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Le banche tengono le Borse sotto scacco

9 Novembre 2007

admin

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La crisi del credito tiene sempre sotto scacco i mercati finanziari mondiali, incapaci di uscire dalla spirale ribassista in cui si sono infilati a causa del proliferare di cattive notizie provenienti soprattutto dai colossi bancari Usa. La crisi dei mutui subprime indebolisce i bilanci, mina la fiducia degli investitori e aumenta i timori di una sua amplificazione ad altri settori dell’economia.Il clima resta insomma teso, più di quanto dicano gli indici che ieri mostravano ribassi percentualmente non allarmanti Londra, la peggiore, è scesa dell’1%, Milano ha ceduto lo 0,82% e Wall Street ha contenuto le flessioni attorno allo 0,5%. Ciò che più inquieta, semmai, è l’assenza di indicazioni positive da parte delle banche. Dopo le indiscrezioni circolate alla fine della scorsa settimana, Citigroup ha alzato bandiera bianca: alla Sec l’omologa della Consob, il colosso finanziario statunitense ha consegnato una serie di documenti in cui ipotizza svalutazioni tra gli 8 e gli 11 miliardi di dollari conseguenti alle attività agganciate ai prestiti ad alto rischio. Non solo: il risultato netto del terzo trimestre è stato rivisto a 2,21 miliardi rispetto ai 2,38 stimati il mese scorso, da paragonare ai 5,51 miliardi messi in cassaforte nel periodo luglio-settembre 2006 da Citigroup. La Borsa di New York, già mal disposta dopo il licenziamento nel weekend di Charles Prince, sostituito dall’ex titolare del Tesoro Usa, Robert Rubin (ma la casella dell’amministratore delegato è ancora vuota), non l’ha presa bene nonostante l’inatteso rialzo dell’Ism servizi a quota 55,8 in ottobre, e sul titolo sono fioccate le vendite meno 5%. L’effetto di trascinamento sui titoli bancari è stato così inevitabile, con Ubs, Barclays e Hsbc costretti a subire perdite tra il 2,3 e il 3,7%, mentre a Piazza Affari hanno mostrato una certa resistenza Intesa Sanpaolo meno 0,15% e Unicredit meno 0,18%. Motivo? «Le banche italiane - commentava un trader - sono già state massacrate, hanno già dato».

Quanto successo finora rischia tuttavia di essere nulla se paragonato a quanto potrebbe accadere. Secondo Bill Cross, numero uno di Pimco, il più grande gestore mondiale di fondi obbligazionari, se la Federal Reserve non interverrà con un ulteriore taglio dei tassi, il mercato immobiliare andrà incontro a un crollo dei prezzi oscillante tra il 10 e il 15%. Cross considera inoltre «un problema da 1.000 miliardi di dollari» il mercato dei mutui sub prime, destinato a manifestare insolvenze per circa 250 miliardi nei bilanci delle principali banche d’affari statunitensi come Merrill Lynch (che ha già proceduto a svalutazioni per 8,4 miliardi) e, appunto, Citigroup. La cifra di 250 miliardi è contenuta anche in uno studio di Lehman Brothers in cui viene ipotizzato questo ammontare di perdite nell’arco dei prossimi cinque anni, da “spalmare” sulle banche commerciali, sulle agenzie governative del settore (Freddie Mac e Fannie Mae) e sulle compagnie assicurative.

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Risparmiatori preferiscono investire in Bot piuttosto che in immobili

9 Novembre 2007

admin

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La crisi dei mutui subprime negli Usa spaventa le famiglie italiane: un contagio di natura psicologica che, tuttavia, influenza il comportamento dei risparmiatori, allontanandoli dal tradizionale investimento su immobili. Quest’anno si va registrando una diminuzione del 15%, dal 70% al 55%, degli italiani che investono in immobili, a vantaggio di strumenti finanziari considerati più sicuri: dai Bot ai certificati di deposito, dalle obbligazioni ai libretti di risparmio, preferiti dal 25% dei risparmiatori contro il 13% del 2006. E tutto questo avviene nonostante che il nostro Paese appaia, tutto sommato, relativamente al riparo dagli effetti della crisi americana.

L’indagine annuale Acri-Ipsos sul risparmio degli italiani nel 2007, presentata dal presidente dell’associazione Giuseppe Guzzetti alla vigilia della 83ª Giornata mondiale del risparmio, disegna un quadro di pessimismo diffuso e rassegnato sull’andamento dell’economia. La debole svolta ottimista che era stata colta dall’indagine Acri-Ipsos 2006 è del tutto svanita, e sono in aumento le famiglie che si dichiarano in difficoltà, arrivando al 38% del totale. I pessimisti sull’andamento dell’economia italiana sono il 52%, contro un 17% che si attende un miglioramento e un 24% che non prevede sostanziali cambiamenti. L’Italia  non è sufficientemente attrezzata per affrontare un rallentamento dell’economia internazionale. Continua »

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Per il 2008 si prevede crisi nel mercato immobiliare

9 Novembre 2007

admin

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Compravendite immobiliari sempre più in calo, richieste mutui sempre in discesa e tempi di vendita che salgono fino a otto mesi a Milano. Conseguenza nuove costruzioni in discesa. Gli indicatori del mattone volgono al peggio, e in molte situazioni i prezzi cominciano a calare. La fine del più lungo boom del dopoguerra è realtà.Sono almeno tre o quattro anni che da più parti s’invoca la crisi del mattone come una correzione necessaria alle follie del mercato immobiliare dell’ultimo decennio. Il primo a sollevare il problema fu il prestigioso settimanale inglese L’Economist che, un paio d’anni dopo aver tessuto le lodi dell’economia immobiliare per aver ‘salvato il mondo’ da una recessione dopo lo sboom della new economy, si accorse per tempo dei pericoli insiti in una risalita senza freni dei prezzi. Una medicina che aveva sì alimentato la crescita economica ma che ora poteva tramutarsi nel suo esatto contrario, una droga che poteva portare alla rovina.Negli Stati Uniti la correzione sia dei prezzi che del numero di transazioni è già cominciata, abbastanza bruscamente come avviene di solito in quel paese, un anno fa e da allora le Borse mondiali e l’economia del globo sono entrate in fibrillazione. La crisi dei mutui subprime non è altro che la miccia che ha fatto detonare la polveriera e creato pericoli per la crescita economica internazionale. Continua »

Investimenti, aumento prezzi, tassi interesse, mercato immobiliare

Aumentano rischi nel mercato economico per crisi mutui subprime

8 Ottobre 2007

admin

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Le prolungate turbolenze dei mercati scatenate dalla crisi dei mutui subprime americani hanno “significativamente” aumentato i rischi che gravano sull’economia globale, e per il settore della Finanza le ripercussioni saranno serie e di lunga portata. «Le potenziali conseguenze di questo episodio non vanno sottovalutate, e il processo di aggiustamento potrebbe prortarsi», avverte il Fondo monetario internazionale. E’ ancora troppo presto per dare giudizi definitivi sulle conseguenze di questa fase di turbolenze - nello studio l’Fmi tende ad evitare di far ricorso al termine “crisi” - ma è già chiaro ci sono diverse aree della finanza e del mercato che richiedono interventi: come la trasparenza, la qualità e la quantità di informazioni da fornire sui rischi, e il funzionamento delle agenzie di rating. I policy maker vengono però invitati a muoversi con cautela: nuove eventuali misure andranno vagliate tenendo conto del bilancio costi-benefici, e di tutte le loro possibili conseguenze per il mercato. Guardando innanzitutto alla situazione attuale «le condizioni del mercato del credito potrebbero non normalizzarsi rapidamente», avverte l’Fmi. L’economia globale è entrata in questa fase di turbolenze disponendo di «un solido tasso di crescita». E «la crescita globale permane solida, anche se ci si attende un certo rallentamento. I rischi al ribasso sono aumentati significativamente e, anche se non dovessero materializzarsi, le implicazioni di questo periodo di turbolenza saranno significative e di lunga portata».

Secondo l’Fmi è già abbastanza evidente che diverse aree della finanza globale richiederanno interventi. L’istituzione ne cita cinque.

1) La prima è legata alla situazione di incertezza e mancanza di informazione sui rischi. «Informazioni precise, tempestive e accurate sui rischi sottostanti sono componenti essenziali per consentire al mercato di differenziare adeguatamente l’apprezzamento dei rischi». L’intervento sulla maggiore informazione deve passare sia per la quantità sia per la qualità delle comunicazioni. Ma bisogna studiare con attenzione quali nuove misure di disclosure adottare, vista la gigantesca mole di dati potenzialmente coinvolti e il costo della loro elaborazione-pubblicazione.

2) Secondo, se da un lato l’innovazione e l’evoluzione degli strumenti della finanza hanno contribuito a stabilizzare la situazione, bisogna ora capire come possono aver anche negativamente alimentato queste volatilità dei mercati e queste difficoltà sul credito. In particolare l’Fmi si sofferma sui sistemi di cartolarizzazione di crediti a rischio - come nel caso de mutui subprime americani - che combinati a condizioni di mercato favorevoli sembrano aver incentivato un allentamento dell’attenzione sul controllo dei rischi.

3) Terzo, «vanno riesaminati» il ruolo delle agenzie di rating e l’analisi dei rischi sui titoli derivati e strutturati. «Le agenzie di rating continueranno ad essere un tassello essenziale del funzionamento dei mercati», ma sono emerse «alcune preoccupazioni sulle metodologie che seguono per valutare alcuni prodotti particolarmente complessi». E i dubbi sulla adeguatezza delle valutazioni fatte dalle agenzie, rileva l’Fmi, sono stati ulteriormente suffragati dalla rapidità con cui queste hanno proceduto a downgrade di rating dopo l’inizio della fase di turbolenza dei mercati.

4) Quarto, in un contesto in cui è improvvisamente emersa una evaporazione delle liquidità dal mercato, va adeguatamente commisurato il premio di rischio sui prodotti particolarmente “complessi” e a bassa liquidità. Con le istituzioni finanziarie che devono disporre di «robuste strategie di finanziamento, adattate ai loro modelli di business e in grado di fronteggiare condizioni di stress» del mercato.

5) Quinto e ultimo punto individuato dall’Fmi, prosegue lo studio, è che questi episodi di turbolenza hanno fatto emergere che per le banche il «perimetro di rischi è più ampio di quello comunemente considerato dai parametri legali». Ad esempio i rischi sulla reputazione di un istituito possono costringerlo a farsi carico di spese subite da entità da cui è legalmente separato. E i rischi di cui un istituto pensa di essersi defilato, magari ricoprendosi mediante una cartolarizzazione, possono tornare indietro gravando sulla sua reputazione.

«Adesso - conclude l’Fmi - i policy maker si trovano a dover fronteggiare un delicato compito di bilanciamento. Devono approntare linee guida che stimolino gli investitori a mantenere elevati standard sul credito e a rafforzare i sistemi di gestione dei rischi, sia in situazioni favorevoli che in tempi avversi. Ma le iniziative andrebbero intraprese solo quando i benefici per la collettività superano i costi, stando bene attenti a valutarne tutte le possibili conseguenze».

Investimenti, banche, mercato economico

Banche e crisi mutui: i rischi

2 Ottobre 2007

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Mutui mai così alti in Italia dal 2002. L’allarme è stato lanciato il 18 settembre dall’Abi, Associazione delle banche italiane. Ad agosto i tassi medi applicati alle famiglie per l’acquisto di una casa hanno raggiunto il 5,63%, contro il 3,58 di cinque anni fa. Il vicepresidente dell’Adusbef, che si occupa di tutelare i clienti, Antonio Tanza spiega:“L’aumento dei tassi Usa ha accresciuto il numero di famiglie americane che non riescono a pagare il mutuo, mandando in crisi le banche”. Ma in Italia corriamo questo pericolo? Secondo gli esperti le banche italiane chiedono molte garanzie a chi vuole accendere un mutuo, non ci sono rischi di insolvenze di massa. Se dovessero ritrovarsi con poco denaro, è la Banca centrale a compensare. Anche chi ha dei titoli o mutuo è al sicuro, alla banca che dovesse fallire, ne subentrerebbe un’altra, che ne erediterebbe i clienti alle stesse condizioni.

La situazione dei mercati finanziari, scossi dalla crisi dei mutui, non avrà “effetti drammatici sulla crescita mondiale” che ha “basi solide”. Lo afferma Strauss-Kahn nel corso della sua prima conferenza stampa da direttore generale del Fondo monetario internazionale. Situazione “sotto controllo” anche perché “le banche centrali hanno fatto tutto quello che dovevano fare”. “Sarò il direttore generale delle riforme” dice Strauss-Kahn che assicura di rivedere pesi, presenze e politiche dell’istituzione che guiderà.

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