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Legge Assegni: torna tutto come prima, o quasi

22 Luglio 2008

admin

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Dallo scorso 25 giugno, pagamenti cash o con titoli trasferibili sono ammessi per somme sotto i 12.500 euro, anziché 5mila.

Sono venuti meno alcuni vincoli alla circolazione dei mezzi di pagamento fissati dal decreto legislativo 231/07 sull’antiriciclaggio, e questo a distanza di neppure 2 mesi.

Un cambiamento così veloce che il Ministero dell’Economia ha assicurato che saranno cancellati i procedimenti sanzionatori aperti contro chi ha violato, nelle scorse settimane, le norme ora cadute. Così dal 25 giugno si possono di nuovo emettere assegni bancari, postali e circolari trasferibili, se di importo unitario inferiore a 12.500 euro; mentre gli assegni da 12.500 euro restano “non trasferibili” e possono essere incassati dal solo e unico beneficiario , direttamente o a mezzo banca.

Cade, inoltre, l’obbligo imposto al girante, a pena di nullità, di inserire il proprio codice fiscale nella girata degli assegni trasferibili. Il Governo, nell’innalzare la soglia per i pagamenti in contanti e con assegni “liberi”, non ha però adottato il limite europeo di 15mila euro, anche se questo poteva tradursi in una semplificazione: per i pagamenti da 15mila euro in su scatta infatti l’obbligo per gli intermediari di registrare le operazioni  e gli obblighi di adeguata verifica di chi compie operazioni occasionali che comportano movimenti di pagamento,quando le banche agiscono da tramite nei trasferimenti di euro o valuta estera e per gli agenti in attività finanziaria.

banche, istituti credito

Unicredit: il peggio è passato, c’è ottimismo su rialzo azioni

2 Luglio 2008

admin

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E’ allarme utili per Unicredit che però, nello stesso tempo, fornisce per la prima volta dalla crisi dei mercati una stima precisa dei profitti attesi per il 2008.Il gruppo guidato da Alessandro Profumo ha annunciato infatti una trimestrale deludente, poi ha tagliato le stime sugli utili, infine ha fornito le nuove previsioni: la superbanca dovrebbe chiudere l’anno con utili per azione tra 0,52 e 0,56 euro, non più quindi quei 0,66 euro promessi durante la presentazione dal piano industriale 2006-2008, prima dell’aggregazione con Capitalia.

La reazione del mercato è stata immediata: in Borsa il titolo Unicredit ha lasciato sul terreno il 2,9% a 4,82 euro (meno 1,5% l’indice del settore bancario europeo). Unicredit aveva già iniziato a preparare il terreno tra gli investitori, quando il 23 aprile, per tacere le voci di pesanti svalutazioni in arrivo, aveva ammesso di non poter confermare gli obiettivi di fine anno annunciando in anticipo la trimestrale: utili vicini a un miliardo dopo un altro miliardo di svalutazioni. Tutto confermato ieri. Unicredit ha chiuso marzo con utili netti a 1,007 miliardi, il 51% in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa e con un indice di solidità patrimoniale al 5,5 per cento.

«Un dato deludente», commenta un analista precisando che «a deprimere i conti del gruppo sono state le pulizie di bilancio nell’investment banking». Anche Unicredit, nonostante le smentite dei mesi scorsi, si è mostrata vulnerabile alla crisi che ha colpito i mercati: 650 milioni di pulizia per l’esposizione in derivati e altri 350 milioni sui bond.

Quanto al futuro un po’ d’incertezza rimane. «Abbiamo indicato una forchetta di risultati e non un numero preciso - ha spiegato Profumo - perché bisogna tenere conto dell’alta volatilità dei mercati finanziari».

«La struttura del capitale resta solida – ha tuttavia aggiunto l’ad di Unicredit – e potrebbe essere messa sotto tensione solo dal verificarsi di una recessione in Usa, Europa e Asia: uno scenario che non prevediamo anche se deve essere considerato». Il gruppo punta a chiudere il 2008 con un indice di solidità finanziaria in miglioramento al 6%, grazie ai benefici che deriveranno dall’adozione dei principi contabili di Basilea II.

Un segnale di ottimismo anche per la politica dei dividendi che il manager promette stabile. Ieri l’assemblea degli azionisti ha confermato la cedola di 0,26 euro per azione, pari a un rendimento del 5,26%, che il gruppo staccherà il 19 maggio. Tornando al primo trimestre, il margine di intermediazione è sceso del 16,5% a 6,45 miliardi e il risultato di gestione si è fermato a 2,3 miliardi (meno 36,5%).

Dopo l’illustrazione dei dati Profumo ha colto l’occasione per fare chiarezza su altre questioni aperte. Per quanto riguarda Alitalia il manager ha ribadito che «la banca non ha un interesse proprio, ma valuterà l’opportunità di operare per conto terzi». Nessuna novità neppure sul futuro della As Roma: «Il piano di ristrutturazione della controllante Italpetroli procede», si è limitato a dire Profumo.

Archiviata la trimestrale, l’ad ha guardato avanti e, al termine della presentazione dei risultati, ha «convocato» la comunità finanziaria per il prossimo 26 giugno. È il giorno in cui alzerà il velo sul nuovo piano industriale del gruppo.

Investimenti, banche, piazza affari, azioni

Perquisite 4 banche a Milano per inchiesta sui derivati

26 Giugno 2008

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Perquisizioni in corso da parte della Guardia di Finanza nelle sedi milanesi di quattro banche, nell’ambito dell’ inchiesta sui derivati condotta dal Pm Alfredo Robledo. Gli uffici perquisiti riguardano le sedi di Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e la sede romana di Depfabank. Gli indagati sarebbero diversi.L’accusa è truffa aggravata ai danni del Comune di Milano per la stipula di prodotti derivati. Le perquisizioni non sarebbero connesse a un esposto presentato nei giorni scorsi.

banche, derivati

Secondo Adusbef volano gli utili per le banche

20 Maggio 2008

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In quattro anni gli utili delle banche italiane sono praticamente raddoppiati, mentre le tasse sono aumentate a ritmi decisamente più lenti, segnalando una “rete di protezionismo scandaloso” eretta attorno agli istituti di credito. Alll’indomani delle dichiaraziioni del neo ministro dell’Economia, Tremonti, che annuncia “sacrifici per le banche”, i consumatori dell’Adusbef evidenziano il boom degli utili e la scarsa pressione fiscale che ha risparmiato le banche. Dal 2000 al 2006 l’utile lordo delle banche è passato da 15,9 a 30,5 miliardi di euro (+91,5%),mentre quello netto è più che raddoppiato (da 9,9 a 22,7). Le tasse passano invece da 6 a 7,7 mld.

banche

Azioni Unicredit Replay possono salire del 30%

8 Aprile 2008

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Unicredit Markets & Investment conferma il giudizio buy su Reply dopo l’acquisizione di Communication Valley. Nel 2007 Communication Valley ha generato ai suoi investitori ricavi per 9,1 milioni di euro con un ebitda del 17,6%, un ebit del 16,9% e un utile netto del 9,5%. La società è cresciuta nel periodo 2003-2007 a un tasso medio annuo del 46%. Secondo gli analisti di Unicredit, l’operazione permetterà a Reply di aumentare la sua presenza nel segmento della sicurezza per il settore bancario, acquisire clienti importanti come Unicredit e IntesaSan Paolo e investire risorse e azioni in modo più redditizio. Gli analisti stimano per Reply una crescita dell’ebitda di almeno 20%, dopo il +76% e il +25% riportati nel 2007 e nel 2006. Il titolo tratta a sconto rispetto ai concorrenti, dunque il target di prezzo è stato fissato a 30,50 euro, con un potenziale upside delle azioni del 30% circa.

Investimenti, banche, azioni

Attenzione a fidarsi del trader prima di investire.

2 Aprile 2008

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E’ successo che dei clienti avevano sottoscritto una gestione con il Credit Suisse e poi con il crollo di Borsa del 2000 hanno perduto un terzo del capitale in pochi mesi e hanno scoperto che i loro soldi erano investiti in modo arrischiato. Il gestore poi è stato rimosso, ma la banca dice che era tutto regolare.Ma come li selezionano, questi trader, al Credit Suisse? In questi giorni è emersa una voragine nei conti, ben 2,85 miliardi di dollari, causata, ha detto la banca, dagli errori di “un piccolo numero di trader”. Ma un’altra storia che ci hanno raccontato non è recente ed è molto simile, tranne che per un piccolo dettaglio: a rimetterci non è stata la banca, ma un cliente che le aveva affidato i suoi soldi in gestione.

Il signor V. P. fa un lavoro che lo porta continuamente in giro per il mondo, e quasi sempre in posti disagiati dove anche le comunicazioni sono problematiche. Per lunghi periodi non ha la possibilità di seguire i suoi investimenti, così decide di farli gestire da professionisti e sceglie una banca antica e blasonata: il Credit Suisse, appunto. Faranno senz’altro meglio di me, pensa, posso dormire fra quattro guanciali. E’ l’estate del 2000: V. P. firma un contratto per una gestione “bilanciata”, versa 300 milioni di lire e parte tranquillo per il suo lavoro.

Sta fuori sei mesi e al ritorno va a dare un’occhiata a come stanno andando i suoi risparmi. Brutta sorpresa: dei 300 milioni circa un terzo se n’è andato. Ora, è vero che nella seconda metà del 2000 le Borse sono andate malissimo, ma realizzare una perdita del 33% in sei mesi non sembra così normale. V. P. si mette a controllare come sono stati investiti i suoi soldi e resta di sasso: quasi la metà della quota azionaria, 70 milioni, è stata investita su un solo asset, e molto rischioso: il Fondo americano Henderson Horizon, specializzato in azioni della new economy, proprio il settore dove la bolla speculativa era più grossa e quindi più disastroso era stato il crollo.

Ora, la prima cosa che fanno gli amici più esperti quando li informi che hai cominciato a investire i tuoi soldi è di ripetere un vecchio adagio: “Non mettere le uova in un solo paniere”. Questo per dire che la diversificazione del portafoglio è un concetto basilare, vista l’imprevedibilità dei corsi azionari; e tanto più è rischioso l’investimento scelto tanto minore dev’essere la quota che vi si destina, per quanto possa essere promettente. Altrimenti il rischio aumenta in maniera esponenziale.

Ma come, dice V. P.: “Ho scelto una rassicurante ed antica banca svizzera, governata da solida esperienza e amministrata con cautela, insensibile alle bolle speculative e ai richiami pirotecnici della new economy… Credevo, almeno. Se avessi voluto gettarmi in speculazioni azzardate, sono sempre disponibili gli avventurieri delle Bahamas o del Caucaso, che promettono brividi e miracoli”. Protesta, scrive all’ufficio reclami: ancora non sa che sta per cominciare una via crucis di lettere, telefonate, appuntamenti, funzionari e dirigenti che si palesano una volta e poi non si fanno più trovare. Viene a sapere, intanto, che la persona che gestiva i suoi soldi è stata rimossa: indizio evidente che il suo non dev’essere un caso isolato. La banca dapprima risponde in modo possibilista, vedremo, controlleremo. Poi gli spedisce una lunga lettera in cui si dice in pratica che la gestione corrispondeva al profilo di rischio da lui scelto sottoscrivendo una gestione bilanciata, cioè “medio-alto” (“medio-alto”? ma una gestione bilanciata, 50-50, non dovrebbe essere a rischio “medio”?) e che comunque la componente azionaria era stata distribuita su cinque diversi strumenti (“già – osserva V. P. – ma metà era su uno solo, il più rischioso, e l’altra metà divisa fra gli altri quattro”). Insomma, che ci vuol fare: si sa che con le azioni si può perdere. La banca non ha colpe, andrà meglio un’altra volta.

V.P. continua a tempestarli, ma si scontra con un muro di gomma: il funzionario con cui ha parlato il giorno prima dal giorno dopo è irreperibile, viene sballotato da Cesare a Pilato. A un certo punto, la grande concessione: “In via del tutto eccezionale – annuncia una lettera della banca – la Direzione commerciale le ha accordato il rimborso delle commissioni di gestione” per l’anno 2005. “Si sono rovinati – commenta il nostro – a rimborsarmi l’1,25%! Ma io voglio almeno 15.000 euro che, al netto della caduta dei mercati, malcontata è la perdita che si può attribuire alla loro gestione spericolata”.

A quasi otto anni di distanza, V. P. continua testardamente la sua battaglia. Chissà, adesso che “alcuni trader” l’hanno fatta tanto grossa che si è saputo in tutto il mondo, forse i dirigenti saranno più disposti a dargli retta.

Investimenti, Trading, banche

Nuove norme antiriciclaggio su assegni e libretti

29 Marzo 2008

admin

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Dal 30 aprile prossimo ci saranno importanti novità nel mondo bancario per quanto riguarda gli assegni e libretti. Infatti gli Assegni bancari diventano più sicuri e non trasferibili di “mano in mano”.

Dal 30 aprile è prevista una “mini” rivoluzione antiriciclaggio che coinvolge assegni, libretti al portatore e contante. Le nuove regole bancarie sono contenute in una guida di Abi e Mef che verrà diffusa in tutte le banche. Tra le novità: obbligo di emettere assegni “non trasferibili” da 5mila euro in su, pagamento di una tassa di 1,50 euro ad assegno se si vogliono fare “cheque” liberi e l’impossibilità di emettere assegni “a me medesimo” se non per l’incasso di contanti da parte della stessa persona. Gli assegni, dovranno portare anche il codice fiscale.

E’ cominciato il conto alla rovescia per la fine delle operazioni in contanti oltre i 5.000 euro e la scomparsa degli assegni con libertà di girata. A partire dal 30 aprile, infatti, entrano in vigore le nuove disposizioni antiriciclaggio che riguardano l’importo massimo consentito per i pagamenti in contante, le modalità di compilazione degli assegni e la giacenza massima per i libretti di risparmio e i titoli al portatore. Obbiettivo finale dell’operazione: ridurre gli euro in circolazione, disincentivare gli assegni e aumentare l’uso delle carte di credito per limitare i fenomeni di riciclaggio.

Dal prossimo 30 aprile scende dunque dagli attuali 12.500 a 5.000 euro l’importo massimo per le operazioni in contante. In contemporanea e spariranno gli assegni liberi per tutti gli importi e le banche e le Poste rilasceranno solo carnet di assegni non trasferibili. Si potrà però continuare ad usare i vecchi libretti e richiedere assegni che non riportino la dicitura “ non trasferibile”. Per questo è obbligatorio presentare una richiesta scritta alla propria banca e pagare un’imposta di bollo di 1,50 euro per ciascun assegno. In ogni caso questi assegni non potranno superare l’importo di 5.000 euro.

Gli assegni liberi, inoltre, potranno essere incassati solo se sarà indicato il codice fiscale di chi li porta allo sportello. La mancanza o l’errata indicazione del codice fiscale su assegni girati li rende nulli e quindi impossibili da incassare. Gli assegni “a me medesimo”, invece, potranno essere incassati solo da parte della stessa persona che li ha emessi e solo in banca o alla posta.

Nuovo limite di 5.000 euro anche per i libretti al portatore. Dal 30 aprile la giacenza non deve superare i 5.000 euro. I libretti con saldi superiori dovranno essere estinti o dovranno essere condotti al nuovo limite, prelevando l’eccedenza.

Il termine massimo per adeguarsi è fissato al 30 giugno 2009.

Un uso non corretto degli assegni, come la mancata indicazione della clausola “non trasferibile” per assegni con importi pari o superiori a 5.000 euro, comporta multe dall’1% al 40% del totale dell’importo trasferito. Previste sanzioni anche per chi non regolarizza i propri libretti al portatore entro il termine indicato, con multe fino al 20% della giacenza.

Investimenti, Notizie, banche, finanziamenti, istituti credito

Le famiglie risparmiatrici cercano investimenti sicuri

13 Marzo 2008

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E’ ormai risaputo che la maggioranza delle famiglie italiane non riesce più a risparmiare. Quei pochi che invece riescono a farlo preferiscono strumenti di investimento per i loro risparmi molto sicuri e tradizionali. Infatti il 17% degli italiani possiede buoni fruttiferi o libretti postali, e questa percentuale è in costante aumento nell’ultimo triennio a fronte di una discesa dei sottoscrittori di fondi, che l’anno scorso sono calati al di sotto del 10%, circa la metà rispetto al picco del 2001. Questi sono i dati emersi da una ricerca di Gfk Eurisko dalla quale risulta anche che gli investitori nel gestito e amministrato sono diminuiti notevolmente negli ultimi cinque anni e oggi sono poco più del 30%, mentre sono aumentati coloro che hanno un conto corrente bancario o postale. La motivazione principale di questa tendenza è la carenza di risorse e risparmi. Quindi, non è una scelta volontaria ma una impossibilità a risparmiare. La ricerca di Gfk Eurisko stima in 2 milioni le famiglie che potrebbero cominciare ad investire nei prossimi mesi. La scarsa propensione al rischio è un fattore che caratterizza da sempre gli italiani e li rende avversi alla Borsa, con un’unica parentesi agli inizi del 2000, quando la percentuale di famiglie con almeno un’azione ha sfiorato il 20% mentre oggi questa percenuale è scesa al 6% sui livelli di vent’anni fa.Le statistiche sulla raccolta dei fondi azionari, in base agli ultimi dati diffusi da Assogestioni, mostrano che i risparmiatori hanno perso gran parte del rally degli ultimi anni, mentre i dati recenti mettono in luce una corsa ai prodotti di liquidità, caratterizzati da una volatilità minima a fronte di rendimenti contenuti.

Al bisogno di sicurezza in un clima di discesa delle Borse, l’industria sta rispondendo con il lancio di prodotti a capitale garantito o protetto. Lo aveva già fatto dopo lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, poi, però, era prevalso il filone degli strumenti a ritorno assoluto che hanno convogliato gran parte dei flussi di raccolta proprio mentre i mercati azionari cominciavano a risalire. Ora, invece, si assiste al ritorno di questi fondi che, è vero, soddisfano la domanda di sicurezza, ma limitano la possibilità degli investitori di partecipare alla ripresa del ciclo, perchè per garantire il capitale devono rinunciare a scelte più coraggiose.

Investimenti, banche, fondi, obbligazioni, mercato economico

Conti correnti online con tassi interesse maggiore, si prevede un boom nel 2008.

24 Febbraio 2008

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Secondo l’Osservatorio Finanziario, l’istituto che si occupa di monitorare l’e-banking, il 2008 sarà l’anno del boom dei conti online e degli investimenti su internet. La sfida tra i conti correnti offerti si basa sul costo sempre più basso del conto e sugli interessi attivi offerti, che in qualche caso arrivano a sfiorare perfino il 6% lordo.

Le offerte veramente innovative e anche redditizie tra quelle proposte di recente dalle banche ai privati sono proprio quelle che riguardano l’online banking. Infatti solo accedendo all’operatività sul conto mediante Internet si può beneficiare di una quantità di agevolazioni e di riduzioni dei costi: al momento in cui si reca in agenzia a eseguire delle operazioni, il cliente ritrova spesso costi e oneri che credeva di avere consegnato ormai al passato.

Il Rapporto 2008 sui conti correnti online stilato dall’Osservatorio Finanziario mostra che nel 2007 le spese per tenuta conto sono scese del 68% rispetto al 2005 e del 25% rispetto al 2006. I tassi creditori si inquadrano sull’1,08% mentre il tasso debitore si aggira sul 12,13%. Per quello che riguarda le spese di chiusura conto i costi sono quasi sempre uguali a zero, ma in numerosi casi si presentano al consumatore degli ulteriori costi occulti di difficile identificazione.

Secondo l’Osservatore Finanziario il conto corrente più valido sembra essere il Conto IW di IW Bank che offre il 4% di interessi, poi il Conto me di We Bank (3,9%), Websella.it di Banca Sella (3,75%) e Conto Fineco (3,75%). C’è anche il conto di deposito Conto Santander (3,75%). A questi si aggiungono Conto Arancio di Ing Direct, anche questo un conto di deposito, e poi i nuovi conti di Barclays e Cariparma, con tasso creditore lordo d’ingresso rispettivamente a pari al 5% e 4%.

Investimenti, Trading, banche

Crisi Mutui affonda il Credit Suisse, svalutazione record di 2,85 miliardi di dollari

21 Febbraio 2008

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Il trading online selvaggio ha colpito un altra Banca. Dopo Société Générale è toccata la stessa sorte al Crédit Suisse. La Banca Svizzera ha annunciato una svalutazione di ben 2,85 miliardi di dollari sul valore di strumenti finanziari legati ai mutui ad alto rischio. E nel contempo ha sospeso un gruppo di trader, rei di aver commesso errori di valutazione su quei “commercial paper”. Il risultato è il collasso in Borsa delle azioni e titoli legati al Crédit Suisse con -6,61% alla Borsa di Zurigo. A causa delle rettifiche i profitti del primo trimestre saranno alleggeriti di almeno un miliardo di euro. Inoltre l’istituto perde l’aura dorata di chi finora, al contrario della consorella elvetica Ubs, era passato pressoché indenne attraverso lo tsunami dei mutui subprime. Ma soprattutto il Credit Suisse deve fare i conti con il pesante danno d’immagine. Dopotutto, proprio come fu per SocGen, di mezzo ci sono ancora loro, i trader. L’amministratore delegato della banca, Brady Dougan, parla di  pochi operatori, subito sospesi dal servizio, ma ancora stipendiati dalla banca, almeno fino a quando gli accertamenti saranno in corso. Per ora il Crédit Suisse cerca di sminuire sui responsabili della vicenda, parla di errori sulla prezzatura di alcuni strumenti legati al mercato immobiliare americano. I trader non avrebbero adeguato con la dovuta prontezza il valore dei titoli in portafoglio con il saliscendi dei mercati. In sostanza il portafoglio risultava sopravvalutato, i bilanci sfasati, tanto che dovranno con tutta probabilità essere rivisti anche i conti per l’anno 2007.

Secondo l’istituto di credito svizzero i normali controlli periodici interni alla banca avrebbero portato l’errore allo scoperto, con la conseguente svalutazione. C’è però anche una lettura diversa, rilanciata ieri da una nota di Bear Stearns, in cui si spiega come Kpmg, in qualità di revisore di Credit Suisse, abbia scoperto gli errori nelle valutazioni degli strumenti finanziari e, proprio per questo, si sia rifiutata di dare il proprio “nulla osta” ad una emissione obbligazionaria subordinata da 2 miliardi di dollari, con scadenza 2018.

Il mercato, preso alla sprovvista, capisce subito che la cosa è seria e che come ha spiegato un analista alla Reuters “è un disastro, potrebbe essere solo la punta di un iceberg”. A Zurigo il titolo va in tensione, arriva a perdere il 10%, quindi si assesta a un -6,61%, 53 franchi svizzeri. Un prezzo da saldo, che potrebbe convincere il fondo sovrano del Qatar ad incrementare le posizioni prese nelle scorse settimane. Ma si è accesa una nuova spia rossa nel mondo bancario, non per nulla l’indice di rischio per il settore, relativo all’andamento dei “credit default swap”, ha segnato un nuovo record.

Investimenti, Trading, banche, borsa europea, azioni, istituti credito