei, ha chiuso in ribasso dell’1,6%. Il Dow Jones ha perso addirittura il 2,37% e il Nasdaq l’1,97%. Il tema dominante di questa settimana è stato il mercato dell’automobile. Emblematico il caso Fiat: mercoledì aveva guadagnato il 13% grazie ai buoni conti trimestrali e alle rassicurazioni dell’amministratore delegato, ieri ha perso quasi il 5%, trascinata dall’andamento negativo di tutto il settore, a livello mondiale. La tedesca Daimler (Mercedes) ieri ha annunciato una minore redditività a causa soprattutto degli alti costi, l’americana Ford perdite semestrali nette per 8,7 miliardi di dollari, e la francese Renault, pur avendo aumentato i margini operativi, ha annunciato un piano di tagli del personale fino a 5mila unità dovuto al rallentamento delle vendite, anche sul mercato cinese. In Borsa i titoli sono calati tra il 3,5% (Renault) e il 10% (Ford). Il settore in Europa ha perso il 35% dall’inizio dell’anno, a causa del rallentamento economico e degli alti prezzi delle materie prime, che fanno lievitare i costi di produzione; l’acciaio è salito dell’80% da gennaio. Stessa dinamica economica per tutto il settore industriale. In più si è aggiunto, per le società energetiche, il paradosso del petrolio: la discesa del prezzo del barile, 20 dollari nelle ultime due settimane, fa scendere le loro quotazioni. Ieri in Europa il settore ha perso il 2,5%. (more…)

Visa entra alla grande in Wall Street e fa un grande passo in Borsa

Martedì 8 Aprile 2008

admin

Visa raccoglie 17,9 miliardi di dollari tra gli investitori, nel più grande collocamento azionario della storia di Wall Street, balza del 35% in Borsa e dà un forte segnale di ottimismo ai mercati in preda alla crisi. Il gigante statunitense delle carte di credito, che ha chiuso gli scambi a 57,29 dollari con +30%, ha anche deciso di fissare un prezzo più alto della forchetta prevista inizialmente, con le azioni messe in vendita a 44 dollari ciascuna contro un range indicativo tra 37 e 42 dollari per azione. I quasi 18 miliardi raccolti rappresentano un record assoluto, per la Borsa Usa.Il primato precedente apparteneva a At&t, colosso della telefonia che nell’aprile del 2000 raccolse 10,6 miliardi. Due anni prima, nel 1998, l’ex monopolista telefonico giapponese, Ntt Docomo, aveva raccolto alla Borsa di Tokio 18,4 miliardi. Primato rimasto imbattuto fino all’arrivo nel palcoscenico mondiale della Cina. Il collocamento azionario della Icbc, una delle principali banche del Paese, ha raccolto 21,9 miliardi di dollari nel 2006. L’incasso di Visa però potrebbe salire ancora. Se le banche che hanno curato il collocamento decidessero di esercitare l’opzione che dà loro diritto di acquistare altri 40 milioni di titoli, la somma raccolta salirebbe fino a 19,7 miliardi al netto delle spese, piazzando Visa al secondo posto nella classifica dei collocamenti record.

La ragione di tanto successo in questa fase di profonda sofferenza per i mercati finanziari è più semplice di come potrebbe sembrare: a differenza di alcuni dei suoi concorrenti come American Express o, in Usa, Discovery Financial, Visa non presta soldi e dunque non rischia insolvenze. Il suo business è la gestione delle transazioni. E dunque, sintetizza Gwenn Bezard, analista di Aite Group, anche se i debitori non riusciranno a onorare i debiti, Visa farà comunque soldi. Si tratta di una società molto attraente. Non è una sorpresa: anche perchè il principale concorrente di Visa è Mastercard, che dal momento della sua quotazione ha visto il prezzo delle sue azioni quintuplicare. Mentre Discovery, quotata da luglio scorso, ha perso valore. D’altronde, a fronte della contrazione del credito - il cosidetto credit crunch - Visa stima una crescita degl utili del 20% per quest’anno. Da qui, il grande interesse degli investitori, che hanno letteralmente fatto a gara per assicurarsi le azioni nella fase di ipo (initial public offering, l’offerta pubblica iniziale che precede l’avvio degli scambi sul titolo). All’avvio delle contrattazioni, con il simbolo “V” gli operatori del New York Stock Exchange si sono buttati a comprare a mani basse, facendo salire la V di Visa di oltre 16 dollari fino ai 60,10 dollari nelle prime fasi degli scambi.

Il debutto col botto di Visa non basta a tenere in positivo gli indici di Wall Street, con il Dow Jones che chiude in calo del 2,36%. Ma basta per sostenere forti acquisti sul settore bancario e finanziario, con molti titoli in forte rialzo. C’è una ragione molto diretta. A fregarsi le mani per il debutto da record, oltre ai fortunati che hanno comprato durante l’ipo, sono soprattutto gli azionisti di Visa. Tra queste, Citigroup, Bank of America e JP Morgan, che potrebbe mettere in cassa fino a 1,25 miliardi di dollari. Bank of America circa 625 milioni, almeno 300 milioni Citigroup. Niente male, con i tempi che corrono.

Euro, tocca il massimo record a quota 1,5239 dollari

Sabato 1 Marzo 2008

admin

La Moneta unica Europea non arresta più la sua corsa sul dollaro e tocca ancora i massimi valori nel mercato cambi dopo che la diffusione dei dati sulla crescita del Pil Usa si sono rivelati peggiori del previsto.Il nuovo record dell’Euro sul dollaro è stato toccato con quota 1,5239. Ad alimentare il rialzo sul biglietto verde è stata la pubblicazione del prodotto interno lordo americano che è cresciuto di solo lo 0,6% nel quarto trimestre, contro il +4,9% del terzo trimestre.

A fine giornata di contrattazioni alla Borsa di New York, l’euro è stato scambiato a 1,5216 dollari, ancora in rialzo rispetto all’ultima rilevazione di mercoledì che aveva toccato 1,5143 dollari. Nel corso della seduta di venerdì la moneta unica europea era riuscita a toccare il valore massimo di 1,5239 dollari. A favorire il nuovo scivolone del Dollaro sono state anche le parole del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha parlato in Senato dei problemi del paese e si è detto pronto ad agire con tempismo sui tassi. Intanto, dal segretario al Tesoro Henry Paulson, è arrivato un monito riguardo agli aiuti per sostenere il settore immobiliare proposti dai Democratici. Paulson ha dichiarato che “la maggior parte delle proposte che ho visto farebbero più male che bene. Venire in aiuto dei titolari di mutui in difficoltà nei pagamenti rischia di favorire gli speculatori”. Il segretario del Tesoro ha ribadito l’interesse degli Usa per un dollaro forte. L’ottimismo del presidente americano, George W. Bush, che ha fatto riferimento anche alla necessità di avere un dollaro forte è servito a ben poco. Gli investitori hanno così smobilizzato le posizioni investite sul biglietto verde a completo vantaggio dell’Euro che ha raggionto così nuovi valori massimi.

La debolezza del dollaro ha avuto conseguenze anche sulle Borse europee che erano tutte in calo dopo l’apertura a nuovi tagli dei tassi da parte del presidente della Fed Bernanke per contrastare il rallentamento dell’economia Usa. Wall Street ha chiuso la seduta in territorio negativo, con l’indice Dow Jones in calo dello 0,89%, a 12.582,18 punti. Il Nasdaq cede lo 0,94%, a quota 2.331,57, mentre lo Standard & Poor’s 500 si attesta a 1.367,68 punti -0,89%. Dopo i dati macroeconomici Usa, peggiori delle attese, le piazze europee avevano fatto segnare un’ulteriore flessione. Così alla fine, in chiusura, Londra ha fatto segnare -1,82%, Parigi -2,08%, Francoforte -1,93% , mentre Milano è calata dell’1,22%.

Molti analisti ed esperti prevedono un ulteriore nuovo apprezzamento per la Moneta Unica Europea dopo i dati sull’inflazione europea confermata a gennaio al 3,2%, che non fanno che rafforzare la convinzione che la Bce non toccherà i tassi d’interesse la prossima settimana. La Germania, in particolare, ha confermato per gennaio un tasso d’inflazione armonizzato del 2,9%, inferiore al 3% previsto ma pur sempre superiore per il dodicesimo mese consecutivo alla soglia del 2% fissata dalla Bce.

Visa entra in Borsa e sbarca a Wall Street

Martedì 26 Febbraio 2008

admin

Visa decide di sbarcare su Wall Street. La sigla borsistica, ticker, che rappresenterà Visa è stato già scelto: una ”V” di buon auspicio, che a Wall Street servirà a identificare Visa, pronta a sbarcare sul mercato azionario Usa con un’offerta-monstre, del valore massimo di 18,8 miliardi di dollari. Un valore che non era mai raggiunto nella storia del listino a stelle e strisce. Questa operazione  rappresenta un atto di fiducia da parte delle carte di credito, da mesi preda delle tensioni generate da un virus dei mutui subprime ben lontano dall’essere debellato, nei confronti della Borsa. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, infatti, Citigroup potrebbe essere costretta a iscrivere a bilancio altri 12 miliardi di svalutazioni, mentre qualche segnale positivo sembra giungere da Ambac, il gruppo di assicurazione dei bond in gravi difficoltà, vicino a un’intesa con un pool di banche per una ricapitalizzazione da tre miliardi.

Visa spera di imitare il successo ottenuto dai rivali di Mastercard, il cui titolo, dal lancio della mini-Ipo da 2,4 miliardi nel maggio 2006, è praticamente quadruplicato senza dunque risentire né della crisi del credito, né dei venti di recessione che soffiano sull’America. Certo, lo sforzo finanziario richiesto da Visa ai potenziali azionisti è ben superiore: l’offerta, nel prospetto presentato alla Sec (l’omologa della nostra Consob), è di 406 milioni di azioni, vale a dire poco più della metà del capitale della società, finora custodito dalle banche di San Francisco. Il prezzo si collocherà tra i 37 e i 42 dollari. Nel caso la domanda non venisse pienamente soddisfatta, Visa si è già dichiarata pronta a rendere disponibili altri 40,6 milioni di azioni. In questo caso, ipotizzando una valutazione del titolo nella parte alta della forchetta, l’incasso si aggirerebbe sui 19 miliardi, un valore ben superiore ai 10,6 miliardi raccolti nel 2000 da At&t, finora la cifra più alta rastrellata a Wall Street per mezzo di un collocamento. Il record assoluto, con poco meno di 22 miliardi, appartiene dal 2006 alla cinese Industrial & Commercial Bank of China.

I tempi dello sbarco a Wall Street non sono ancora stati definiti dal vertice di Visa, ma gli analisti sono convinti che l’Ipo vedrà il via entro poco tempo.

Oltre a giungere in un momento congiunturale (e borsistico) delicato, l’iniziativa della società di San Francisco cade in un periodo in cui il settore delle carte di credito non gode di buona salute. A fine 2007, il debito accumulato dagli americani con l’utilizzo delle credit card aveva raggiunto l’astronomica cifra di 944 miliardi. Nel frattempo, gli acquisti sono calati e le insolvenze aumentate. Alcuni osservatori hanno infatti individuato nelle banche emittenti carte di credito le prossime vittime della crisi. Per Visa, tuttavia, la situazione appare più confortante: così come Mastercard, la società guadagna grazie alle transazioni e non sull’entità degli acquisti, non presta denaro e non concede dilazioni nei pagamenti. La conferma, del resto, è contenuta nei dati di bilancio: il gruppo californiano ha chiuso il quarto trimestre 2007 con utili raddoppiati a quota 424 milioni (più 79% i ricavi a 1,49 miliardi), mentre la società di Purchase (nello Stato di New York) ha moltiplicato per sette il risultato netto (a 304,2 milioni), battendo ancora una volta le stime degli analisti da quando è trattata in Borsa.