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    Quanto conviene investire in Borsa con l’energia nucleare

    8 Maggio 2008

    L’energia nucleare è uno dei pochi settori che al momento sembra poter entusiasmare il mercato azionario europeo.

    Le quotazioni della società scozzese British Energy sono salite in Borsa del 29% nell’ultimo mese raggiungendo una capitalizzazione di 7,61 miliardi di sterline che sono circa 9,52 miliardi di euro. Si tratta della migliore performance fra i titoli dell’indice Ftse 100 della Borsa di Londra. Le otto centrali nucleari del gruppo sarebbero nel mirino di almeno due maxi utility europee, la tedesca Rwe e la francese Edf. Entrambe avrebbero avuto accesso ai libri contabili e starebbero valutando la possibilità di presentare un’offerta per acquistare il 35,2% di British Energy messa in vendita dal governo britannico. Chi compra, avrà poi l’obbligo di lanciare un’Opa.

    Il governo di Gordon Brown non vuole correre il rischio di trovarsi a corto di energia elettrica ed essendo i giacimenti di petrolio del Mare del Nord in via di esaurimento, ha varato un programma di rinnovo del parco centrali nucleari che prevede la realizzazione di nuovi impianti. British Energy dovrebbe essere la capofila nei progetti di costruzione e gestione dei nuovi reattori, e per un investitore straniero la strada più breve per partecipare a questa impresa è quella di comprare la società.

    Lo statuto di British Energy prevede che gli azionisti con quote superiori al 15% devono essere approvati dal governo inglese, una misura che sottolinea quanto è delicato e strategico il settore. In ballo ci sono parecchi soldi perché oggi, per realizzare una centrale nucleare di media dimensione e di nuova generazione, ci vogliono, secondo quanto scriveva nei giorni scorsi il Financial Times, circa 2,8 miliardi di sterline ossia 3,5 miliardi di euro. L’amministratore delegato di A2A, Giuliano Zuccoli, stima che per quattro super centrali nucleari da complessivi 10.000 Megawatt, in grado di coprire un quarto del fabbisogno italiano, ci vogliano 20 miliardi di euro.

    Fissare dei prezzi in materia di asset nucleari è molto complesso, in quanto le variabili sono molteplici. Un analista finanziario di una sim milanese afferma che, indicativamente, il costo al Megawatt per la costruzione di un reattore nucleare supera di quattro volte quello di una centrale a gas a ciclo combinato, ovvero circa 500mila euro a Megawatt. Calcolare quale sia il valore di questi asset è ancora più complesso, moltissime variabili intervengono. Le centrali nucleari hanno un tempo di vita fissato dalle norme internazionali: oggi è intorno ai 40 anni, ma esiste un largo consenso sulla possibilità di lasciare che vivano e producano fino a 60 anni. Il loro valore, quindi, è legato alla loro età. Un secondo elemento che pesa è l’altissimo costo dello smantellamento a fine vita.

    Oltre che dagli elementi di natura politica, il valore di questi asset è fortemente influenzato dalle oscillazioni del prezzo del combustibile fossile e, in prospettiva, da quello dei diritti di emissione dell’anidride carbonica: l’energia elettrica prodotta con l’uranio costa poco, ma il differenziale su quella prodotta con carburanti fossili è volatile quanto il prezzo del petrolio. Edf ed Rwe sembrano intenzionate a non badare a spese per accaparrarsi British Energy. Morgan Stanley ha provato a fare i conti ed è arrivata ad una valutazione basata sui fondamentali di 535 pence per ogni azioni British Energy, contro un prezzo attuale di 726 pence. Gli stessi analisti affermano che se scattasse la gara fra i contendenti, si potrebbe arrivare, in un’ipotesi ritenuta quasi da fantafinanza, a 815 pence per azione.

    Quali che siano le valutazioni corrette di questi asset, di sicuro il costo della corrente generata dal nucleare è più basso. Calcolare la differenza non è facile, perché bisogna prendere in considerazione il prezzo del petrolio, il cambio euro/dollaro, il costo del capitale e quello di smantellamento. Secondo un recente articolo pubblicato su CorrierEconomia, un Megawatt di energia nucleare costerebbe circa 45 euro, ovvero la metà del Megawatt prodotto da centrali a gas (ciclo combinato). Con questo differenziale così ampio, non è strano che Enel, bloccata in Italia dalla legge, abbia puntato sul nucleare all’estero. Dei 153,5 Terwattora prodotti nel corso del 2007 dal gruppo, l’11,8% viene dal nucleare: 4,1 Terwattora dalla Spagna e 14,1 Twh da Romania e Slovacchia. Il piano industriale 2008/2012 prevede che il nucleare arrivi a 33,5 Twh, il 10% del totale del gruppo.

    Titolo Yahoo crolla dopo ritiro offerta Microsoft

    5 Maggio 2008

    Il ritiro dell’offerta di acquisto da parte di Microsoft sta portando a picco il titolo Yahoo! sui mercati europei, in attesa dell’apertura di Wall Street. Sulla piazza di Francoforte le quotazioni di Yahoo! hanno segnato uno sciscivolone di circa il 21%, a Zurigo di circa il 17%. Microsoft ha ritirato l’offerta per la mancanza di un accordo sul costo dell’ operazione: erano stati offerti 33 dollari per azione, equivalenti a 47,5 miliardi ma la controparte ne voleva 53.

    I mercati di frontiera rappresentano un’ottima occasione per investire

    1 Maggio 2008

    La crisi dei mercati finanziari, fa crescere l’interesse delle banche d’affari per i mercati di frontiera. L’obbiettivo del 2008 per molti investitori è di trovare asset che non siano legati in modo stretto alle fortune di Wall Street. I guadagni dei mercati di frontiera sono molto meno legati all’andamento del S&P500 rispetto ai mercati emergenti e sviluppati, inoltre hanno avuto una performance superiore rispetto agli altri mercati: da gennaio 2000 i ritorni annuali sono stati del 20%, contro il 12% dei mercati emergenti e l’1% dei mercati sviluppati. I mercati di frontiera hanno un forte potenziale di crescita economica, ma rispetto agli altri mercati sono molto più rischiosi (sottocapitalizzazione, regolamentazione carente, basso livello di proprietà straniera, poca trasparenza) e quindi sono consigliati solo agli investitori con orizzonti lunghi e un alta tolleranza al rischio. La leadership nel nuovo indice spetta ai titoli del Medio Oriente che rappresentano  il 50% del totale, seguono l’Asia (26,6%), l’Europa (14,1%), e l’Africa (13,3%). Dal punto di vista settoriale, invece, dominano le banche, seguite dai gruppi di servizi finanziari e dai gruppi del petrolio e del gas. I titoli favoriti dell’area sono: Industries of Qatar (petrolchimico), Emaar (real estate), Dubai Islamic bank e Qatar National bank.

    Piazza Affari e Mibtel chiudono in pari. Crolla Unicredit

    24 Aprile 2008

    E’stata una giornata piena di alti e bassi quella di mercoledì sulle piazze europee che hanno preso la via del rialzo nel finale grazie alle buone notizie dagli Usa che hanno tonificato Wall Street. Piazza Affari a Milano era arrivata a -1,4% annulla le perdite e chiude a -0,09Dopo una riunione caratterizzata dall’incertezza, le Borse europee chiudono in denaro, grazie all’accelerazione registrata nell’ultima ora di negoziazione. Piazza affari recupera il forte ribasso di metà giornata e conclude vicina alla parità con l’indice Mibtel che segna un minimo calo dello 0,09%, a 25.367 punti, mentre l’S&P/Mib cede lo 0,19% e l’All Stars lo 0,06%. Scambi attivi, a 5,7 miliardi di euro di controvalore.

    A sostenere i listini europei ha contribuito il tono ottimista di Wall Street, grazie ad una serie di positive indicazioni arrivate dai conti delle corporation ma anche all’impennata dei titoli petroliferi causata dal caro-greggio. Infatti il WTI ha mostrato una reazione molto nervosa agli ultimi dati diffusi, scivolando prima attorno a minimi di 116,45 usd e poi rimbalzando oltre i 118 dollari al barile.

    Dopo un buon avvio con un massimo del +0,5% Piazza Affari ha perso terreno accusando la debolezza di alcuni titoli guida, toccando fino a un minimo del -1,4%. Anche con il recupero finale il nostro listino risulta oggi il peggiore in Europa.

    Particolarmente colpita Unicredit, che chiude con un calo del 2,05% dopo aver segnato anche un minimo del 4,6% alla notizia delle svalutazioni di portafoglio della controllata Hvb per la crisi finanziaria. Il ribasso si è attenuato quando il gruppo ha comunicato di attendersi un utile trimestrale di 1 miliardo di euro. Effetto negativo sugli altri titoli bancari, con Monte Paschi (-0,57%) e Banco Popolare (-0,73%) che restano in calo, mentre Ubi Banca si riscuote (+1,76%) anche grazie a un report favorevole. In parità Intesa. Flettono assicurativi e risparmio gestito.

    In campo energetico scende Saipem (-4,12%) dopo la trimestrale e il warning sull’impatto dell’euro, bene Snam Rete Gas (+1,15%) anch’essa all’approvazione dei conti. Eni segna +0,66%, boom per la Erg (+5,46%). Scende Enel (-0,33%).

    Tra i tecnologici si muove Stm (+3,13%), conferma per Prysmian (+1,34%). Pirelli sale del 2,77%, Fiat guadagna l’1,65% in attesa dei conti (domani il cda). Tra gli industriali bene i cementieri, positiva Parmalat.

    Alitalia chiude con un ribasso del 3,31%, a 0,5995 euro, senza particolari riflessi alle notizie sulla possibile formazione della cordata italiana.

    Tra le piazze europee si segnala in controtendenza solo Zurigo che lima lo 0,06% a 7.324,38 punti. La migliore è Parigi con un guadagno dell’1,48% a 4.944,65 punti, mentre Amsterdam sale dell’1,11% a 471,24 punti, Francoforte dello 0,99% a 6795,03 punti, Londra dello 0,81% a 6083,6 punti, Bruxelles dello 0,52% a3879,15 punti e Madrid dello 0,49% a 13660,6 punti.

    Titolo Alitalia oggi torna in Borsa

    23 Aprile 2008

    Oggi il titolo Alitalia si riaffaccia alle contrattazioni in Borsa con il consueto sistema dell’asta a fine giornata. In apertura di scambi segna un calo teorico del 3,23%. Ieri Borsa Italiana aveva deciso di sospendere il titolo Alitalia dopo un’ora di asta.

    Il titolo Alitalia è tornato quindi alle contrattazioni in Borsa con le modalità ormai consuete dell’asta di chiusura per determinare il prezzo nel finale dopo aver raccolto gli ordini di acquisto e cessione della giornata. Lo si è appreso ieri da fonti vicine a Borsa Italiana, che sempre ieri aveva deciso di sospendere il titolo Alitalia dopo un’ora di asta.

    Il Consiglio dei ministri ha approvato un prestito ponte di 300 milioni per Alitalia. Il decreto di Palazzo Chigi è stato firmato dal Viminale e non dal Tesoro per “ragioni di ordine pubblico” Secondo quanto si apprende si tratta di un finanziamento a tassi di mercato che dovrà essere rimborsato entro dicembre 2008. L’obiettivo del provvedimento è, secondo fonti di Palazzo Chigi, di non compromettere la continuità di Alitalia nell’attesa dell’insediamento del nuovo governo, ponendolo nelle condizioni di assicurare le iniziative per completare la privatizzazione della compagnia.

    Euro sfondo quota 1,60 sul dollaro. Petrolio nuovo record siora 120$ al barile

    23 Aprile 2008

    L’Euro è sempre più forte e abbatte un altro muro sul dollaro, quello degli 1,60 dollari per un solo euro! Oggi all’apertuta dei mercati valutari l’euro si conferma ancora forte ma in leggero calo sul dollaro. La moneta unica europea stamattina è scambiata a 1,5975 dollari, contro la quotazione record toccata ieri di 1,6019. Il petrolio, che ieri ha superato i 119$ al barile, oggi è indicato a 118,19. Sul fronte azionario, avvio di seduta positivo per i principali listini europei. A Piazza Affari il Mibtel segna +0,15% e l’indice All Stars +0,27%.

    Il nuovo record di ieri dell’euro sul dollaro è stato favorito dalle dichiarazioni del governatore della Banca di Francia, Christian Noyer che ha detto: “La questione è assicurare che l’anno prossimo il tasso d’inflazione rientri sotto il 2% su base annua (ora è al 3,6%, ndr). Se sarà necessario muoveremo i tassi d’interesse, per ora li lasciamo fermi perché il livello attuale ci pare appropriato”.

    Le dichiarazioni di Noyer hanno spinto l’euro fino a un massimo di 1,6019 dollari, con ripercussioni anche sul mercato petrolifero, dove il Wti ha toccato a New York il record di 119,90 dollari al barile. E non poteva essere altrimenti. Se la scorsa settimana l’Eurotower si era lamentata della sostanziale indifferenza con cui i mercati avevano reagito alla presa di posizione del G7 sui rapporti di cambio, parole come quelle di Noyer precisano senza possibilità di errore le intenzioni future dell’istituto di Francoforte. Il presidente Jean-Claude Trichet, peraltro, pur entrato controvoglia nel dibattito infinito sulla necessità di ridurre il costo del denaro, non ha mai dato l’impressione di prendere in considerazione alternative a un giro di vite dei tassi.

    La conferma arriva subitodal governatore della Banca del Lussemburgo Yves Mersch che dice “La Bce ogni mese si domanda se è il caso o meno di alzare i tassi per contenere l’inflazione”.
    Noyer ha indicato una sorta di linea temporale entro la quale l’Eurotower può mantenere l’attuale wait and see, cioè l’intero 2008. Poi, se i prezzi non dovessero riavvicinarsi al target di riferimento, la sterzata in chiave restrittiva sarebbe inevitabile. A congiurare contro l’opera di raffreddamento dei prezzi è però il petrolio. Il picco di ieri, accompagnato dal top di benzina (1,413 euro il litro) e di gasolio (ormai a un soffio da 1,4 euro), è solo l’ennesimo anello di una catena di record destinata verosimilmente ad allungarsi ancora.

    Banca Intesa Sanpaolo lancia superbond

    23 Aprile 2008

    Intesa Sanpaolo ha lanciato sul mercato europeo un’emissione obbligazionaria denominata superbond per 1,25 miliardi di euro destinata ai mercati internazionali. L’ammontare è sostanzialmente pari a quello delle emissioni della specie in scadenza nel corso del 2008. La cedola, pagabile in via posticipata l’8 maggio di ogni anno a partire dall`8 maggio 2009 fino a scadenza, è pari a 6,625%. Il prezzo di riofferta è stato fissato in 99,310%.

    Consigli su come controllare i propri investimenti nei Fondi di previdenza complementare

    22 Aprile 2008

    Fondi di previdenza complementare:come difendersi dalla bufera delle Borse

    I recenti e violenti scossoni delle Borse hanno rappresentato per gli investitori più emotivi un vero e proprio attentato alle coronarie. Il pensiero va ai circa 4,6 milioni di lavoratori che secondo i dati Covip, al 31 dicembre 2007 risultano avere aderito ai fondi di previdenza complementare. Il passaggio culturale non è di poco conto, sia per i circa 3 milioni di lavoratori dipendenti che sono passati dalla sicurezza del Tfr al mare aperto dei mercati finanziari, sia per gli autonomi e i liberi professionisti che navigano in onde perigliose costruendo la speranza di un futura longevità attiva.

    Il primo messaggio è di relativa tranquillità: nella recente presentazione dei dati statistici sul sistema previdenziale, l’Autorità di vigilanza del settore ha «sottolineato nuovamente che grazie alla disciplina degli investimenti consentiti ai fondi pensione ed alle scelte operate dagli stessi, il sistema della previdenza complementare ha mostrato una buona “tenuta” in periodi di difficoltà dei mercati, da ultimo anche in occasione della crisi finanziaria, di portata internazionale, legata ai cosiddetti mutui subprime». Va poi segnalato che è in fase di revisione, proprio con la finalità di dare sempre maggiori tutele agli aderenti, l’attuale disciplina degli investimenti dei fondi pensione.

    Ma in termini più generali il momento “caldo” propone la necessità per il risparmiatore previdenziale di acquisire velocemente un bagaglio informativo su come operare un check up nel “durante” sul proprio investimento per operare eventuali interventi correttivi.

    Ecco i nostri consigli per controllare nel tempo i propri investimenti nei fondi di previdenza:

    - Controllo preventivo: il primo tipo di controllo da operare è sicuramente quello di tipo preventivo.
    Questo controllo è una specie di test iniziale per verificare subito se la linea di investimento del proprio fondo pensione è quella più appropriata in relazione alle proprie caratteristiche personali, all’età anagrafica, al settore o all’azienda in cui si presta servizio, al rischio, alle aspettative di rendimento (che non devono essere comunque mai speculative) proiettate in un orizzonte temporale di riferimento, alla presumibile età di pensionamento.

    Altri controlli da mettere in pista in merito al prodotto previdenziale prescelto: se i costi del fondo prescelto sono in linea con il mercato (sul sito della Covip sono pubblicati gli indicatori sintetici di costo di tutti gli strumenti previdenziali); se le linee di investimento previste sono efficaci per un’adeguata diversificazione; se esiste la possibilità di ripartire i propri contributi contemporaneamente su più linee (multilinea).

    - La possibilità di effettuare correzioni. Già in questa fase potrebbero essere necessari interventi correttivi: potrebbe essere il caso dei lavoratori silenti, particolarmente quelli giovani, che per legge sono confluiti nella linea con garanzia di conservazione del capitale/rendimento minimo garantito. La scelta “attiva” più coerente sembrerebbe essere piuttosto quella, dopo breve ma accurata e “consapevole” meditazione, di aderire al fondo pensione in senso pieno, acquisendo quindi anche il diritto al contributo datoriale e di investire la propria posizione individuale su linee più aggressive, in rapporto alle caratteristiche personali e pensionistiche.

    - Come muoversi. Occorre controllare “nel durante”, lungo quindi la propria vita lavorativa, in particolare verificando le quotazioni del fondo pensione ed esaminando con attenzione il rendiconto annuale. Altro aspetto da sottolineare: ogni quanto va operato il controllo per risultare significativo, considerando l’orizzonte temporale di medio/lungo termine dei piani previdenziali ? Un suggerimento “saggio” potrebbe essere quello di considerare una frequenza semestrale con la costruzione di “blocchi” di confronto che coprano almeno un triennio. I fondi pensione danno poi la possibilità di spostarsi da una linea di investimento ad un’altra (switch): alla luce del controllo effettuato, come utilizzare questa possibilità?
    Occorre prima di tutto avere chiari gli obiettivi finanziari: trattandosi di risparmio previdenziale è opportuno aspirare ad una crescita continua e costante, minimizzando il rischio, quella che gli economisti definiscono
    steady growth.

    In questa prospettiva gli switch possono essere di due tipi:

    switch tattici: necessità di riallocare il proprio portafoglio previdenziale in un contesto finanziario mutevole, ritenuto però come durevole alla luce di pareri consolidati;
    switch strategici: vanno pianificati e programmati con cadenza almeno quinquennale: l’obiettivo è quello di riequilibrare la composizione del proprio investimento tra componenti azionarie ed obbligazionarie riducendo le prime a vantaggio delle seconde al progredire dell’età anagrafica ed avvicinandosi quindi l’età di pensionamento. Esistono sul mercato anche soluzioni previdenziali che propongono meccanismi di “raffreddamento” che, con una sorta di “pilota automatico”, riequilibra il mix azioni/obbligazioni progressivamente all’avvicinarsi dell’età pensionabile

    - Il controllo successivo: dopo il prima e il mentre c’è il dopo. E’ una sorta di controllo di qualità, da operarsi ad intervalli tra i 5 e i 10 anni. Vanno esaminate le performance prolungate dello strumento previdenziale al quale si sia aderito, confrontandole sia rispetto al benchmark reale evidenziato nella nota informativa, sia, per i lavoratori dipendenti, rispetto alla rivalutazione legale del tfr. Va ancora verificato se il livello di onerosità dello strumento sia ancora in linea con il mercato. In questa fase potrebbe anche collocarsi l’eventualità di cambiare soluzione previdenziale, fermo restando che nel caso di lavoratori dipendenti esiste ancora un vincolo forte della portabilità del contributo datoriale. Va poi controllata la persistenza delle medesime condizioni personali e pensionistiche che vi erano al momento dell’adesione.

    Investire nel petrolio e nelle materie prime

    16 Aprile 2008

    Gli outlook  di molte banche d’affari, predicono un 2008 pieno di soddisfazioni per chi vuole investire  in materie prime, dal petrolio all’oro, dal cacao al frumento, dal cotone al succo d’arancia. Chi voglia investire in questo settore può farlo da professionista per conto di grandi case di investimento, da “day trader” o anche da semplice risparmiatore. A ciascuna di queste categorie corrispondono ovviamente strumenti finanziari diversi, da quelli più complessi e più rischiosi come i future a quelli più semplici e meno rischiosi come i “certificate” senza leva, dove al massimo si perde la “puntata” che si è fatta sul rialzo o sulla discesa di una tal commodity. Tra i certificate sulle materie prime, particolarmente attiva è Abn Amro, che ha rilasciato una gran quantità di strumenti di questo tipo. I “Mini Future Certificates” sono strumenti di investimento che permettono di avvantaggiarsi della crescita o della discesa degli indici sulle materie prime sfruttando l’effetto moltiplicatore della leva finanziaria. Esistono dei fondi mobiliari che investono in società legate alle materie prime, ma qui l’ottica è di medio-lungo periodo rispetto ai certificate che invece si propongono di guadagnare abbastanza rapidamente basandosi su una scommessa di risalita o di discesa dei prezzi. In questi ultimi anni le materie prime hanno dato agli investitori piccoli e grandi buone occasioni di guadagno. Ma c’è anche chi raccomanda prudenza, perché come per i mercati borsistici, non c’è niente al mondo che sia destinato a salire per sempre.

    Come guadagnare dalla rivalutazione e vendita dei terreni

    13 Aprile 2008

    Ritorna la nuova serie del programma rivalutiamo i terreni proposta, ancora una volta, dal Fisco a chi possiede terreni agricoli o edificabili che pensa di vendere a breve. Dopo il debutto del 2002 e diverse proroghe annuali, infatti, la Finanziaria 2008 consente nuovamente ai privati cittadini di aggiornare il valore fiscale dei terreni posseduti al 1°gennaio 2008. In particolare, quando si calcolerà la plusvalenza, cioè il guadagno tassabile, anziché il costo di acquisto, si potrà considerare il valore di mercato al 1° gennaio 2008 determinato con apposita perizia di stima. Sul nuovo valore di perizia, e non sulla differenza tra costo di acquisto e valore di perizia, si deve pagare entro il 30 giugno 2008, anche a rate, un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi pari al 4%. La perizia deve essere redatta, sempre entro il 30 giugno 2008, da ingegneri, architetti, geometri, ecc. e la spesa sostenuta può essere portata in aumento del valore di acquisto del terreno.La rivalutazione inciderà sulla determinazione della plusvalenza realizzata mediante la vendita di: 1) terreni lottizzati o resi edificabili con l’esecuzione di specifiche opere; 2) terreni agricoli, acquistati da meno di cinque anni, (esclusi quelli acquisiti per successione la cui cessione non genera plusvalenza tassabile); 3) terreni edificabili.

    La plusvalenza, normalmente è data dalla differenza tra il prezzo di vendita ed il costo di acquisto, aumentato di ogni spesa inerente. Chi si avvale della rivalutazione potrà determinare la plusvalenza tassabile considerando come costo fiscalmente riconosciuto non il valore di acquisto, ma quello risultante dalla perizia di stima.

    La rivalutazione, dunque, può essere vantaggiosa quando si ha in programma la vendita di un terreno e serve a ridurre l’Irpef dovuta sull’eventuale plusvalenza realizzata. Non dimentichiamo, però, che il “guadagno” derivante dalla vendita di terreni agricoli può essere tassato con un’imposta sostitutiva del 20% (in alternativa alla normale tassazione in dichiarazione dei redditi) facendone espressa richiesta al notaio che segue la compravendita. Questa possibilità potrebbe, dunque, rendere meno conveniente la rivalutazione del terreno agricolo, visto che per “l’aggiornamento”, si deve versare il 4% sull’intero valore del terreno stesso. Solo in presenza di plusvalenze molto consistenti, oppure se viene venduto un terreno edificabile (per il quale non si può applicare l’imposta sostitutiva dal notaio) il ricorso al 4% potrebbe essere conveniente.

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