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Il ruolo dei subprime nella crisi dell’economia mondiale

25 Agosto 2008

admin

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La crisi dei mutui “subprime” americani, i prestiti ad alto rischio concessi ad una clientela che poi non è riuscita a pagare le rate, ha innescato, secondo molti osservatori, il rallentamento dell’economia mondiale. Colpendo dapprima i mercati internazionali visto che i subprime sono stati “impacchettati” e venduti in tutto il mondo, esponendo così le banche e i sottoscrittori  di questi strumenti finanziari derivati a fortissime perdite. Ne hanno fatto le spese non solo i risparmiatori ma tutto il settore del credito: dagli Usa alla Gran Bretagna. La crisi ha avuto ripercussioni sui bilanci delle banche, che hanno perso quota sulle piazze finanziarie, e sull’erogazione del credito. Peggiorando il clima di fiducia complessivo. Sul quale si è innestato il rallentamento congiunturale.

Investimenti, mercato economico

Crisi mutui frena l’economia mondiale

15 Settembre 2007

admin

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L’economia mondiale crescerà meno dopo la crisi dei mutui ad alto rischio, i cosiddetti “subprime”, negli Stati Uniti. L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che riunisce 30 paesi, ha tagliato le previsioni di sviluppo per quest’anno di Eurolandia al 2,6% (dal 2,7% precedente) e degli Usa (all’1,9% dal 2,1%). Secondo il capo economista Jean-Philippe Cotis le prospettive di crescita sono ora «meno promettenti». L’Ocse, in particolare, nelle sue previsioni ha nettamente rivisto al ribasso, rispetto a maggio scorso, le stime di crescita del pil di Italia (da 2% a 1,8%), Francia (da 2,2% a 1,8%) e Germania (da 2,9% a 2,6%) per il 2007.

«Per ora non abbiamo ragioni di correggere le nostre stime, seguiamo con grande attenzione ma molto dipenderà da come si evolverà la crisi negli Stati Uniti e da come si rifletterà sulla propensione al consumo», ha commentato il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani.

La Bce pronta ad agire. «La volatilità del mercato monetario è aumentata e la Bce sta monitorando la situazione con attenzione». E’ quanto si legge in una nota diffusa oggi dalla Banca centrale europea, dove si precisa che se la volatilità «dovesse persistere domani», l’istituto «è pronto ad assicurare condizioni ordinate del mercato monetario» nell’area. Il comunicato della Bce, notano dalle sale operative, arriva dopo che in mattinata i tassi a breve erano saliti ai massimi degli ultimi sei anni, al 4,76-4,8%. L’annuncio dell’istituto centrale, che si è detto pronto a intervenire per assicurare condizioni ordinate al mercato monetario, ha avuto l’immediato effetto di riportare il riferimento overnight attorno al 4,13%, spingendo le banche a mettere sul mercato la liquidità che avevano accumulato fino a quel momento. Giovedì la Bce riunirà il consiglio direttivo e deciderà se intervenire sui tassi di interesse dell’eurozona. Il mercato si attende che l’istituto centrale mantenga il costo del denaro ivariato al 4%, rinviando l’attesa stretta nella politica monetaria.

L’Ocse: ancora difficile stimare impatto crisi. La crisi di insolvenza dei mutui subprime ha colpito l’economia mondiale «in un momento in cui era ancora forte», ha spiegato il capo economista dell’Ocse, precisando tuttavia che ancora non è facile stimare l’effetto delle crisi finanziarie di questi giorni sulla crescita anche se è «rivista al ribasso la crescita per il secondo semestre dell’anno». «In generale, le nostre stime di crescita possono errare in eccesso, dato che non è ancora stato possibile valutare interamente l’impatto negativo delle turbolenze del mercato del credito sulle attività economiche», ha osservato ancora il capo economista dell’Ocse. Se poi gli Stati Uniti rischino o meno una recessione economica «è difficile da valutare», ha detto ancora Cotis, spiegando che l’impatto della crisi dei mutui “subprime” dipenderà molto dal clima economico, e per il momento i consumi negli Usa stanno reggendo. L’Ocse prevede in ogni caso che il «contagio» della crisi dei mutui sarà scarso in Europa.

Cotis, nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto dell’Ocse ha suggerito poi di accendere un faro acceso sul mercato del credito immobiliare e di avviare una «una lotta attiva contro l’attività creditizia predatoria». Le insolvenze dei mutui cosiddetti subprime «hanno rilevato serie imperfezioni nel funzionamento del mercato immobiliare americanoe, in generale, del mercato del credito in tutto il mondo», ha osservato Cotis, ma i mercati «impareranno dai recenti errori secondo il solito processo “sbagliando si impara”».

Per quanto riguarda infine i tassi, secondo l’Ocse, la Federal reserve Usa dovrebbe tagliare di ulteriori 25 punti base il costo del denaro per contrastare gli effetti della crisi, mentre nel caso dell’area euro, anche se unastretta avrebbe senso, l’Ocse ritiene che la Bce dovrebbe evitare strette fino a quando i mercati non si saranno stabilizzati. E la stessa cosa vale per la giapponese BoJ, in attesa di un pieno rientro della deflazione. In Eurolandia, per Cotis, sembra comunque «garantita» una nuova stretta ai tassi quando «quando le condizioni dei mercati saranno calme».

Almunia: rischi ci sono ma economia solida. «Non c’è dubbio che c’è un rischio al ribasso, ma l’economia europea continua a essere un economia che si basa su fondamenta solide. Dunque si trova in condizioni favorevoli grazie alle quali non dovrebbe subire conseguenze particolari dalla crisi dei mutui statunitensi». Lo ha detto il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia , nella sua relazione al Parlamento europeo sulle recenti turbolenze nei mercati finanziari. «L’impatto della crisi - ha detto Almunia - potrebbe andare al di là di quanto visto finora, e per questo la vicenda merita tutta la nostra attenzione. Ma l’impatto sull’economia europea dovrebbe essere, in linea di principio, limitato, visto che la crescita resta elevata». Per Almunia, quindi, «il fattore più importante sarà l’impatto che la crisi avrà sulla fiducia, che è il motore fondamentale sia per gli investimenti che per i consumi».

Investimenti, industria, inflazione, istituti credito

Commercio estero: l’Italia torna in positivo

13 Settembre 2007

admin

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Il saldo commerciale italiano con i paesi dell’Ue a giugno, è risultato positivo per 547 milioni di euro, rispetto ad un deficit di 578 milioni di euro registrato nello stesso mese del 2006.

Lo rende noto l’Istat, precisando che, sempre a livello tendenziale, le esportazioni verso i paesi Ue sono aumentate dell’8,6%, mentre le importazioni sono aumentate del 2,2%. Rispetto a maggio 2007, rileva l’Istat, i dati destagionalizzati registrano a giugno una diminuzione dell’1,6% per le esportazioni e un aumento dell’1% per le importazioni. Nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2006, le esportazioni sono cresciute del 12%, mentre le importazioni del 7,6%. Nello stesso periodo il saldo è stato positivo per 2.149 milioni di euro, a fronte di un disavanzo di 1.949 milioni di euro nello stesso periodo del 2006.

Anche negli scambi con i paesi Ue, a giugno, sottolinea l’Istat, è proseguita la crescita tendenziale di entrambi i flussi commerciali, con la dinamica delle esportazioni che si mantiene superiore, per l’undicesimo mese, a quella delle importazioni. Nell’analisi per paese, a giugno si registrano, tra i principali partner commerciali, aumenti tendenziali delle esportazioni verso la Spagna (+9,1%), la Germania (+8,6%), il Regno Unito (+6,4%) e la Francia (+5,9%). Nel complesso dei paesi, i più alti incrementi tendenziali delle esportazioni si sono registrati nei confronti della Polonia (+32,4%), Grecia (+24,5%), Svezia (+21,6%), Slovenia (+21,3%) e Belgio (+19,9%); riduzioni si sono registrate per Malta (-28,1%), Cipro (-17,6%), Romania (-10%), Portogallo (-9%), e Irlanda (-7%).

Le importazioni dai maggiori partner commerciali sono aumentate in particolare dalla Germania (+8,8%) e dalla Francia (+8,2%), mentre sono diminuite dal Belgio (-20,1%) e dai Paesi Bassi (-0,6%).

Per quanto riguarda l’analisi per settore di attività economica, a giugno gli incrementi tendenziali più elevati delle esportazioni si registrano per i prodotti petroliferi raffinati (+34%), per i metalli e prodotti in metallo (+16,7%), per i mezzi di trasporto (+14,4%) e per i prodotti chimici e fibre sintetiche ed artificiali (+12,4%). In flessione risultano i prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-6,7%), i prodotti dell’industria tessile e abbigliamento (-3,3%) e i mobili (-2,6%). I più ampi aumenti delle importazioni si sono registrate per i mobili (+20,5%), per le macchine e apparecchi meccanici (+16,9%), per i metalli e prodotti in metallo (+15,3%) e per i mezzi di trasporto (+13,5%); le flessioni maggiori hanno riguardato l’energia elettrica, gas ed acqua (-51,8%), i minerali energetici (-45,9%), il cuoio e prodotti in cuoio (-17%) e i minerali non energetici (-15,2%).

industria, aumento prezzi

FI: Il DPEF una minaccia per il futuro!

3 Luglio 2007

admin

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“Il Documento di programmazione economico-finanziaria approvato dal governo, diversamente dal trionfalismo di Prodi, rappresenta una minaccia per il futuro dell’Italia”. Così in una nota, Bondi e Cicchitto di Fi. “Ancora una volta un ministro dell’Economia come Padoa-Schioppa, si piega ai voleri del governo, ai condizionamenti della sinistra estrema. Si replica così la logica della sciagurata legge finanziaria, con più spese e più tasse. Forza Italia presenterà la sua valutazione sul Dpef e le sue proposte”.  

Secondo il portavoce di Forza Italia e di Berlusconi Bonaiuti “Il Dpef non riduce ma aumenta la spesa e non rilancia affatto gli investimenti! Bocciato dall’Europa, bocciato dagli italiani, il Dpef di Prodi e Padoa-Schioppa si fa bello di un finto tesoretto che in realtà è solo maltolto, quel che è stato portato via ai cittadini in un anno con troppe tasse”. E Bondi e Cicchitto in una nota: “Il Dpef approvato dal governo, diversamente dal trionfalismo di Prodi, rappresenta una minaccia per il futuro dell’ Italia”. “Fi presenterà la sua valutazione sul Dpef e le sue proposte”.

Notizie, finanziamenti, DPEF

Frena il PIL, ma il quadro resta positivo

2 Luglio 2007

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Secondo il Centro Studi di Confindustria, il Prodotto interno lordo italiano rallenta la sua corsa, salendo dello 0,3% rispetto all’1,1% dell’ultimo trimestre, ma il quadro generale dell’economia resta positivo. La moderazione della crescita del PIL nei primi tre mesi deriva da un rallentamento di tutte le componenti, ad eccezione dei consumi delle famiglie che hanno segnato una forte accelerazione, dallo 0,3% di fine 2006 a +0,7% della situazione attuale.

Notizie, industria, PIL