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Archivio della Categoria 'euro'

Euro nuovo record storico sul dollaro a 1,6038$

Martedì 15 Luglio 2008

admin

Nuovo massimo storico per l’euro che è scambiato a 1,6038 dollari. Per la prima volta dal 23 aprile scorso la moneta europea, spinta dalla speculazione che prende di mira i mercati Usa è tornata sopra 1,60 sul dollaro. L’accelerazione della divisa unica europea è ancora più significativa se paragonata alla rilevazione ufficiale di ieri della Bce 1,5847 e trova conforto anche nella fermezza dei corsi petroliferi sfavorevole al dollaro e in acquisti tecnici.

Euro sempre più record, vola verso 1,6 sul dollaro

Domenica 13 Aprile 2008

admin

L’Euro si fa sempre più forte nei confronti del dollaro in attesa della decisione della Banca centrale europea sui tassi d’interesse. La moneta unica è scambiata a 1,5913 dollari e questo segna l’ennesino record della moneta europea che batte il record anche sulla sterlina a quota 80,29 pence. Nuovo record storico anche per il petrolio: il Brent a Londra sale di 1,17 dollari a 109,67 dollari, 19 cent sopra il precedente storico di 109,50 dollari toccato ieri. Rendimenti in crescita e richieste più che doppie per i Bot a 3 mesi e per quelli annuali. I titoli emessi con scadenza 15 luglio hanno un rendimento lordo del 4,052% e per i Bot annuali il rendimento è del 3,946%.

Euro e Petrolio macinano ogni giorno nuovi record

Venerdì 14 Marzo 2008

admin

Continuano a susseguirsi ogni giorno i record dell’euro che vola sempre più in alto, anche oggi ha superato 1,56 dollari. Come conseguenza vola anche l’oro a oltre 1.000 dollari l’oncia livello mai toccato prima. Anche il petrolio, che ieri è arrivato a toccare 111 dollari al barile, si è stabilizzato sui 110,33$. L’Euro è salito fino a 1,5624 con questo favorendo, appunto, gli acquisti di oro e petrolio, denominati in dollari e resi più appetibili da un calo del ‘biglietto verde’. Il rialzo del supereuro è favorito anche dalla congiuntura economica Usa. Le vendite al dettaglio a febbraio si sono contratte dello 0,6%. L’oro è spinto dal default del fondo immobiliare Carlyle.

Euro, tocca il massimo record a quota 1,5239 dollari

Sabato 1 Marzo 2008

admin

La Moneta unica Europea non arresta più la sua corsa sul dollaro e tocca ancora i massimi valori nel mercato cambi dopo che la diffusione dei dati sulla crescita del Pil Usa si sono rivelati peggiori del previsto.Il nuovo record dell’Euro sul dollaro è stato toccato con quota 1,5239. Ad alimentare il rialzo sul biglietto verde è stata la pubblicazione del prodotto interno lordo americano che è cresciuto di solo lo 0,6% nel quarto trimestre, contro il +4,9% del terzo trimestre.

A fine giornata di contrattazioni alla Borsa di New York, l’euro è stato scambiato a 1,5216 dollari, ancora in rialzo rispetto all’ultima rilevazione di mercoledì che aveva toccato 1,5143 dollari. Nel corso della seduta di venerdì la moneta unica europea era riuscita a toccare il valore massimo di 1,5239 dollari. A favorire il nuovo scivolone del Dollaro sono state anche le parole del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, che ha parlato in Senato dei problemi del paese e si è detto pronto ad agire con tempismo sui tassi. Intanto, dal segretario al Tesoro Henry Paulson, è arrivato un monito riguardo agli aiuti per sostenere il settore immobiliare proposti dai Democratici. Paulson ha dichiarato che “la maggior parte delle proposte che ho visto farebbero più male che bene. Venire in aiuto dei titolari di mutui in difficoltà nei pagamenti rischia di favorire gli speculatori”. Il segretario del Tesoro ha ribadito l’interesse degli Usa per un dollaro forte. L’ottimismo del presidente americano, George W. Bush, che ha fatto riferimento anche alla necessità di avere un dollaro forte è servito a ben poco. Gli investitori hanno così smobilizzato le posizioni investite sul biglietto verde a completo vantaggio dell’Euro che ha raggionto così nuovi valori massimi.

La debolezza del dollaro ha avuto conseguenze anche sulle Borse europee che erano tutte in calo dopo l’apertura a nuovi tagli dei tassi da parte del presidente della Fed Bernanke per contrastare il rallentamento dell’economia Usa. Wall Street ha chiuso la seduta in territorio negativo, con l’indice Dow Jones in calo dello 0,89%, a 12.582,18 punti. Il Nasdaq cede lo 0,94%, a quota 2.331,57, mentre lo Standard & Poor’s 500 si attesta a 1.367,68 punti -0,89%. Dopo i dati macroeconomici Usa, peggiori delle attese, le piazze europee avevano fatto segnare un’ulteriore flessione. Così alla fine, in chiusura, Londra ha fatto segnare -1,82%, Parigi -2,08%, Francoforte -1,93% , mentre Milano è calata dell’1,22%.

Molti analisti ed esperti prevedono un ulteriore nuovo apprezzamento per la Moneta Unica Europea dopo i dati sull’inflazione europea confermata a gennaio al 3,2%, che non fanno che rafforzare la convinzione che la Bce non toccherà i tassi d’interesse la prossima settimana. La Germania, in particolare, ha confermato per gennaio un tasso d’inflazione armonizzato del 2,9%, inferiore al 3% previsto ma pur sempre superiore per il dodicesimo mese consecutivo alla soglia del 2% fissata dalla Bce.

Mercoledì 23 Gennaio 2008

admin

Un’altra giornata pesante per le Borse europee dopo le pessime chiusure delle piazza asiatiche di ieri. Wall Street era chiusa per festività, ma anche da qui le indicazioni sui future sono molto negative con cali intorno ai 5 punti percentuali.

Finchè non si avrà un’idea precisa dell’impatto della crisi dei mutui subprime sulla crescita dell’economia americana, nel sentiment degli investitori sarà prevalente la paura di trovarsi di fronte a una dura recessione e quindi si corre a vendere.

L’indice Nikkei ha chiuso in ribasso del 5,65%, si tratta del peggior calo dall’11 settembre 2001, il giorno dell’attentato alle torri gemelle. Dall’inizio dell’anno la perdita dalla Borsa di Tokio ammonta già al 18%, un bilancio che si riduce al -12% per effetto della rivalutazione dello yen contro la valuta europea.

Pesanti cali anche sulla Borsa di Shanghai dove l’indice A, quello riservato agli investitori domestici, sta perdendo il 7,2%, mentre l’indice B, quello riservato agli investitori esteri, perde il 9%. Da inizio anno la flessione è intorno al -15%.
Non si salva nemmeno Bombay (6.400), le cui contrattazioni sono state sospese per eccesso di ribasso a metà seduta. In questo momento la flessione è intorno al 10%, dopo aver superato un calo del 15%. Graficamente, l’indice ha reagito proprio dai primi livelli di supporto in area 6.300.

In Europa solo il Dax tedesco tiene i supporti in area 6.790, per il resto tutti i supporti sono saltati con violenza. L’S&P/Mib (33.900) non ha nemmeno tentato di frenare la discesa in area 35mila, ma il forte ipervenduto fa aumentare le attese di un rimbalzo.

BONDS : Le tensioni sui mercati azionari spingono sui massimi i prezzi delle obbligazioni. Il bund future vale 116 punti, sui massimi dal marzo 2007. Il rendimento del Bund decennale tedesco è sceso ancora al 3,90%. Negli Stati Uniti l’attesa di un taglio radicale dei tassi ha portato il Treasury Bond decennale a rendere il 3,53%, rendeva il 4,30% non più tardi di fine dicembre. Il mercato dei Titoli di stato rimane l’unico rifugio in questa fase di elevata turbolenza.

PETROLIO :  Sui timori di un rallentamento della domanda comincia a fornire i primi segnali di cedimento anche il prezzo del greggio. Stamattina il Wti (87,30 usd) è sceso a New York sotto gli 88 dollari per la prima volta dall’inizio del 2008, 12 dollari in meno dei massimi storici toccati il 2 gennaio a 100,10 dollari. Dal punto di vista grafico, il movimento potrebbe accelerare al ribasso sotto area 86 usd e puntare rapidamente verso gli 80 dollari. Da monitorare.
Una discesa del greggio e delle materie prime, che per noi sono l’unica area di vera bolla speculativa, sarebbe molto importante per dare alle banche centrali l’opportunità di tagliare i tassi d’interesse con maggior decisione e serenità.

DOLLARO
: Il cambio Euro / dollaro veleggia intorno a 1,442, con qualche sorpresa possiamo dire, viste le attese di un forte taglio dei tassi. Area 1,50 si è dunque dimostrata una resistenza molto più forte del previsto.

Wall Street e Borsa Europea in ribasso

Mercoledì 21 Novembre 2007

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Le perdite di Wall Street trainano al ribasso tutte le Borse europee che mandano in fumo 187 miliardi di euro. In forte calo Piazza Affari dove il Mibtel ha chiuso a 29005 punti (-2,46%). Giù anche gli indici S&P/Mib (-2,40%) a 37612 punti e All Stars (-2,82%) a quota 14831. Negativi tutti i principali titoli del listino con Impregilo che perde circa l’8% e Fiat oltre il 5%. Si salva solo Alitalia. Nel resto d’Europa, Londra cala di circa il 2,5%. Parigi e Francoforte in discesa di oltre un punto percentuale. Euro intorno a 1,46 dollari. Wall Street chiude poi in netto calo: Dow Jones -1,66%, Nasdaq 1,66%.

Nuovo Record dell’euro sul Dollaro

Mercoledì 21 Novembre 2007

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L’Euro vola ancora anche stamattina all’apertura dei mercati valutari. Nei primi scambi della mattina, la moneta unica Europea ha raggiunto un nuovo record contro il dollaro, ed è stato scambiato a 1,4856 dollari per poi scendere a 1,4798. La divisa statunitense si è indebolita ulteriormente dopo la revisione al ribasso delle previsioni di crescita,da parte della Federal Reserve. Nuovo record anche per il prezzo del greggio, arrivato sui mercati asiatici a 99,29 dollari al barile. Gli analisti imputano il rialzo ai timori dovuti all’incertezza degli approvvigionamenti.

L’euro continua così a registrare nuovi record e vola oltre quota 1,48 dollari. La moneta unica europea ha esordito a 1,4675 dollari, ma poco dopo ha segnato il record schizzando a 1,4766 e poi ancora su a 1,4794 per giungere poi a 1,4806, nuovo record. Ieri la quotazione era stata di 1,4654. A pesare sul dollaro resta la crisi dei mutui subprime. L’euro vale invece 161,98 yen, contro i 161,58 della precedente quotazione. Le Borse europee, dopo il tonfo di ieri, sono tutte positive in avvio di seduta.

Nuovi rialzi dei prezzi del gasolio che portano il diesel ad un nuovo livello record e ormai sempre più vicino ai prezzi della benzina. Il gasolio vola ad un passo da quota 1,3 euro al litro, arrivando a 1,296. Mettendo a confronto le rilevazioni del ministero dello Sviluppo economico, emerge che rispetto a un mese fa il prezzo del gasolio ha messo a segno un incremento di 7 centesimi, passando da quota 1,229 euro al litro del 20 ottobre scorso a 1,296 euro al litro.

Con l’euro forte i tassi possono scendere

Venerdì 9 Novembre 2007

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Finora la Bce ha regolato il costo del denaro senza tener conto degli andamenti dei cambi, ma negli ultimi tempi, data la volata e i record dell’Euro, sono aumentate le pressioni politiche sulla banca centrale Europea.Il rapporto tra i mercati valutari e quelli obbligazionari è da sempre molto importante; normalmente una valuta in rafforzamento attrae flussi di investimento dall’estero con effetti positivi su tutti i mercati finanziari quindi anche quelli obbligazionari. Una valuta forte inoltre consente di contenere le pressioni dell’inflazione provenienti dall’esterno, per esempio a causa dell’aumento del prezzo del petrolio, e quindi permette di mantenere il livello dei tassi di interesse su valori più contenuti. Infine la continua rivalutazione di una valuta rischia di mettere in crisi l’economia del paese se le società esportatrici non sono più in grado di competere sui prezzi dei beni esportati.

Tutte queste considerazioni valgono ovviamente per l’attuale situazione in Europa; l’euro è in continuo rafforzamento nei confronti di tutte le principali valute da almeno 4 anni, ciò nonostante i livello dei tassi di interesse è decisamente salito a partire dalla seconda metà del 2005. Ovviamente non sono solo i mercati valutari ad influenzare i tassi di interesse, durante gli ultimi tre anni la crescita economica in Europa è aumentata in maniera considerevole e questo ha costretto la BCE ad aumentare i tassi di riferimento dal 2% al 4% senza troppo considerare la forza della valuta Europea.

Dopo l’accelerazione delle ultime settimane tuttavia, con l’euro-dollaro (USD) sopra 1,40 e l’euro-yen tornato vicino ai massimi di luglio, ci sembra lecito chiedersi se dopo una lunga fase di scarsa influenza i mercati valutari possano tornare a condizionare le scelte della BCE e quindi la direzione dei mercati obbligazionari.

Da un punto di vista dell’andamento storico la nascita dell’euro è abbastanza recente per poter valutare la relazione tra tassi di interesse e andamento della valuta. Tuttavia risulta evidente come, fino a fine 2004, l’andamento dell’euro sia stato inversamente correlato ai tassi di interesse; cioè ad un indebolimento dell’euro corrispondeva un aumento dei tassi e viceversa. Da metà 2005 in poi la relazione è invece diventata diretta.

Questa evidenza grafica è confermata dai valori di correlazione tra tassi e valute; ricordiamo che il valore di correlazione può andare da -1 (massima correlazione inversa) a +1 (massima correlazione diretta). Da inizio 99 a fine 2004 i valori di correlazione con i tassi di interesse sono pari a -0,83 per il dollaro e -0,94 per lo yen. Da metà 2005 in poi i valori di correlazione diventano di +0,89 per il dollaro e + 0,95 per lo yen.

Analizzando brevemente il problema anche da un punto di vista fondamentale invece, sembrano affiorare alcuni segnali di debolezza in certi dati macroeconomici. In particolare gli indici ZEW e IFO in Germania e il PMI manufattutiero a livello europeo hanno evidenziato tra luglio e agosto un notevole rallentamento. Lo stesso dicasi per i nuovi ordini industriali dell’area euro, passati da +4% a -4% da luglio a agosto.

Come sempre sottolineiamo che singoli dati macroeconomici possono spesso trarre in inganno. Resta quindi inteso che i segnali di debolezza non sono per ora sufficienti per arrivare a conclusioni certe, né si può valutare se e quanto la forza dell’euro abbia influito.

Tuttavia rispetto a pochi mesi fa sembrano indubbiamente esserci maggiori pressioni (non solo politiche) sulla BCE, affinché prenda in considerazione gli aspetti valutari nelle sue decisioni. Se l’euro dovesse continuare la sua corsa contro dollaro e yen quindi, è a nostro parere plausibile che la fase di salita dei tassi possa arrestarsi se non addirittura invertirsi.

Borse Europee in Rosso dopo tonfo Borse asiatiche

Giovedì 8 Novembre 2007

admin

Avvio decisamente in calo per le Borse europee, sulla scia del tonfo di Wall Street e delle forti perdite registrate nelle Borse Asiatiche con Tokyo -2,02% e Shanghai -4,85%. A Piazza Affari, il primo indice Mibtel ha segnato -1,18%,a quota 30.184 punti. In calo anche l’indice All Stars a -1%. Negative tutte le altre piazze d’Europa. Francoforte cede lo 0,36%, Londra apre a -1,28%, Parigi segna -1,41%, Zurigo -1,1%%. L’euro, pur mantenendosi forte sul dollaro, è sceso sotto la quota di 1,47 $ toccata ieri. In flessione anche il petrolio che ripiega a 94,93 dollari.

Euro sempre piu’forte e Petrolio ancora piu’in alto

Giovedì 8 Novembre 2007

admin

È una corsa senza freni quella dell’euro e del petrolio che continuano a bruciare record. L’oro nero si avvicina ormai alla soglia dei 100 dollari: per gli analisti è solo questione di tempo ma per l’Agenzia Internazionale dell’Energia sarà un colpo «definitivo» per l’economia mondiale.
A mettere il turbo al greggio, che si è spinto fino a 98,62 dollari al barile, sono i timori per le scorte, oggi sono attesi i nuovi dati del Dipartimento dell’Energia Usa, e soprattutto l’euro forte, che ha sfondato ormai quota 1,47 dollari. La moneta unica ha toccato un massimo di 1,4703 dollari e punta diritto verso la soglia di 1,50. Intanto a Londra anche il Brent supera per la prima volta i 95 dollari spingendosi fino al picco di 95,19. In Italia preoccupano i prezzi del diesel e della benzina che si avvicina sempre più al massimo raggiunto nel luglio 2006 (1,409 euro/litro).
Questa mattina, sugli impianti Api-IP e Kupit il «prezzo consigliato» per la verde arriva a 1,367 euro/litro (+1 centesimo), mentre quello del diesel si attesta a 1,268 euro/litro (+1 centesimo) superando abbondantemente il massimo toccato ieri da Total (1,259 euro/litro). Anche Kupit ha rivisto all’insù di 1 centesimo entrambi i prodotti, portandosi a 1,364 euro/litro sulla verde e a 1,264 euro/litro sul diesel. L’allarme prezzi è destinato a durare. L’Aie mette in guardia: il greggio potrebbero toccare il valore nominale di 159 dollari entro il 2030. Un barile di potrebbe avere un costo nominale di 65 dollari nel 2010, 59,03 dollari in termini reali, contro i rispettivi 57,79 e 51,50 dollari attesi lo scorso anno.

L’aumento dei combustibili si ripercuote fortemente sull’indice dei valori delle materie prime elaborato mensilmente da Confindustria, che a ottobre registra un aumento dell’1,8% su settembre e un incremento del 16,8% annuo. A spingere il rialzo sono anzitutto per l’appunto i combustibili, saliti del 2,7% in un mese del 24,1% in un anno.

Ma salgono anche i prezzi dei cereali (circostanza che molti economisti collegano decisamente alla produzione di biocombustibili): gli aumenti a ottobre sono dell’1,8%, +29,3% in un anno; in dodici mesi il prezzo del frumento in particolare è salito del 35,2%.

E il rischio di un collasso dei rifornimenti, nel caso in cui la produzione non soddisfi più la domanda, è reale. Domanda che dovrebbe aumentare dell’1,3% l’anno - lo stesso tasso di crescita che era stato stimato nel 2006 - per raggiungere 116,3 milioni di barili al giorno nel 2030. Ma nel caso in cui le economie di giganti come India e Cina dovessero crescere a un ritmo più elevato potrebbe arrivare anche a 120 milioni di barili nel 2030, provocando un ulteriore scalata dei prezzi. Le ripercussioni sui mercati si fanno sentire. Sulle piazze asiatiche la debolezza del dollaro penalizza gli esportatori mentre l’aumento delle vendite nel Vecchio Continente prova la tendenza al ribasso del mercato. Le borse europee, dopo un avvio al rialzo, hanno corretto la rotta girando in negativo. Londra perde l’1,07%, Francoforte cede lo 0,59% e Parigi lascia sul terreno lo 0,51%. Milano è in calo dello 0,73% e Zurigo registra -0,39%. Si prevede una partenza negativa per Wall Street.