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Archivio della Categoria 'fondi pensione'

Consigli su come controllare i propri investimenti nei Fondi di previdenza complementare

Martedì 22 Aprile 2008

admin

Fondi di previdenza complementare:come difendersi dalla bufera delle Borse

I recenti e violenti scossoni delle Borse hanno rappresentato per gli investitori più emotivi un vero e proprio attentato alle coronarie. Il pensiero va ai circa 4,6 milioni di lavoratori che secondo i dati Covip, al 31 dicembre 2007 risultano avere aderito ai fondi di previdenza complementare. Il passaggio culturale non è di poco conto, sia per i circa 3 milioni di lavoratori dipendenti che sono passati dalla sicurezza del Tfr al mare aperto dei mercati finanziari, sia per gli autonomi e i liberi professionisti che navigano in onde perigliose costruendo la speranza di un futura longevità attiva.

Il primo messaggio è di relativa tranquillità: nella recente presentazione dei dati statistici sul sistema previdenziale, l’Autorità di vigilanza del settore ha «sottolineato nuovamente che grazie alla disciplina degli investimenti consentiti ai fondi pensione ed alle scelte operate dagli stessi, il sistema della previdenza complementare ha mostrato una buona “tenuta” in periodi di difficoltà dei mercati, da ultimo anche in occasione della crisi finanziaria, di portata internazionale, legata ai cosiddetti mutui subprime». Va poi segnalato che è in fase di revisione, proprio con la finalità di dare sempre maggiori tutele agli aderenti, l’attuale disciplina degli investimenti dei fondi pensione.

Ma in termini più generali il momento “caldo” propone la necessità per il risparmiatore previdenziale di acquisire velocemente un bagaglio informativo su come operare un check up nel “durante” sul proprio investimento per operare eventuali interventi correttivi.

Ecco i nostri consigli per controllare nel tempo i propri investimenti nei fondi di previdenza:

- Controllo preventivo: il primo tipo di controllo da operare è sicuramente quello di tipo preventivo.
Questo controllo è una specie di test iniziale per verificare subito se la linea di investimento del proprio fondo pensione è quella più appropriata in relazione alle proprie caratteristiche personali, all’età anagrafica, al settore o all’azienda in cui si presta servizio, al rischio, alle aspettative di rendimento (che non devono essere comunque mai speculative) proiettate in un orizzonte temporale di riferimento, alla presumibile età di pensionamento.

Altri controlli da mettere in pista in merito al prodotto previdenziale prescelto: se i costi del fondo prescelto sono in linea con il mercato (sul sito della Covip sono pubblicati gli indicatori sintetici di costo di tutti gli strumenti previdenziali); se le linee di investimento previste sono efficaci per un’adeguata diversificazione; se esiste la possibilità di ripartire i propri contributi contemporaneamente su più linee (multilinea).

- La possibilità di effettuare correzioni. Già in questa fase potrebbero essere necessari interventi correttivi: potrebbe essere il caso dei lavoratori silenti, particolarmente quelli giovani, che per legge sono confluiti nella linea con garanzia di conservazione del capitale/rendimento minimo garantito. La scelta “attiva” più coerente sembrerebbe essere piuttosto quella, dopo breve ma accurata e “consapevole” meditazione, di aderire al fondo pensione in senso pieno, acquisendo quindi anche il diritto al contributo datoriale e di investire la propria posizione individuale su linee più aggressive, in rapporto alle caratteristiche personali e pensionistiche.

- Come muoversi. Occorre controllare “nel durante”, lungo quindi la propria vita lavorativa, in particolare verificando le quotazioni del fondo pensione ed esaminando con attenzione il rendiconto annuale. Altro aspetto da sottolineare: ogni quanto va operato il controllo per risultare significativo, considerando l’orizzonte temporale di medio/lungo termine dei piani previdenziali ? Un suggerimento “saggio” potrebbe essere quello di considerare una frequenza semestrale con la costruzione di “blocchi” di confronto che coprano almeno un triennio. I fondi pensione danno poi la possibilità di spostarsi da una linea di investimento ad un’altra (switch): alla luce del controllo effettuato, come utilizzare questa possibilità?
Occorre prima di tutto avere chiari gli obiettivi finanziari: trattandosi di risparmio previdenziale è opportuno aspirare ad una crescita continua e costante, minimizzando il rischio, quella che gli economisti definiscono
steady growth.

In questa prospettiva gli switch possono essere di due tipi:

switch tattici: necessità di riallocare il proprio portafoglio previdenziale in un contesto finanziario mutevole, ritenuto però come durevole alla luce di pareri consolidati;
switch strategici: vanno pianificati e programmati con cadenza almeno quinquennale: l’obiettivo è quello di riequilibrare la composizione del proprio investimento tra componenti azionarie ed obbligazionarie riducendo le prime a vantaggio delle seconde al progredire dell’età anagrafica ed avvicinandosi quindi l’età di pensionamento. Esistono sul mercato anche soluzioni previdenziali che propongono meccanismi di “raffreddamento” che, con una sorta di “pilota automatico”, riequilibra il mix azioni/obbligazioni progressivamente all’avvicinarsi dell’età pensionabile

- Il controllo successivo: dopo il prima e il mentre c’è il dopo. E’ una sorta di controllo di qualità, da operarsi ad intervalli tra i 5 e i 10 anni. Vanno esaminate le performance prolungate dello strumento previdenziale al quale si sia aderito, confrontandole sia rispetto al benchmark reale evidenziato nella nota informativa, sia, per i lavoratori dipendenti, rispetto alla rivalutazione legale del tfr. Va ancora verificato se il livello di onerosità dello strumento sia ancora in linea con il mercato. In questa fase potrebbe anche collocarsi l’eventualità di cambiare soluzione previdenziale, fermo restando che nel caso di lavoratori dipendenti esiste ancora un vincolo forte della portabilità del contributo datoriale. Va poi controllata la persistenza delle medesime condizioni personali e pensionistiche che vi erano al momento dell’adesione.

Fondi ancora in rosso nel 2008

Venerdì 21 Marzo 2008

admin

Continua ancora ad inizio 2008 la caduta dei Fondi come forma di investimento.

Tra le categorie di prodotti, i dati provvisori indicano una netta ripresa solo dei Fondi di Liquidità (+886 milioni). Tale risultato positivo non riesce però a compensare i deflussi di tutte le altre categorie di Fondi.

Dopo il negativo record del 2007 continua anche nel 2008 il rosso dei Fondi comuni. Gennaio ha visto infatti la raccolta registrare un risultato negativo pari a 19,3 miliardi di euro.

In particolare, secondo Assogestioni, i Fondi Italiani hanno segnato deflussi per 8,8 miliardi, quelli Roundtrip per 7,8 e quelli Esteri per 2,7 miliardi. L’analisi dei dati per tipologia giuridica evidenzia un rallentamento dei deflussi per i Fondi Riservati -88 milioni di euro e un ritorno in territorio negativo dei Fondi Hedge -7 milioni di euro. I deflussi più consistenti sono quelli registrati dai Fondi Aperti, che perdono oltre 19 miliardi di euro.

Tra le categorie di prodotti, i dati provvisori indicano una netta ripresa dei Fondi di Liquidità con +886 milioni. Questo unico risultato positivo però non basta a compensare i deflussi dalle altre categorie: Fondi Azionari (-9,7 miliardi), Fondi Obbligazionari (-6,3 miliardi), Fondi Flessibili (-2,5 miliardi), Fondi Bilanciati (-1,8 miliardi) e Hedge Fund (-7 milioni).

Fondi di investimento in piena crisi e recessione!

Venerdì 8 Febbraio 2008

admin

L’industria del risparmio gestito è a un bivio, nel campo dei fondi di investimento si registra un deflusso record di 53 miliardi di euro nel 2007 dopo quello di 42,5 del 2006, mostra ancora come i clienti e gli investitori abbandonano questo strumento, e preferiscono altre forme di investimenti. Perdono continuamente clienti come un rubinetto rotto perde l’acqua. Così succede che clienti insoddisfatti preferiscono farsi ridare i soldi indietro e impiegare i propri risparmi in un altro modo. Questoè comprensibile, anche perché questi strumenti rendono poco e, colmo dei colmi, costano sempre troppo, persino quando le cose vanno male.

La crisi dei fondi d’investimento italiani meno 53 miliardi nel 2007 non è più un fenomeno transitorio, ma qualcosa di strutturale.

E, si potrebbe dire, persino di irreversibile. Insomma, una crisi profonda, che mette in forse anche la sopravvivenza di molte società di gestione, e obbliga quelle che vogliono restare sul mercato a cercare una svolta.

Mentre da più parti si invoca un intervento del Governo per eliminare l’esasperata tassazione dei fondi italiani, che li penalizza rispetto a quelli stranieri, e le maggiori incombenze burocratiche. Insomma, sembra proprio di essere alla vigilia di un radicale ripensamento di questo strumento, nato oltre venti anni fa per colmare un vuoto normativo e consentire anche agli italiani di investire in azioni e obbligazioni senza essere costretti a comprare singoli titoli ma diversificando il rischio.

Ormai la diagnosi dei mali di cui soffrono i fondi italiani è completa. E non intervenire adesso metterebbe a rischio la loro stessa sopravvivenza. Lo scorso novembre Assogestioni, l’associazione che riunisce la gran parte delle società di gestione (a loro volta perlopiù facenti capo a gruppi bancari) ha organizzato un convegno a cui ha partecipato, come relatore, un pezzo da novanta come Luigi Spaventa. A quest’ultimo è toccato di spiegare il perché della fuga dai fondi, che dura ormai da diversi anni, anche se ultimamente ha avuto un’accelerazione sorprendente.

La cesura rispetto a un passato tutto sommato brillante è datata 2000. Quell’anno la raccolta netta dei fondi, ovvero il saldo fra nuove sottoscrizioni e riscatti, si ferma per la prima volta, anche se ha ancora un seppur piccolo segno positivo. Il declino dei fondi italiani comincia nel 2001, quando appare per la prima volta un rosso nella raccolta netta: il saldo totale è però ancora positivo grazie ai fondi esteri, la maggior parte dei quali sono roundtrip, ovvero costituiti all’estero da società di gestione italiane. Un 2002 piatto lascia il posto a un 2003 con un segno più per i fondi italiani: a questo punto, però, cominciano a crescere gli strumenti esteri e così faranno per tutti gli anni successivi, salvo una leggera diminuzione della crescita nel 2006. Nel 2004 i fondi italiani sono in forte rosso, e la crisi continua nel 2005 e si protrae, approfondendosi, nel 2006, quando il passivo totale (esteri inclusi) è intorno ai 9 miliardi (42,5 solo italiani). Nel 2007 il crollo diventa una valanga: meno 53 miliardi. Rispetto al 1997, il peso dei fondi in mano alle famiglie sul Pil si riduce del 22,1 per cento.

L’altra bella domanda è dove vanno a finire i soldi che escono dai fondi, visto che comunque gli italiani continuano a risparmiare. Vanno a finire soprattutto in obbligazioni strutturate e, soprattutto, in polizze vita e fondi pensione, che insieme aumentano di quasi il 15 per cento sul Pil. Da qui l’accusa, che le società di gestione rivolgono alle loro stesse casemadri, le banche, di spingere volontariamente i risparmiatori ad abbandonare i fondi per allettarli con obbligazioni strutturate e polizze. Su questi prodotti continua l’accusa le banche lucrano subito delle belle commissioni che mettono nel bilancio dell’anno. Ma, così facendo, prosciugano il mare dove nuotano le loro sgr.

Le banche respingono le accuse al mittente: se i risparmiatori fuggono dai fondi italiani, ciò è dovuto al basso rendimento che questi ultimi offrono. Inoltre, gli italiani amano meno degli altri rischiare e pretendono sempre più prodotti con garanzia del capitale, che possono essere offerti con obbligazioni strutturate. Dunque, gli istituti di credito non fanno altro che assecondare i bisogni espressi dai clienti.

I fondi azionari hanno avuto dal 2000 ad oggi rendimenti sempre più bassi del rispettivo benchmark (l’indice preso a riferimento): meno 10,4 per cento rispetto al Mib e meno 1 rispetto all’Msci World. Un’analisi più dettagliata svolta da Morningstar (vedi articolo in basso) arriva più o meno alle stesse conclusioni.

Per spiegare i bassi rendimenti, le sgr hanno spesso posto sotto accusa il trattamento fiscale dello Stato italiano, che anticipa la tassazione sul “maturato”, ovvero quando le plusvalenze non sono state ancora realizzate. Spaventa mostra però che nel lungo periodo le differenza tendono ad annullarsi, ma rileva anche che il credito d’imposta può diventare un problema quando “raggiunge una proporzione degli attivi tale da influenzare significativamente la politica degli investimenti”. Del resto, lo stesso Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha chiesto al legislatore di rivedere la tassazione. E le sgr puntano il dito anche su una serie di incombenze burocratiche assai più onerose che all’estero.

Più che l’influenza del fisco, gioca un fattore nei bassi rendimenti il fattore commissioni. Sono eccessivamente alte, dice Spaventa, pari all’1,4% del patrimonio dell’anno. E, soprattutto, non variano rispetto al rendimento del mercato (ovvero, quando le cose vanno male, e il cliente guadagna poco o perde, le commissioni restano stabili).

La svolta. Poiché le sgr italiane non possono continuare a perdere clienti e patrimonio, una svolta è ormai attesa. Ad esempio, se le sgr sono troppo piccole, non possono competere con i colossi internazionali: forse in questo caso è meglio vendere, come sta facendo ad esempio il Mps con il suo asset management. «Oppure spiega Marcello Messori, presidente di Assogestioni è meglio trovare una specializzazione». Mentre per le sgr che già si sono accorpate in virtù dei processi di aggregazione bancaria «sono possibili ulteriori consolidamenti», per raggiungere una massa critica ancora più grande.

Covip, raddoppiano adesioni a forme pensionistiche complementari

Mercoledì 17 Ottobre 2007

admin

I lavoratori iscritti alle forme pensionistiche complementari sono raddoppiati alla fine del primo semestre del 2007. È quanto si apprende dalla relazione annuale presentata dalla Commissione di vigilanza sui fondi Covip. Il quadro relativo ai primi sei mesi di avvio della riforma del trattamento di fine rapporto Tfr è stato tracciato dal presidente della Covip, Luigi Scimia, il quale ha comunicato che sono stati circa 900 mila i lavoratori che hanno scelto di destinare il loro tfr presso i fondi pensione.

“Nel complesso, l’incremento delle adesioni registrato è un risultato positivo – ha spiegato Scimia - tenuto anche conto dell’accelerazione data dall’anticipo dell’entrata in vigore della riforma e del conseguente intenso coinvolgimento delle forme pensionistiche complementari nell’ad eguamento alla nuova normativa di settore.

Tuttavia, rimane una platea di lavoratori che, optando a favore del mantenimento del tfr presso l’azienda di appartenenza, è tuttora priva di un secondo pilastro previdenziale”. Dai numeri a disposizione è emerso che le scelte dei lavoratori si orientano soprattutto verso i fondi pensione negoziali che, in seguito a un incremento al 30 giugno di 600.000 unità, sfiorano 1,7 milioni di aderenti.   

Fondi pensione: la tassazione favorisce quelli esteri

Giovedì 11 Ottobre 2007

admin

La tassazione affligge i fondi pensione a marchio italiano. Lo rivela un rapporto di Bankitalia, che analizza il nuovo sistema d’imposta per la previdenza complementare.

A partire dallo scorso gennaio la nuova modalità prevede l’esenzione nella fase di contribuzione, la tassazione in quella dell’accumulazione e la tassazione agevolata nella fase di erogazione. Un sistema che se confrontato con quello applicato ai fondi esteri appare immediatamente svantaggioso per gli investitori italiani. Infatti, la previdenza complementare straniera applica il principio anglosassone, secondo cui si ha l’esenzione sia nella fase di contribuzione sia in quella dell’accumulazione, mentre la tassazione avviene esclusivamente nella fase dell’erogazione. Questa divergenza pesa sui rendimenti finali dei fondi pensioni tricolori e potrebbe determinare uno svantaggio competitivo non da poco conto.

TFR: aumentano le adesioni ai fondi pensione

Giovedì 20 Settembre 2007

admin

Con il conferimento del Tfr ci sono 900mila adesioni in più ai fondi pensione.

Cresce il numero delle adesioni a forme pensionistiche complementari. Alla fine dei primi 6 mesi dell’anno per i dipendenti privati la Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) registra un aumento di circa 900 mila lavoratori. Al 30 giugno 2007, rileva la Covip, i dipendenti privati iscritti a forme pensionistiche complementari erano complessivamente 2 milioni 700 mila, con un incremento del 50% rispetto al milione e 800 mila di fine 2006. “Molto soddisfatto” il ministro del Lavoro Damiano:”Smentiti i profeti di sventura”.

Nei primi sei mesi del 2007 i dipendenti privati che hanno conferito il Tfr ai fondi pensione sono stati circa 900 mila. E’ quanto si legge nella relazione della Covip secondo la quale al 30 giugno 2007 i dipendenti privati iscritti a forme pensionistiche complementari erano 2,7 mln (+50%, 1,8 mln a fine 2006). Soddisfatto il ministro del Lavoro: ‘Smentiti i profeti di sventura - ha detto Damiano -, bastava aspettare per sapere che le cose andavano nella giusta direzione’.Novecentomila dipendenti privati hanno deciso nei primi sei mesi del 2007 di conferire il proprio Tfr ai fondi pensione, portando a 2 milioni e 700mila i dipendenti iscritti ai fondi. Si tratta di un incremento del 50% rispetto al milione e 800mila di iscritti alla fine del 2006. Lo segnala la relazione della Commissione di vigilanza sui fondi pensione presentata a Roma dal presidente della Covip, Luigi Scimmia. Il dato comprende solo le adesioni esplicite alla previdenza complementare ed è quindi al netto dei silenti ovvero quei lavoratori che non avendo fatta alcuna scelta sul proprio Tfr vedranno la loro liquidazione futura conferita al fondo pensione della categoria di riferimento. I lavoratori dipendenti hanno sottoscritto soprattutto fondi pensioni negoziali (600 mila iscrizioni in più), ma anche fondi pensioni aperti (190 mila iscritti in più) e piani pensionistici individuali (i Pip con 110 mila nuove adesioni).
Il ministro del Lavoro Cesare Damiano si dice molto soddisfatto per i dati presentati sull’andamento dell’iscrizione ai fondi pensione nei primi sei mesi del 2007. “Sono stati smentiti i profeti di sventura. Sono stati smentiti soprattutto quelli che hanno costruito ipotesi su dati inesistenti. Bastava aspettare la relazione di oggi per sapere che le cose andavano nella giusta direzione”. Per Scimmia nel complesso l’incremento delle adesioni registrate nel primo semestre dell’anno costituisce un risultato positivo, tenuto anche conto dell’accelerazione impressa dall’anticipo dell’entrata in vigore della riforma e del conseguente intenso coinvolgimento nelle forme pensionistiche complementari nell’adeguamento alla nuova normativa di settore. “Tuttavia - segnala il presidente della Covip - da una prima ricognizione sulla operatività della riforma del Tfr, rilevo come, a fronte di un accrescimento delle adesioni, rimane una platea di lavoratori ancora troppo ampia che, optando a favore del mantenimento del Tfr presso l’azienda di appartenenza, è tuttora priva di un secondo pilastro previdenziale”.
Nel complesso, segnala la Covip, a fine giugno gli iscritti a forme pensionistiche complementari, compresi quindi i lavoratori autonomi che pur non avendo il Tfr hanno deciso di sottoscrivere un fondo pensione, sono 3 milioni e mezzo. Se si considerano anche i sottoscrittori di piani pensionistici di tipo assicurativo non adeguati alle nuove norme il numero di iscritti a forme di previdenza integrativa sono 4 milioni e 300 mila. Nel complesso i lavoratori in Italia sono oltre 22 milioni mentre i dipendenti privati, quelli che hanno il Tfr, sono oltre 12,2 milioni. La platea dei lavoratori dipendenti che ha fondi di categoria operativi al 31 dicembre 2006 di circa 8 milioni di persone.

INPS:nel 2007 aumentano entrate del 5.8%

Venerdì 13 Luglio 2007

admin

Notizie rassicuranti per l’Inps arrivano dal presidente Sassi. Sassi annuncia: “La cassa va bene. Nei primi 5 mesi del 2007 le entrate sono cresciute di 3,8 miliardi rispetto al 2006 e le uscite sono state di 2,2 miliardi. Il saldo positivo è quindi di 1,6 miliardi”.E spiega:il miglioramento delle entrate si deve alla Manovra 2007 che ha aumentato i contributi pagati da lavoratori dello 0,3%(arrivando a quota 33% e dei parasubordinati(da 18 a 23%). E le uscite sono probabilmente dovute all’incremento di pensioni di anzianità .

TFR: scaduti i termini della scelta

Lunedì 2 Luglio 2007

admin

Scaduto il 30 giugno il termine per scegliere la destinazione del trattamento di fine rapporto. La scelta ha interessato 13 milioni di lavoratori dipendenti che dovevano scegliere se lasciarlo in azienda o affidarlo a qualche fondo di categoria. Solo il 30%. degli interessati avrebbe già optato per la scelta del trasferimento del Tfr maturando ai Fondi di pensione integrativa. Secondo un sondaggio del “Sole 24 ore” 8 miliardi di euro del Tfr andranno ai fondi pensione ed in particolare circa 6.2 miliardi di euro è la quota destinata esplicitamente alla previdenza complementare.