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Archivio della Categoria 'industria'

Produzione industriale fa segnare -0,2%

Lunedì 19 Maggio 2008

admin

L’Istat ha rilevato che la produzione industriale fa registrare un calo nel mese di marzo e aprile. L’indice è sceso dello 0,2% su base mensile pari a un calo annuo del 2,5%. A febbraio l’indice era sceso dello 0,2% mensile e dello 0,7% su base annua. Il dato ha superato in negativo le previsioni che indicavano un calo mensile dello 0,1%. Su base destagionalizzata l’indice è sceso del 7,4% annuo. Nel confronto con marzo 2007, unica variazione positiva per l’energia: +4,5%. Variazioni negative per i beni di consumo(-41,%),per i beni durevoli(-3,4%), per i beni intermedi (-3,8%). In forte controtendenza il mercato dell’auto che a marzo cresce del 4,8% annuo.

Quanto conviene investire in Borsa con l’energia nucleare

Giovedì 8 Maggio 2008

admin

L’energia nucleare è uno dei pochi settori che al momento sembra poter entusiasmare il mercato azionario europeo.

Le quotazioni della società scozzese British Energy sono salite in Borsa del 29% nell’ultimo mese raggiungendo una capitalizzazione di 7,61 miliardi di sterline che sono circa 9,52 miliardi di euro. Si tratta della migliore performance fra i titoli dell’indice Ftse 100 della Borsa di Londra. Le otto centrali nucleari del gruppo sarebbero nel mirino di almeno due maxi utility europee, la tedesca Rwe e la francese Edf. Entrambe avrebbero avuto accesso ai libri contabili e starebbero valutando la possibilità di presentare un’offerta per acquistare il 35,2% di British Energy messa in vendita dal governo britannico. Chi compra, avrà poi l’obbligo di lanciare un’Opa.

Il governo di Gordon Brown non vuole correre il rischio di trovarsi a corto di energia elettrica ed essendo i giacimenti di petrolio del Mare del Nord in via di esaurimento, ha varato un programma di rinnovo del parco centrali nucleari che prevede la realizzazione di nuovi impianti. British Energy dovrebbe essere la capofila nei progetti di costruzione e gestione dei nuovi reattori, e per un investitore straniero la strada più breve per partecipare a questa impresa è quella di comprare la società.

Lo statuto di British Energy prevede che gli azionisti con quote superiori al 15% devono essere approvati dal governo inglese, una misura che sottolinea quanto è delicato e strategico il settore. In ballo ci sono parecchi soldi perché oggi, per realizzare una centrale nucleare di media dimensione e di nuova generazione, ci vogliono, secondo quanto scriveva nei giorni scorsi il Financial Times, circa 2,8 miliardi di sterline ossia 3,5 miliardi di euro. L’amministratore delegato di A2A, Giuliano Zuccoli, stima che per quattro super centrali nucleari da complessivi 10.000 Megawatt, in grado di coprire un quarto del fabbisogno italiano, ci vogliano 20 miliardi di euro.

Fissare dei prezzi in materia di asset nucleari è molto complesso, in quanto le variabili sono molteplici. Un analista finanziario di una sim milanese afferma che, indicativamente, il costo al Megawatt per la costruzione di un reattore nucleare supera di quattro volte quello di una centrale a gas a ciclo combinato, ovvero circa 500mila euro a Megawatt. Calcolare quale sia il valore di questi asset è ancora più complesso, moltissime variabili intervengono. Le centrali nucleari hanno un tempo di vita fissato dalle norme internazionali: oggi è intorno ai 40 anni, ma esiste un largo consenso sulla possibilità di lasciare che vivano e producano fino a 60 anni. Il loro valore, quindi, è legato alla loro età. Un secondo elemento che pesa è l’altissimo costo dello smantellamento a fine vita.

Oltre che dagli elementi di natura politica, il valore di questi asset è fortemente influenzato dalle oscillazioni del prezzo del combustibile fossile e, in prospettiva, da quello dei diritti di emissione dell’anidride carbonica: l’energia elettrica prodotta con l’uranio costa poco, ma il differenziale su quella prodotta con carburanti fossili è volatile quanto il prezzo del petrolio. Edf ed Rwe sembrano intenzionate a non badare a spese per accaparrarsi British Energy. Morgan Stanley ha provato a fare i conti ed è arrivata ad una valutazione basata sui fondamentali di 535 pence per ogni azioni British Energy, contro un prezzo attuale di 726 pence. Gli stessi analisti affermano che se scattasse la gara fra i contendenti, si potrebbe arrivare, in un’ipotesi ritenuta quasi da fantafinanza, a 815 pence per azione.

Quali che siano le valutazioni corrette di questi asset, di sicuro il costo della corrente generata dal nucleare è più basso. Calcolare la differenza non è facile, perché bisogna prendere in considerazione il prezzo del petrolio, il cambio euro/dollaro, il costo del capitale e quello di smantellamento. Secondo un recente articolo pubblicato su CorrierEconomia, un Megawatt di energia nucleare costerebbe circa 45 euro, ovvero la metà del Megawatt prodotto da centrali a gas (ciclo combinato). Con questo differenziale così ampio, non è strano che Enel, bloccata in Italia dalla legge, abbia puntato sul nucleare all’estero. Dei 153,5 Terwattora prodotti nel corso del 2007 dal gruppo, l’11,8% viene dal nucleare: 4,1 Terwattora dalla Spagna e 14,1 Twh da Romania e Slovacchia. Il piano industriale 2008/2012 prevede che il nucleare arrivi a 33,5 Twh, il 10% del totale del gruppo.

In crescita gli investimenti in Informatica e telecomunicazioni

Mercoledì 2 Aprile 2008

admin

Il mercato dell’Ict, ossia informatica e telecomunicazioni, è in continuo sviluppo e crescita in Italia anche se un pò meno rispetto al resto del mondo, infatti nel 2007 è aumentato dello 0,9% contro una crescita mondiale del 5,5%, e ha raggiunto i 64.390 milioni di euro. A pesare sul dato la stasi delle telecomunicazioni con +0,4% contro il +2,1% dell’anno precedente, mentre il comparto dell’informatica ha un andamento positivo: nel 2007 è cresciuto del 2% a quota 20.190 milioni di euro e ha superato l’aumento del Pil +1,5%. Questi sono i dati che emergono dall’anteprima del Rapporto 2008 di Assinform.Le imprese italiane puntano sempre più ad investire nell’Information Technology. Nell’anno 2007 le aziende italiane infatti hanno investito oltre 16 miliardi di euro nel settore, con un incremento dell’1,9% rispetto al 2006. Gli investimenti sono aumentati in tutte le imprese: dalle piccole con +0,6%, grandi +1,7% e soprattutto medie imprese con +1,9%: hanno un ruolo trainante banche che fanno segnare +1,7% con 4.578 milioni e industria +2% con 4.157 milioni. Le famiglie non sono da meno: nonostante la contrazione generale dei consumi nel 2007 hanno speso oltre oltre 1 miliardo per le tecnologie informatiche, con un aumento del 10,5%, sotto la spinta della domanda di personal computer. Queste due componenti hanno fatto crescere l’It, anche se aumenta il divario rispetto all’insieme dei Paesi europei e al resto del mondo, che cresce del 5,9%.

Nelle famiglie italiane si diffondono le tecnologie: i telefonini ci sono nell’85,5%, il Pc nel 47,8%, il 22,6% ha accesso alla banda larga, quota raddoppiata in due anni.

Diverso è il caso della pubblica amministrazione, con una domanda di It in calo dello 0,6% nel 2007, stagnante rispetto agli ultimi anni, che si aggira attorno a quota 3 miliardi. Dai dati Istat emerge che i siti pubblici sono gli unici il cui utilizzo è in netto calo rispetto al 2006.

A soffrire di più è il mercato delle tlc, a causa della forte competizione, degli interventi regolatori e dell’introduzione di nuove tecnologie, che hanno comportato un abbassamento delle tariffe. Nel 2007 ha generato un business di 44.200 milioni di euro, spinto soprattutto dalla domanda di telecomunicazioni mobili, in crescita dell’1,8%, mentre le fisse hanno subito una contrazione dell’1,3%.

L’Italia continua comunque a investire meno del resto del mondo in Ict: nel 2007 gli investimenti in infrastrutture sono calati del 4,7% contro un aumento mondiale del 4,1%.

Secondo il presidente di Assinform Ennio Lucarelli per cambiare rotta bisogna puntare sull’innovazione e investire sulla formazione.

Per il 2008 Assinform stima una crescita del mercato Ict dell’ordine dell’1,9%, con un valore complessivo di 65.643 milioni, con una ripresa delle telecomunicazioni, che si prevede cresceranno del 2,1% contro l’1,6% dell’It.

Enel ferma i dividendi per azioni per 5 anni

Mercoledì 19 Marzo 2008

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Enel continua a investire e a generare profitti, ma per i prossimi 5 anni gli azionisti non devono farsi nessuna falsa illusione in quanto il gruppo elettrico punta a ridurre il debito e ha deciso di bloccare il dividendo a 0,49 euro per azione con un esborso complessivo che non deve superare i 15 miliardi di euro fino al 2012.Inoltre il cda ha approvato un piano di cessioni che riguarda in particolare gli impianti destinati alla tedesca E.On in base agli accordi su Endesa, il 7% della società russa Ogk-5, la rete elettrica e, infine, gli asset delle energie rinnovabili (per le quali sarà creata presto una nuova società che potrebbe essere quotata). L’obiettivo è rendere disponibili tra gli 8 e i 12 miliardi per tagliare una bella fetta dell’indebitamento finanziario lievitato a 55,7 miliardi di euro, dagli 11,6 miliardi del 2006, dopo la campagna acquisti dei mesi scorsi. Via libera anche agli investimenti: 37 miliardi per la crescita organica e per altre piccole acquisizioni, in particolare in Romania. L’a.d. Fulvio Conti ha presentato ieri a Londra il piano industriale 2008-2012 e i numeri dell’ultimo esercizio finanziario chiuso con un utile di 3,97 miliardi, in crescita del 31% rispetto all’anno precedente. Aumentano anche i ricavi a quota 43,6 miliardi (+13,4%). Il cda, che si è tenuto nella tarda serata di mercoledì, ha deciso un dividendo per il 2007, stabile rispetto all’anno scorso, pari a 0,49 euro per azione di cui 0,20 pagati come acconto a novembre scorso. Il saldo di 0,29 euro sarà corrisposto con stacco della cedola il 23 giugno prossimo e pagamento il 26 giugno. L’assemblea, che dovrà approvare bilancio e dividendo e deliberare sulle nomine, è stata rinviata, come richiesto dal governo, al prossimo 9 giugno (in prima convocazione) e il 10 e 11 (in seconda e terza).

Titolo Fiat chiude un 2007 d’oro, azzerato il debito!

Sabato 26 Gennaio 2008

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Un 2007 d’oro per il gruppo Fiat che ha chiuso con un utile netto di oltre due miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto al 2006. Il fatturato è cresciuto del 12,9% a 58,5 miliardi. Azzerato l’indebitamento sulla spinta del forte cash flow generato dai business. I nuovi modelli auto hanno prodotto un un aumento del 13,1%. La gestione ordinaria è passata dall’ 1,2% (2006) al 3%:il dato più alto della sua storia.Il Cda ha proposto il pagamento di un dividendo complessivo di 522 milioni di euro.

La Borsa chiude stabile la settimana

Mercoledì 19 Dicembre 2007

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Chiusura in pari per la Borsa penalizzata nel finale dall’andamento negativo di Wall Street che ha subito le conseguenze di un’inflazione superiore alle attese negli Usa con il Mibtel che sale a fine giornata dello 0,1%. Gli scambi sono stati in calo rispetto alle medie dei giorni scorsi con  4,3 miliardi di controvalore.

Protagonista della giornata soprattutto Unicredit, come sempre in cima alla classifica per volumi trattati, e Mediobanca, ma anche i telefonici e Fiat.

Alitalia ha chiuso in calo del 12,97% a 0,7573 euro. Il comparto bancario ha registrato un andamento contrastato scendono soprattutto Unicredit con -0,69%, nel giorno della cessione della quota di Mediobanca, e poi il titolo di piazzetta Cuccia -1,52% nel giorno della riunione fra i soci e del consiglio di sorveglianza, che ha dato mandato al presidente Geronzi di approfondire i temi della governance. Recuperano, dopo la flessione della vigilia, le popolari Bpm con +1,37% e Banco Popolare con +2,94%.

Decisamente positivi i titoli del comparto energetico, nonostante la frenata del prezzo del petrolio, l’Eni è in salita con + 0,9% ma anche Terna registra un positivo con +1,72% e soprattutto Aem +3,52%. Fra i titoli telefonici, sono in netto calo sia Telecom Italia -0,77% che Fastweb -1,05% e infine Tiscali -0,62%.

Nel comparto industriale si registrano le flessioni di Fiat -1,37%, Pirelli -1,15%, mentre sale Prysmian +2,14% ma anche Impregilo +0,57% e Italcementi +1,85%.

Alitalia, titolo sospeso e poi in calo del 13%

Mercoledì 19 Dicembre 2007

admin

Nella vicenda della privatizzazione di Alitalia sono intervenuti in modo pesante i sindacati mettendo a rischio i trasporti e i voli nel periodo natalizio. Ci sono state parole durissime nel giorno in cui il titolo Alitalia è stato sospeso in Borsa per eccesso di ribasso e poi una volta riammesso ha chiuso con una perdita del 12,97% a 0,75 euro. Forti gli scambi che si sono susseguiti in Borsa pari al 4,3% del capitale e a oltre 60 milioni di pezzi.Sul titolo di Alitalia ha pesato la decisione del Cda di rinviare la scelta della cordata con la quale trattare in esclusiva la vendita della quota del Tesoro. Ma anche le indiscrezioni raccolte tra gli operatori di Borsa, secondo cui sia Air France che AirOne presenteranno delle miniofferte, infatti il gruppo francese è disposto a offrire 35 centesimi, mentre l’imprenditore Carlo Toto soltanto 1 centesimo ad azione.

Di fronte a queste indiscrezioni Alitalia ha precisato che il nuovo partner dovrà garantire un percorso di risanamento nel medio-lungo periodo e al tempo stesso assicurare il rilancio della compagnia, anche attraverso lo sviluppo di un hub di dimensioni europee.

Quanto ai sindacati, hanno avvertito che se il governo non li consulterà la loro sarà una “reazione durissima”. Mauro Rossi, della Filt Cgil spiega che “Si tratterà di una reazione senza il rispetto di forme, garanzie, sentieri di sorta, che riguarderà tutto il settore. Siamo assolutamente contrari a questo ennesimo rinvio annunciato dal governo ci pare l’ennesima occasione sciupata per far ripartire la compagnia. Abbiamo sentito dire che non ci sono scadenze legali. Non è vero; il tempo è scaduto e noi chiediamo un confronto che ci viene negato”.

Il segretario dell’Sdl Andrea Cavola aggiunge “Il sindacato ha il diritto-dovere di conoscere il futuro di un’azienda che riguarda il destino di migliaia di lavoratori. Non è possibile che il futuro di un asset così importante lo decidano Prodi, Padoa-Schioppa e qualcun altro”.

Dal vicepremier Francesco Rutelli arriva una replica indiretta “Alitalia ha un azionista pubblico che è lo Stato e lo Stato ha il preciso dovere di compiere le sue scelte nell’interesse del paese definendo indirizzi industriali strategici per il sistema paese. Il che non significa scegliere in base alla nazionalità delle offerte, perchè l’interesse del paese e dell’azionista può essere certamente assolto da soggetti non italiani”.

La Borsa frena in chiusura Fiat delude e perde il 4%

Venerdì 26 Ottobre 2007

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Nonostante la trimestrale positiva, gli operatori si aspettavano da FIAT un miglioramento delle stime per il futuro. Il Mibtel ha chiuso a -0,53%. Gran recupero di Stm in rialzo di quasi il 5%

La Borsa chiude con una decisa flessione una giornata incerta, appesantita nel finale dal ribasso di Wall Street che ha risentito di alcune trimestrali deludenti e del nuovo dato negativo sul mercato immobiliare. Il Mibtel archivia la seduta con una flessione dello 0,53%, a fronte di scambi cospicui (oltre 8 miliardi di controvalore) soprattutto per “merito” di alcuni importanti titoli al centro dell’attenzione.

In particolare Fiat, il più scambiato, controvalore di oltre 1,9 miliardi, numero di azioni pari a circa l’8% del capitale sociale, ha risentito della delusione per il mancato miglioramento dei target e, nonostante la trimestrale positiva, ha chiuso la seduta con un forte ribasso della quotazione. A riequilibrare le sorti del listino hanno contribuito il rialzo di Stm, premiata per i dati trimestrali e le stime in crescita, e quelli di Generali e Mediobanca.

Il ribasso di Fiat, protagonista della seduta sia nella fase iniziale, quando era in rialzo, che nella seconda metà, dopo la diffusione dei dati trimestrali, è stato pari al 4,17%, a quota 22,04 euro, dopo che il prezzo ha toccato anche un minimo di 21,86 euro. Restando fra gli industriali, anche Pirelli ha seguito un analogo percorso, con un avvio positivo, grazie al via libera condizionato di Anatel che avvicina il momento dell’uscita dalla partita di Telecom Italia della società di Tronchetti Provera; ma nel pomeriggio la tendenza si è invertita e a fine giornata Pirelli cede l’1,7% mentre anche Telecom è in calo dello 0,67%. Ha invece mantenuto un deciso segno positivo per l’intera seduta il titolo Stm (+4,92%), con oltre 24 milioni di azioni scambiate (il 2,7% del capitale ordinario) grazie alla trimestrale positiva e al ritocco delle stime per l’intero esercizio.

Capitolo a parte meritano le performance di Generali e Mediobanca, in rialzo in seguito alle indiscrezioni sulle proteste sulla nuova governance del gruppo triestino da parte di un hedge fund azionista. Generali ha chiuso a +2,6% (oltre 30 milioni di azioni scambiate, pari al 2,4% del capitale) e la controllata Alleanza a +0,76% in un comparto assicurativo per il resto decisamente debole; Mediobanca, favorita anche dall’annuncio di Mediolanum di voler aumentare la propria quota, sale invece dell’1,64%.

Fra gli altri bancari, forte calo per Bpm (-0,98%) dopo che l’istituto ha negato di voler procedere con una trattativa in esclusiva per un’eventuale alleanza. Sul resto del listino sono prevalsi i segni negativi; contrastato il comparto energetico con Eni che tiene (-0,04%) e Saipem in rialzo (+0,57%)

Piazza Affari apre la seduta in rialzo. Il Mibtel sale dello 0,43% a 30.826 punti e lo S&P/Mib dello 0,45% a 39.455 punti. L’All Stars apre in progresso dello 0,57% a 40.260 punti. In terreno positivo anche Parigi, con l’indice CAC 40 a 5.722,09 punti (+0,84%), e Londra, dove l’indice Ftse100 segna un progresso dello 0,91% a 6.541,20 punti. Guadagna anche Francoforte, con il Dax a 7.862,61 punti (+0,43%).

Brilla Titolo Fiat nel mercato auto

Martedì 16 Ottobre 2007

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Continua a crescere il mercato italiano dell’auto. Nel mese di settembre Fiat Group Automobiles ha immatricolato in Europa occidentale, Ue a 15 più i Paesi Efta, ben 94.356 nuove autovetture, in progresso del 3,4% rispetto alle 91.251 registrate a settembre 2006. Ad agosto erano state immatricolate 58.875 unità (+7,3%) e a luglio 100.694 (+8,3%). La quota di mercato del gruppo, sempre a settembre, sale al 7,1%, in crescita rispetto al 6,7% segnato nello stesso mese di un anno fa e rispetto al 6,9% di agosto. Il Lingotto commenta i dati con soddifazione: Fiat conferma la quinta posizione e cresce in quote e volumi mentre mercato totale è in calo.

A settembre il mercato europeo dell’auto ha registrato un calo dell’1,5% rispetto allo stesso mese del 2006. In controtendenza l’Italia, dove dopo i progressi di luglio +10,7% e agosto +6,8%, a settembre si è rilevato un aumento dello 0,2%, con 184.774 auto immatricolate. I dati sono stati diffusi dall’Acea, l’associazione che riunisce i costruttori di auto europei. In particolare, si rende noto, le immatricolazioni auto sono scese in Germania dell’11% rispetto a settembre 2006. In deciso calo anche il mercato spagnolo -7,7%. Buoni progressi, invece, nelle vendite per Francia e Regno Unito rispettivamento +3,2% e +1,3%.

Le industrie investono in immobili

Domenica 14 Ottobre 2007

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Più che in macchinari le grandi imprese e industrie preferiscono investire in immobili. Tra il 2000 e il 2006 infatti, secondo la Cgia di Mestre, i secondi sono aumentati circa dell’88% mentre i primi sono addirittura scesi del 7,2% mentre l’inflazione, sempre nello stesso periodo di tempo, è aumentata del +15,1% Insomma secondo l’associazione degli artigiani di Mestre le grandi imprese privilegiano, in larga misura, l’investimento di natura “speculativa” trascurando invece di reinvestire all’ininterno delle imprese per migliorare la competitività sui mercati esteri.