Newsletter

Iscriviti alla nostra NewsLetter


Archivio della Categoria 'mercato economico'

Fed: contesto economia uno dei più difficili

Lunedì 25 Agosto 2008

admin

Il presidente della Fed Bernanke, all’appuntamento annuale a Jackson Hole, ha dichiarato che “L’attuale trend del petrolio e delle quotazioni del dollaro potrebbero rallentare l’inflazione”.  Presente all’incontro anche il governatore della Banca d’Italia, Draghi. La Fed, dice Bernanke, “agirà” come necessario “nel medio termine per assicurare la stabilità dei prezzi”, anche se “le prospettive sull’inflazione restano incerte. Monitoreremo da vicino”.

Per la Federal Reserve la tempesta finanziaria non si è ancora calmata e il contesto economico attuale “è uno dei più difficili mai visti” con “aumento del tasso di disoccupazione”.

Il ruolo dei subprime nella crisi dell’economia mondiale

Lunedì 25 Agosto 2008

admin

La crisi dei mutui “subprime” americani, i prestiti ad alto rischio concessi ad una clientela che poi non è riuscita a pagare le rate, ha innescato, secondo molti osservatori, il rallentamento dell’economia mondiale. Colpendo dapprima i mercati internazionali visto che i subprime sono stati “impacchettati” e venduti in tutto il mondo, esponendo così le banche e i sottoscrittori  di questi strumenti finanziari derivati a fortissime perdite. Ne hanno fatto le spese non solo i risparmiatori ma tutto il settore del credito: dagli Usa alla Gran Bretagna. La crisi ha avuto ripercussioni sui bilanci delle banche, che hanno perso quota sulle piazze finanziarie, e sull’erogazione del credito. Peggiorando il clima di fiducia complessivo. Sul quale si è innestato il rallentamento congiunturale.

Per Alitalia intervengono anche le fondazioni bancarie

Martedì 22 Luglio 2008

admin

Il superconsulente Bruno Ermolli sta portando avanti, lavorando con discrezione, il progetto promosso dal presidente del Consiglio in pectore: «Ci sto lavorando ancora, il presidente Silvio Berlusconi vuole che io vada avanti a lavorarci». Poche parole, confermando la linea della riservatezza: «Questa è la mia unica risposta - risponde Ermolli ai cronisti che lo incalzano - perché sono tenuto al segreto professionale».La girandola di manifestazioni di disponibilità, candidature, indiscrezioni, è il segnale che potrebbe non essere difficile, a questo punto, creare una quota di azionisti italiani come nocciolo di un progetto per il futuro di Alitalia.

Serve anche un partner forte che sia il perno di un piano industriale. E serve una soluzione per arrivare ad una due diligence: se non una nuova gara per la privatizzazione almeno un nuovo mandato dell’azionista al cda, per esempio, perchè i vertici della compagnia possano tornare a sondare l’interesse di potenziali partner disponibili ad acquisire la quota di controllo oggi in mano al Tesoro, e aprire una data room ai candidati. La stessa procedura che aveva portato alla trattativa in esclusiva con Air France.

Indiscrezioni di stampa insistono su contatti tra Lufthansa e Unicredit.

Ma l’attenzione è in queste ore tutta sul prossimo insediamento del nuovo governo perchè il prossimo ministro dell’Economia, come azionista, possa formalmente riaprire il dossier privatizzazione e fare le prime mosse. Atmosfera di attesa anche ai piani alti della compagnia, dove domani torna a riunirsi il cda per fare il punto dopo aver incassato il prestito da 300 milioni del governo, prestito sul quale pende ancora il rischio di una bocciatura da Bruxelles.

Intanto il progetto di cordata italiana incassa l’attenzione delle fondazioni bancarie. «Se ci sono progetti industriali le valutazioni che le fondazioni potranno fare saranno basate su rischio e redditività dell’investimento», dice Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo e Acri, l’associazione di casse di risparmio e fondazioni bancarie. Ma «chiedere oggi se diremo si o no è prematuro, bisogna aspettare un progetto», chiarisce Guzzetti.

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, guarda con interesse anche alla «minaccia» di Silvio Berlusconi: vendere a Ferrovie. Idea che «non è poi così balzana»: pensando a quando, tra pochi anni, i treni ad alta velocità faranno concorrenza ai voli nazionali, per Bonanni «una gestione comune è del tutto auspicabile in un sistema moderno di efficienza dei trasporti».

Debito pubblico italiano ancora in crescita

Lunedì 19 Maggio 2008

admin

Il debito pubblico italiano è salito a febbraio a 1.623,66 miliardi di euro rispetto ai 1.621,44 miliardi di gennaio. Lo comunica la Banca d’Italia. Il debito pubblico, calcolato in valore assoluto, a febbraio è salito dunque per il secondo mese consecutivo, ma è sotto il livello record di 1.629,21 miliardi toccato a ottobre 2007. A febbraio 2008 il debito è cresciuto dello 0,13% rispetto a gennaio.Nel primo trimestre dell’anno le entrate tributarie sono ammontate a 85,634 miliardi contro i 78,81 dello stesso periodo del 2007.

Quanto conviene investire in Borsa con l’energia nucleare

Giovedì 8 Maggio 2008

admin

L’energia nucleare è uno dei pochi settori che al momento sembra poter entusiasmare il mercato azionario europeo.

Le quotazioni della società scozzese British Energy sono salite in Borsa del 29% nell’ultimo mese raggiungendo una capitalizzazione di 7,61 miliardi di sterline che sono circa 9,52 miliardi di euro. Si tratta della migliore performance fra i titoli dell’indice Ftse 100 della Borsa di Londra. Le otto centrali nucleari del gruppo sarebbero nel mirino di almeno due maxi utility europee, la tedesca Rwe e la francese Edf. Entrambe avrebbero avuto accesso ai libri contabili e starebbero valutando la possibilità di presentare un’offerta per acquistare il 35,2% di British Energy messa in vendita dal governo britannico. Chi compra, avrà poi l’obbligo di lanciare un’Opa.

Il governo di Gordon Brown non vuole correre il rischio di trovarsi a corto di energia elettrica ed essendo i giacimenti di petrolio del Mare del Nord in via di esaurimento, ha varato un programma di rinnovo del parco centrali nucleari che prevede la realizzazione di nuovi impianti. British Energy dovrebbe essere la capofila nei progetti di costruzione e gestione dei nuovi reattori, e per un investitore straniero la strada più breve per partecipare a questa impresa è quella di comprare la società.

Lo statuto di British Energy prevede che gli azionisti con quote superiori al 15% devono essere approvati dal governo inglese, una misura che sottolinea quanto è delicato e strategico il settore. In ballo ci sono parecchi soldi perché oggi, per realizzare una centrale nucleare di media dimensione e di nuova generazione, ci vogliono, secondo quanto scriveva nei giorni scorsi il Financial Times, circa 2,8 miliardi di sterline ossia 3,5 miliardi di euro. L’amministratore delegato di A2A, Giuliano Zuccoli, stima che per quattro super centrali nucleari da complessivi 10.000 Megawatt, in grado di coprire un quarto del fabbisogno italiano, ci vogliano 20 miliardi di euro.

Fissare dei prezzi in materia di asset nucleari è molto complesso, in quanto le variabili sono molteplici. Un analista finanziario di una sim milanese afferma che, indicativamente, il costo al Megawatt per la costruzione di un reattore nucleare supera di quattro volte quello di una centrale a gas a ciclo combinato, ovvero circa 500mila euro a Megawatt. Calcolare quale sia il valore di questi asset è ancora più complesso, moltissime variabili intervengono. Le centrali nucleari hanno un tempo di vita fissato dalle norme internazionali: oggi è intorno ai 40 anni, ma esiste un largo consenso sulla possibilità di lasciare che vivano e producano fino a 60 anni. Il loro valore, quindi, è legato alla loro età. Un secondo elemento che pesa è l’altissimo costo dello smantellamento a fine vita.

Oltre che dagli elementi di natura politica, il valore di questi asset è fortemente influenzato dalle oscillazioni del prezzo del combustibile fossile e, in prospettiva, da quello dei diritti di emissione dell’anidride carbonica: l’energia elettrica prodotta con l’uranio costa poco, ma il differenziale su quella prodotta con carburanti fossili è volatile quanto il prezzo del petrolio. Edf ed Rwe sembrano intenzionate a non badare a spese per accaparrarsi British Energy. Morgan Stanley ha provato a fare i conti ed è arrivata ad una valutazione basata sui fondamentali di 535 pence per ogni azioni British Energy, contro un prezzo attuale di 726 pence. Gli stessi analisti affermano che se scattasse la gara fra i contendenti, si potrebbe arrivare, in un’ipotesi ritenuta quasi da fantafinanza, a 815 pence per azione.

Quali che siano le valutazioni corrette di questi asset, di sicuro il costo della corrente generata dal nucleare è più basso. Calcolare la differenza non è facile, perché bisogna prendere in considerazione il prezzo del petrolio, il cambio euro/dollaro, il costo del capitale e quello di smantellamento. Secondo un recente articolo pubblicato su CorrierEconomia, un Megawatt di energia nucleare costerebbe circa 45 euro, ovvero la metà del Megawatt prodotto da centrali a gas (ciclo combinato). Con questo differenziale così ampio, non è strano che Enel, bloccata in Italia dalla legge, abbia puntato sul nucleare all’estero. Dei 153,5 Terwattora prodotti nel corso del 2007 dal gruppo, l’11,8% viene dal nucleare: 4,1 Terwattora dalla Spagna e 14,1 Twh da Romania e Slovacchia. Il piano industriale 2008/2012 prevede che il nucleare arrivi a 33,5 Twh, il 10% del totale del gruppo.

I mercati di frontiera rappresentano un’ottima occasione per investire

Giovedì 1 Maggio 2008

admin

La crisi dei mercati finanziari, fa crescere l’interesse delle banche d’affari per i mercati di frontiera. L’obbiettivo del 2008 per molti investitori è di trovare asset che non siano legati in modo stretto alle fortune di Wall Street. I guadagni dei mercati di frontiera sono molto meno legati all’andamento del S&P500 rispetto ai mercati emergenti e sviluppati, inoltre hanno avuto una performance superiore rispetto agli altri mercati: da gennaio 2000 i ritorni annuali sono stati del 20%, contro il 12% dei mercati emergenti e l’1% dei mercati sviluppati. I mercati di frontiera hanno un forte potenziale di crescita economica, ma rispetto agli altri mercati sono molto più rischiosi (sottocapitalizzazione, regolamentazione carente, basso livello di proprietà straniera, poca trasparenza) e quindi sono consigliati solo agli investitori con orizzonti lunghi e un alta tolleranza al rischio. La leadership nel nuovo indice spetta ai titoli del Medio Oriente che rappresentano  il 50% del totale, seguono l’Asia (26,6%), l’Europa (14,1%), e l’Africa (13,3%). Dal punto di vista settoriale, invece, dominano le banche, seguite dai gruppi di servizi finanziari e dai gruppi del petrolio e del gas. I titoli favoriti dell’area sono: Industries of Qatar (petrolchimico), Emaar (real estate), Dubai Islamic bank e Qatar National bank.

Euro sfondo quota 1,60 sul dollaro. Petrolio nuovo record siora 120$ al barile

Mercoledì 23 Aprile 2008

admin

L’Euro è sempre più forte e abbatte un altro muro sul dollaro, quello degli 1,60 dollari per un solo euro! Oggi all’apertuta dei mercati valutari l’euro si conferma ancora forte ma in leggero calo sul dollaro. La moneta unica europea stamattina è scambiata a 1,5975 dollari, contro la quotazione record toccata ieri di 1,6019. Il petrolio, che ieri ha superato i 119$ al barile, oggi è indicato a 118,19. Sul fronte azionario, avvio di seduta positivo per i principali listini europei. A Piazza Affari il Mibtel segna +0,15% e l’indice All Stars +0,27%.

Il nuovo record di ieri dell’euro sul dollaro è stato favorito dalle dichiarazioni del governatore della Banca di Francia, Christian Noyer che ha detto: “La questione è assicurare che l’anno prossimo il tasso d’inflazione rientri sotto il 2% su base annua (ora è al 3,6%, ndr). Se sarà necessario muoveremo i tassi d’interesse, per ora li lasciamo fermi perché il livello attuale ci pare appropriato”.

Le dichiarazioni di Noyer hanno spinto l’euro fino a un massimo di 1,6019 dollari, con ripercussioni anche sul mercato petrolifero, dove il Wti ha toccato a New York il record di 119,90 dollari al barile. E non poteva essere altrimenti. Se la scorsa settimana l’Eurotower si era lamentata della sostanziale indifferenza con cui i mercati avevano reagito alla presa di posizione del G7 sui rapporti di cambio, parole come quelle di Noyer precisano senza possibilità di errore le intenzioni future dell’istituto di Francoforte. Il presidente Jean-Claude Trichet, peraltro, pur entrato controvoglia nel dibattito infinito sulla necessità di ridurre il costo del denaro, non ha mai dato l’impressione di prendere in considerazione alternative a un giro di vite dei tassi.

La conferma arriva subitodal governatore della Banca del Lussemburgo Yves Mersch che dice “La Bce ogni mese si domanda se è il caso o meno di alzare i tassi per contenere l’inflazione”.
Noyer ha indicato una sorta di linea temporale entro la quale l’Eurotower può mantenere l’attuale wait and see, cioè l’intero 2008. Poi, se i prezzi non dovessero riavvicinarsi al target di riferimento, la sterzata in chiave restrittiva sarebbe inevitabile. A congiurare contro l’opera di raffreddamento dei prezzi è però il petrolio. Il picco di ieri, accompagnato dal top di benzina (1,413 euro il litro) e di gasolio (ormai a un soffio da 1,4 euro), è solo l’ennesimo anello di una catena di record destinata verosimilmente ad allungarsi ancora.

In crescita gli investimenti in Informatica e telecomunicazioni

Mercoledì 2 Aprile 2008

admin

Il mercato dell’Ict, ossia informatica e telecomunicazioni, è in continuo sviluppo e crescita in Italia anche se un pò meno rispetto al resto del mondo, infatti nel 2007 è aumentato dello 0,9% contro una crescita mondiale del 5,5%, e ha raggiunto i 64.390 milioni di euro. A pesare sul dato la stasi delle telecomunicazioni con +0,4% contro il +2,1% dell’anno precedente, mentre il comparto dell’informatica ha un andamento positivo: nel 2007 è cresciuto del 2% a quota 20.190 milioni di euro e ha superato l’aumento del Pil +1,5%. Questi sono i dati che emergono dall’anteprima del Rapporto 2008 di Assinform.Le imprese italiane puntano sempre più ad investire nell’Information Technology. Nell’anno 2007 le aziende italiane infatti hanno investito oltre 16 miliardi di euro nel settore, con un incremento dell’1,9% rispetto al 2006. Gli investimenti sono aumentati in tutte le imprese: dalle piccole con +0,6%, grandi +1,7% e soprattutto medie imprese con +1,9%: hanno un ruolo trainante banche che fanno segnare +1,7% con 4.578 milioni e industria +2% con 4.157 milioni. Le famiglie non sono da meno: nonostante la contrazione generale dei consumi nel 2007 hanno speso oltre oltre 1 miliardo per le tecnologie informatiche, con un aumento del 10,5%, sotto la spinta della domanda di personal computer. Queste due componenti hanno fatto crescere l’It, anche se aumenta il divario rispetto all’insieme dei Paesi europei e al resto del mondo, che cresce del 5,9%.

Nelle famiglie italiane si diffondono le tecnologie: i telefonini ci sono nell’85,5%, il Pc nel 47,8%, il 22,6% ha accesso alla banda larga, quota raddoppiata in due anni.

Diverso è il caso della pubblica amministrazione, con una domanda di It in calo dello 0,6% nel 2007, stagnante rispetto agli ultimi anni, che si aggira attorno a quota 3 miliardi. Dai dati Istat emerge che i siti pubblici sono gli unici il cui utilizzo è in netto calo rispetto al 2006.

A soffrire di più è il mercato delle tlc, a causa della forte competizione, degli interventi regolatori e dell’introduzione di nuove tecnologie, che hanno comportato un abbassamento delle tariffe. Nel 2007 ha generato un business di 44.200 milioni di euro, spinto soprattutto dalla domanda di telecomunicazioni mobili, in crescita dell’1,8%, mentre le fisse hanno subito una contrazione dell’1,3%.

L’Italia continua comunque a investire meno del resto del mondo in Ict: nel 2007 gli investimenti in infrastrutture sono calati del 4,7% contro un aumento mondiale del 4,1%.

Secondo il presidente di Assinform Ennio Lucarelli per cambiare rotta bisogna puntare sull’innovazione e investire sulla formazione.

Per il 2008 Assinform stima una crescita del mercato Ict dell’ordine dell’1,9%, con un valore complessivo di 65.643 milioni, con una ripresa delle telecomunicazioni, che si prevede cresceranno del 2,1% contro l’1,6% dell’It.

Le famiglie risparmiatrici cercano investimenti sicuri

Giovedì 13 Marzo 2008

admin

E’ ormai risaputo che la maggioranza delle famiglie italiane non riesce più a risparmiare. Quei pochi che invece riescono a farlo preferiscono strumenti di investimento per i loro risparmi molto sicuri e tradizionali. Infatti il 17% degli italiani possiede buoni fruttiferi o libretti postali, e questa percentuale è in costante aumento nell’ultimo triennio a fronte di una discesa dei sottoscrittori di fondi, che l’anno scorso sono calati al di sotto del 10%, circa la metà rispetto al picco del 2001. Questi sono i dati emersi da una ricerca di Gfk Eurisko dalla quale risulta anche che gli investitori nel gestito e amministrato sono diminuiti notevolmente negli ultimi cinque anni e oggi sono poco più del 30%, mentre sono aumentati coloro che hanno un conto corrente bancario o postale. La motivazione principale di questa tendenza è la carenza di risorse e risparmi. Quindi, non è una scelta volontaria ma una impossibilità a risparmiare. La ricerca di Gfk Eurisko stima in 2 milioni le famiglie che potrebbero cominciare ad investire nei prossimi mesi. La scarsa propensione al rischio è un fattore che caratterizza da sempre gli italiani e li rende avversi alla Borsa, con un’unica parentesi agli inizi del 2000, quando la percentuale di famiglie con almeno un’azione ha sfiorato il 20% mentre oggi questa percenuale è scesa al 6% sui livelli di vent’anni fa.Le statistiche sulla raccolta dei fondi azionari, in base agli ultimi dati diffusi da Assogestioni, mostrano che i risparmiatori hanno perso gran parte del rally degli ultimi anni, mentre i dati recenti mettono in luce una corsa ai prodotti di liquidità, caratterizzati da una volatilità minima a fronte di rendimenti contenuti.

Al bisogno di sicurezza in un clima di discesa delle Borse, l’industria sta rispondendo con il lancio di prodotti a capitale garantito o protetto. Lo aveva già fatto dopo lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, poi, però, era prevalso il filone degli strumenti a ritorno assoluto che hanno convogliato gran parte dei flussi di raccolta proprio mentre i mercati azionari cominciavano a risalire. Ora, invece, si assiste al ritorno di questi fondi che, è vero, soddisfano la domanda di sicurezza, ma limitano la possibilità degli investitori di partecipare alla ripresa del ciclo, perchè per garantire il capitale devono rinunciare a scelte più coraggiose.

Glossario Termini della Borsa: definizione di denaro, lettera e variazione percentuale

Venerdì 8 Febbraio 2008

admin

Analizziamo i termini utilizzati dagli investitori che vogliono vendere e comprare un titolo in Borsa. Un BTP è quotato sul mercato cosiddetto secondario, dei titoli di Stato. Nel caso dei Btp il prezzo di emissione, detto di aggiudicazione è comunicato subito dopo l’asta e lo si può trovare sul sito del Tesoro.

Nella terminologia degli acquisti in Borsa il termine denaro significa acquisto e lettera significa vendita, e la variazione percentuale (o spread) è la differenza tra le offerte in vendita e le offerte in acquisto degli investitori che vogliono rispettivamente vendere e comprare un titolo, e quindi anche, ma non solo, un BTP quotato sul mercato, cosiddetto secondario, dei titoli di Stato.

Il prezzo di emissione, detto anche di aggiudicazione, è comunicato subito dopo l’asta e lo si può trovare sul sito del Ministero del Tesoro http://www.dt.tesoro.it . Chi dà un ordine di acquisto prima dell’asta pagherà il prezzo cosiddetto di aggiudicazione, più la commissione bancaria, nel giorno “di regolamento” previsto. Il prezzo di aggiudicazione di un BTP a reddito fisso può essere sopra la pari (sopra 100) o sotto la pari (sotto 100), o alla pari (100, caso rarissimo), ma l’acquirente avrà a rimborso sempre il prezzo di 100, per i titoli a cedola fissa o senza cedola. Con una plusvalenza che in termini di rendimento si aggiungerà alle cedole incassate se resterà investito fino a scadenza nel caso il prezzo di aggiudicazione sia stato sotto la pari, e una minusvalenza nel caso di un prezzo pagato sopra la pari. Ovviamente, occorre tener conto dell’imposta del 12,50% su plusvalenze e cedole.