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Archivio della Categoria 'tassi interesse'

Morningstar, le Borse riprenderanno a correre

Giovedì 11 Ottobre 2007

admin

Le turbolenze della crisi dei mutui subprime non hanno spento l’ottimismo dei gestori sulle principali Borse internazionali. È quello che emerge dal consueto sondaggio condotto da Morningstar nella prima settimana di settembre. È una view positiva quella dei fund manager interpellati che credono in una nuova ripresa della crescita dei mercati grazie alla solidità del quadro economico. I gestori hanno dunque confermato il giudizio che avevano espresso nel mese di luglio prima della bufera che si è scatenata ad agosto, a meno che non arrivino delle notizie preoccupanti sul fronte macro o degli utili aziendali, in particolare quelli bancari. In cima alla lista delle Borse preferite spiccano quelle del Vecchio continente. Secondo il 70,6% dei gestori, le Borse europee riprenderanno a salire nei prossimi sei mesi. La positività non manca anche per la Wall Street ed è alimentata da un possibile taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve (Fed). È circa il 60% dei fund manager che prevede una crescita, mentre solo il 6% si è dimostrato pessimista. Sul Giappone rimane un grosso punto interrogativo. Il 58,8% dei gestori della Borsa del Sol Levante stima un aumento nei prossimi sei mesi, una percentuale in calo rispetto al mese luglio.

Italiani truffati dagli Swap bancari

Martedì 9 Ottobre 2007

admin

La legge di riforma del risparmio, approvata a settembre 2006, aveva il compito di rendere più trasparenti i prodotti finanziari confezionati da banche ed assicurazioni, per prevenire crack finanziari e vendita di bond bidone ai risparmiatori. Decine di migliaia di cittadini, specie piccole e medie imprese, alle quali le banche avevano offerto prodotti derivati dai nomi fantasiosi, per garantirli dal rischio tassi, sono sull’orlo della bancarotta perché tali prodotti non hanno affatto garantito dal rischio. Famiglie indotte ad indebitarsi a tasso variabile, che avevano sottoscritto una copertura contro l’aumento dei tassi sui mutui, dopo aver pagato per tale assicurazione salate commissioni, si ritrovano a corrispondere anche 3.000 euro in più di rata l’anno, senza che lo swap, dai nomi fantasiosi, abbiano offerto il paracadute promesso nell’atto della sottoscrizione del contratto. Due recenti sentenze del Tribunale di Torino che hanno condannato Unicredit a risarcire imprenditori truffati dagli swap, lasciano ben sperare, ma l’ottusità delle banche e delle autorità monetarie volte a negare gli effetti della crisi dei mutui subprime, non aiuta a risolvere la questione.

Bce, tassi fermi al 4%: allarme su crescita prezzi

Lunedì 8 Ottobre 2007

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Il presidente Trichet ai governi: rispettate gli impegni!

La Bce lascia i tassi invariati al 4%, e questo era previsto. Ma il presidente dell’istituto di Francoforte, Jean Claude Trichet, ieri a Vienna, si lascia per il futuro le mani libere, a fronte del duplice allarme sul fronte crescita e su quello dei prezzi. Per l’Eurotower, infatti, crescono sia i rischi di un rallentamento dell’economia, sia quelli della stabilità dei prezzi.

La vera novità è che per la prima volta la Bce non dice che la sua politica monetaria resta accomodante, formula che Trichet usava ormai da quasi due anni. Un omissione - che ha visto l�euro reagire con un netto ribasso, a un minimo di 1,4068 dollari, per poi risalire a 1,4150; al quale il numero uno di Francoforte non ha fatto seguire una chiara indicazione di rotta, evitando di schierare l’istituto in maniera troppo esplicita. Se avessimo voluto dire adeguato o neutrale l’avremmo detto, ma non l’abbiamo fatto. Per gli analisti, però, questo potrebbe essere l’inizio di un periodo di transizione, che dovrebbe passare da una politica monetaria rialzista e focalizzata soprattutto sull’inflazione, a una politica più preoccupata di contrastare il rallentamento della crescita economica.

Nel dettaglio, Trichet ha assicurato che il suo scenario di base non è cambiato e che dunque nel lungo periodo il trend della crescita economica dell�eurozona rimarrà sostenuto (sostenuto nella seconda met� del 2007 e intorno al potenziale di periodo per il 2008), ma ha ammesso che le incertezze sono aumentate, a causa della crisi dei mutui e delle turbolenze finanziarie, di cui è difficile prevedere la durata. A fronte del potenziale impatto dell’accresciuta volatilità dei mercati finanziari - ha spiegato - e del riprezzamento dei rischi sull’economia reale, l’incertezza sulle favorevoli previsioni per la crescita sono aumentate. E a causa di ciò, i rischi sulle previsioni di crescita sono al ribasso. (more…)

Euro ancora super sul dollaro, nuovo record!

Giovedì 27 Settembre 2007

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Il super euro continua a mietere record nei confronti del biglietto verde Usa. La moneta unica europea ha, infatti, ritoccato il record di 1,4170 dollari, giungendo a 1,4189 dollari. A spingere in basso il dollaro sono i dati sullo stato dell’economia in Usa. Il prodotto interno lordo è cresciuto, infatti, del 3,8% nel secondo trimestre leggermente al di sotto delle attese. Questo risultato è imputabile soprattutto alla quantificazione del deficit commerciale, che è diminuito meno di quanto comunicato a suo tempo. Questa situazione rende più probabile un nuovo taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve.

Cina, denaro più caro per frenare l’inflazione

Domenica 23 Settembre 2007

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Nuova stretta sui tassi in Cina per raffreddre l’economia e la crescita dell’inflazione. La Banca centrale di Pechino ha alzato i tassi di riferimento a un anno di 27 punti base, portando il costo del denaro al 7,29% dal 7,02% precedente, livello più alto degli ultimi 9 anni. La misura, il quinto ritocco verso l’alto di quest’anno, sarà effettiva da sabato ed è dettata dalla volontà dell’istituto di emissione cinese di frenare l’inflazione, dalla necessità di stringere il controllo sul credito e di pilotare su ritmi più ragionevoli gli investimenti. La manovra era nell’aria e ampiamente attesa dopo che l’inflazione in agosto è cresciuta del 6,5%, il maggiore incremento degli ultimi 10.

“La più grande preoccupazione del governo è l’inflazione in quanto produce un ritorno negativo sui depositi bancari e dunque incentiva i risparmiatori a investire nel mercato azionario e in quello immobiliare alimentando la formazione di bolle speculative”, spiega un esperto di investimenti nel mercato finanziario cinese e asiatico.

Il taglio dei tassi fa volare Borsa Milano

Giovedì 20 Settembre 2007

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Il taglio dei tassi deciso dalla Federal Reserve mette le ali a Piazza Affari, che chiude la seduta con il Mibtel in rialzo del 2,1% e l’S&P Mib del 2,32%.A guidare il recupero sono stati i titoli bancari, principali vittime nelle ultime sedute della crisi dei subprime, a cominciare da UniCredito (+4,05%) e Capitalia (+3,99) che hanno beneficiato anche del via libera dell’Antitrust alla fusione. Brilla il Banco Popolare che chiude a +5,87%.

A seguire Intesa Sanpaolo (+1,98%), Montepaschi (+1,53%), Ubi Banca (+1,81%) e Bpm (+0,92%).

In luce anche gli assicurativi con Generali che sale dell’1,37%, seguita da Unipol (+1,17%) e Fondiaria Sai (+1,97%). Eni (+3,14%) ha guidato al rialzo i petroliferi spinti dal nuovo record del greggio che a New York ha toccato gli 82,51 dollari al barile, dopo la pubblicazione dei dati sugli stock di petrolio negli Usa, scesi oltre le attese.

A ruota sono salite Saipem (+,064%), Snam Rete Gas (+0,88%), ma soprattutto Tenaris (6,8%) dopo le voci di un interesse da parte del colosso franco-indiano Arcelor-Mittal. In deciso progresso Lottomatica (+5,34%) sostenuta da indiscrezioni secondo il cui il governo starebbe studiando delle alternative per evitare alle società attive nel settore dei giochi di pagare le sanzioni per i danni erariali calcolati dalla Corte dei Conti, che per Lottomatica ammontano a 4 miliardi di euro, per i mancati collegamenti in rete dei nuovi apparecchi.

In controtendenza, invece, Fastweb (-0,83%) dopo il forte balzo di ieri. Tra i titoli minori sempre in rialzo la As Roma che, complice il primato in classifica, fa un balzo del 15,3%.

Borse europee volano dopo taglio tassi Usa

Mercoledì 19 Settembre 2007

admin

La Federal Reserve ha tagliato i tassi d’interesse di mezzo punto portandoli al 4,75%. La decisione della Fed era attesa dai mercati. La Borse europee, anticipatamente, hanno chiuso tutte in netto rialzo. Era dal 6 novembre 2002 che la Fed non tagliava i tassi di mezzo punto e da giugno 2003 che non decideva un allentamento monetario. La Fed manda un chiaro segnale al mercato, che da oltre un mese vive schiacciato tra la crisi dei mutui e la frenata dell’economia, con l’effetto di alimentare un’elevata volatilità. La Banca centrale del Giappone non segue la Fed e stamane ha lasciato invariati i tassi d’interesse.

Avvio in deciso rialzo per le Borse europee all’indomani della decisione della Federal Reserve americana sul taglio di mezzo punto del tasso d’interesse, e sull’onda del boom la Borsa asiatica a Tokyo (+3,67%). A Piazza Affari, il primo indice Mibtel ha segnato +1,81%,a quota 31.084 punti. In rialzo anche l’indice All Stars a +1,11%. Bene anche le altre piazze d’Europa. Francoforte sale dello 0,71%, Londra apre a +1,09%, Parigi meglio di tutte a +2,36%,Amsterdam +1,85%, Zurigo +2,10%.

Bce rinvia aumento costo denaro e tassi interesse

Sabato 15 Settembre 2007

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La Bce ha rinviato l’aumento del costo del denaro. Tuttavia l’orientamento di politica monetaria rimane al rialzo. Come può la Bce puntare ancora a un aumento dei tassi di interesse, mentre la Fed potrebbe tagliarli? «Innanzitutto ricordiamo che i tassi negli Stati Uniti sono al 5,25% mentre da noi sono al 4%. L’andamento futuro dei tassi dipenderà dall’impatto delle recenti turbolenze sugli andamenti di fondo dell’economia. Di sicuro, se lo scenario di fondo dell’economia non cambia e se le recenti turbolenze avranno effetti solo marginali, le condizioni monetarie rimangono alquanto accomodanti».

Nei giorni scorsi pareva che i mercati si stabilizzassero, invece la volatilità è di nuovo aumentata.  Gli interventi della Bce contribuiscono a stabilizzare i mercati. Tuttavia, la normalizzazione dei prezzi in corso non significa un ritorno alla situazione precedente all’emergere della crisi. Perché prima c’era una sottovalutazione dei rischi da parte degli operatori. Ci vorrà un po’ di tempo prima che gli operatori siano in grado di valutare il riapprezzamento dei rischi nei loro bilanci e la dimensione delle perdite riportate. Alla pubblicazione dei dati trimestrali, nelle prossime settimane, avremo qualche informazione in più.

I segmenti di mercato che ancora non si stabilizzano sono soprattutto quelli dei commercial papers e degli asset backed securities. E mentre una parte del mercato sta riprendendo lentamente, parte del mercato interbancario a più lunga scadenza ancora non funziona adeguatamente, e ci sono ancora delle scosse.

Taluni sostengono che la crisi si sta allargando ad altri settori creditizi - e che la crisi di liquidità si possa trasformare in una crisi di insolvenza. «Per evitare effetti a catena, deve cominciare a tornare la fiducia tra gli operatori finanziari. Questo richiede innanzitutto trasparenza nel rivelare pubblicamente le eventuali perdite. Da lì si capirà l’entità e la concentrazione del problema. E in che misura potrà avere un impatto sul flusso dei crediti al settore produttivo e all’economia reale. In generale la situazione delle imprese europee è sana. L’afflusso di credito è stato abbondante nei mesi passati e un eventuale rallentamento di questo flusso, se temporaneo, non dovrebbe avere ripercussioni eccessive sulle decisioni di investimento. (more…)

Obbligazioni pubbliche: Bond rende il 4%

Giovedì 13 Settembre 2007

admin

Dopo la bufera sulle cartolarizzazioni, le virtù delle obbligazioni pubbliche tornano alla ribalta, oggi investire semplicemente nei Bond conviene perchè rendono il 4%. E senza aver subito incidenti di percorso. Basta guardare la tabella: al fatidico rendimento lordo si può arrivare con un Btp che scade nel 2009. O con un Ctz 2008. O con i Cct che durano fino al 2014. I risparmiatori che non hanno mai abbandonato le emissioni pubbliche, sia italiane, sia di altri Paesi d’area euro, si sono trovati a incassare cedole o capitali in scadenza senza avere patito particolari sofferenze. Viceversa, chi ha comprato obbligazioni reverse floater o emissioni steepener, si è trovato a fare i conti con fortissime cadute dei prezzi, in parte poi recuperate, vivendo nel timore di perdere anche quote importanti del patrimonio in caso di vendita prima della scadenza.

Perché i prezzi di questi prodotti hanno oscillato negativamente e, nel caso dei reverse floater , in misura tanto consistente? Perché il valore delle loro cedole future, dopo che le prime erano fissate a livelli medio alti, era determinato da una formula ancorata all’andamento futuro dei tassi d’interesse. In ambedue i casi il loro valore ha risentito negativamente di una prospettiva che s’è sviluppata in maniera esattamente opposta a quanto la formulazione del calcolo prevedeva. Tutti questi strumenti hanno convissuto con attese di cedole future molto basse, spesso pari allo zero, trasformandosi in veri e propri titoli senza cedola, obbligazioni che pagano gli interessi solo all’atto del rimborso a scadenza. Per chi può avere pazienza, e attendere la data del rimborso, il mercato potrebbe in parte risarcire le altalene di questi giorni.

La situazione più difficile è quella delle obbligazioni indicizzate ai mutui, Abs o Cdo. Ambedue hanno quale parametro di riferimento il rimborso dei mutui cartolarizzati, venduti a chi ha sottoscritto questi titoli probabilmente senza avere l’esatta cognizione delle loro caratteristiche. Una parte dei prestiti presenti nelle obbligazioni appartiene alla categoria definita subprime, i cui sottoscrittori faticano a pagare gli interessi e a rimborsare le quote capitale. Il rischio è che queste obbligazioni non paghino, a loro volta, le cedole prefissate e che la scadenza s’allunghi, mentre non è da escludere il loro mancato rimborso. Probabilmente, i risparmiatori italiani non detengono direttamente questi strumenti, ma non si può escludere che chi ama il rischio, per ottenere un rendimento teorico più elevato, ne abbia in portafoglio.

Sembra banale, ma la lezione della semplicità è tornata alla ribalta dopo gli incidenti legati a questi titoli. Più semplici sono il prezzo di emissione, la cedola (fissa o variabile) e il valore di rimborso finale, e meglio è, anche se il rendimento teorico che propongono è di livello non elevato. Anche i titoli semplici espongono a una rischiosità, in particolare se le cedole che vengono pagate sono fisse per tutta la durata del prestito: se i rendime nti di mercato salgono, il prezzo di questi titoli tende inevitabilmente a diminuire, spesso in misura rilevante, se la durata del prestito è lunga. Perché quindi assumersi altre forme di rischio, soprattutto se difficilmente controllabili, scegliendo obbligazioni strutturate, la cui fondamentale caratteristica è di fissare il valore delle cedole oppure il valore di rimborso sulla base dell’andamento di parametri di riferimento che, a volte, non sono facilmente reperibili? Bot, Btp, Cct Bund e Oat francesi oggi sembrano la scelta migliore. Almeno in misura prevalente, lasciando che uno spazio modesto possa essere riservato anche a strumenti più rischiosi, qualora la propria situazione lo permetta.

Se si è alla ricerca di rendimenti superiori, meglio scegliere, in misura più o meno rilevante, la strada dell’investimento azionario. Perché, in questo caso, si è perfettamente consapevoli che il mercato su cui s’è investito espone ai tradizionali rischi della Borsa. Se, viceversa, si opta per rendimenti di mercato senza eccessive pretese, un portafoglio a medio rischio consiglierebbe l’immissione di strumenti obbligazionari con durata breve per due ragioni.

La prima è che il differenziale di rendimento tra titoli decennali e biennali è di 42 centesimi di punto, per le emissioni italiane, di 20 per quelle tedesche, di 21 per quelle francesi. La seconda è che gli attuali prezzi dei titoli lunghi risentono favorevolmente dell’effetto «ricerca della qualità o della sicurezza»: essi appaiono eccessivamente quotati, perché i capitali usciti dal mercato azionario e dalle emissioni obbligazionarie di società sono finiti sugli strumenti governativi con durata lunga. Se, in prospettiva, il differenziale tra i due rendimenti, decennale e biennale, dovesse tornare ad aumentare, probabilmente sarà perché saliranno i rendimenti dei titoli lunghi e scenderanno quelli dei titoli brevi. Nel primo caso, le quotazioni scenderanno, mentre nel secondo saliranno. Un duplice guadagno, in sostanza, perché si eviterebbe una perdita sulle quotazioni dei titoli decennali e si guadagnerebbe su quelle dei titoli biennali.

Bce lascia invariati i tassi interesse in Europa

Venerdì 7 Settembre 2007

admin

Il costo del denaro in Eurolandia resta invariato. La Bce (Banca centrale europea) non ha aumentato i tassi d’interesse. La Bce, in particolare,non è intervenuta per modificare il tasso di rifinanziamento principale sulle operazioni pronti contro termine;il tasso d’interesse resta al 4%, quello marginale al 5% e quello sui depositi overnight al 3%. Anche in Gran Bretagna resta invariato il costo del denaro. La Banca d’Inghilterra ha deciso di non modificare i tassi d’interesse che restano bloccati al 5,75%.

La Bce (Banca centrale europea) non ha aumentato di tassi d’interesse, ma sulla stabilità dei prezzi in Eurolandia “restano rischi al rialzo”. Lo spiega Trichet che, però, annuncia: l’inflazione nel 2007 arriverà al 2% e resta “piuttosto accomodante” la politica monetaria. Le stime di crescita di Eurolamdia per il 2007, precisa il presidente della Bce, sono riviste “lievemente al ribasso”: il Pil salirà del 2,2%-2,8% e non del 2,3%-2,9%.Comunque, aggiunge,”i fondamentali” dell’economia di Eurolandia restano “solidi” e le prospettive di crescita “favorevoli”. La decisione di non aumentare i tassi, dice, è stata presa all’unanimità.