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Depositi e conti bancari sono sicuri: rimborsi fino a 103 mila euro

7 Ottobre 2008

admin

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Le Banche in questi giorni sono sempre più sotto tiro ma i risparmiatori sono sempre tutelati.
Nel nostro sistema, infatti, fin dal 1987 è attivo in Italia il Fondo interbancario di tutela dei depositi, costituito prima come consorzio
volontario, poi come consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia. Dal 1996, poi, è in vigore una direttiva comunitaria specifica che riguarda tutte le banche della Ue, e prevede una garanzia minima di 20.000 euro.
Non c’è, dunque nessun rischio che si possano perdere i soldi depositati o investiti nel caso di crisi dell’istituto.
Tutte le banche sono infatti assicurate per legge, in Italia il Fondo interbancario assicura, nei limiti previsti dallo statuto, i depositanti delle banche italiane, delle succursali di banche italiane negli altri paesi comunitari, e delle succursali in Italia di banche comunitarie ed extracomunitarie consorziate. Per le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia esiste l’obbligo di adesione al Fondo a meno che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente. In questo caso la tutela corrisponderà a quella offerta dal sistema di assicurazione dei depositi del paese di origine.
Per le banche che aderiscono al sistema del fondo interbancario italiano l’importo garantito arriva fino ad un massimo di 103.291,38 euro per depositante e per istituto di credito. Coperti anche gli assegni circolari e i titoli assimilati purché nominativi. Nessuna garanzia, invece, per i depositi e gli altri fondi rimborsabili al portatore. Ovviamente la garanzia opera sia nel caso si tratti di istituti di credito “tradizionali”, quindi con gli sportelli sul territorio, sia di banche che offrono solo conti on line. E lo stesso vale per i Certificati di deposito emessi dalle banche, purché intestati e non al portatore.
Sono invece esclusi dal sistema i fondi investiti in operazioni di pronti contro termine o in obbligazioni. Si tratta, infatti, di investimenti e non di depositi, e di conseguenza non rientrano nelle tutele previste dal Fondo.
Il caso di messa in liquidazione il sistema di garanzia prevede una specifica procedura da seguire nel malaugurato caso di messa in liquidazione della banca. Nel caso in cui questo dovesse accadere, entro un mese dalla nomina del liquidatore il depositante viene contattato tramite raccomandata ed informato delle somme risultanti a suo credito. Entro i primi tre mesi dall’inizio della liquidazione coatta amministrativa della banca, prorogabili ad un periodo non superiore a nove mesi, sono rimborsati 20.000 euro. La restante parte viene restituita, entro il limite di 103.291,38 euro, in base ai tempi della liquidazione stabiliti dai liquidatori.
Per quel che riguarda invece gli investimenti offerti dalle banche è in vigore da alcuni mesi la direttiva Mifid che ha imposto nuovi obblighi per la tutela del cliente soprattutto per quanto riguarda l’adeguatezza delle operazioni offerte rispetto al profilo di rischio dell’investitore. E per chi avesse il dubbio di aver acquistato titoli in precedenza “spinto” da consigli non proprio disinteressati del suo istituto di credito, a breve sarà operativo il nuovo sistema di conciliazione che prenderà il posto dell’Ombudsman dell’Abi.

Investimenti, banche, fondi, obbligazioni

Euro al minimo ultimi 13 mesi, petrolio sotto i 90$

7 Ottobre 2008

admin

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La tempesta che ha gettato nel panico le borse di tutto il mondo si è fatta sentire anche sulle quotazioni dell’euro e del petrolio. La moneta unica europea è scivolata ai minimi di 13 mesi sul dollaro, fino a quota 1,3542 dollari. Il petrolio è sceso sotto i 90 dollari al barile, il livello più basso dal febbraio scorso.

Investimenti, cambi, euro

Panico sule Borse europee: bruciati 445 miliardi di euro

7 Ottobre 2008

admin

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Si è scatenato il panico sui mercati finanziari di tutto il mondo. Gli indici delle borse europee sono in caduta libera sulla scia del tonfo di Wall Street. In tutto il mondo sono stati bruciati 1750 mld di dollari e solo in Europa ci contano 445 miliardi di euro di perdite.
San Paolo, in Brasile, è stata sospesa dopo che l’indice perdeva il 15%.
A Piazza Affari il Mibtel ha segnato un tonfo dell’8,24% a 17.976 punti, stessa flessione per lo S&P/MIb a quota 23.776, All Stars -5,74% a 9938.
A Parigi perdita del 9.04%, il più forte ribasso dall’88, a Francoforte - 7.07%, Amsterdam -9,14%, Londra -7,85%. Crollano finanziari ed energetici, Unicredit -5,9% nonostante il piano di salvataggio approvato dal CdA.

Investimenti, borsa italiana, piazza affari, borsa europea, azioni

Centomila italiani a rischio per investimenti Bond Lehman Brothers

30 Settembre 2008

admin

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Altissimo il numero di investitori che hanno in portafoglio titoli della banca fallita. L’Adusbef punta il dito contro Unicredit e Intesa “che hanno emesso obbligazioni Lehman per 3,2 miliardi” nonostante “la situazione pre-fallimentare fosse chiara”.I risparmiatori italiani che hanno nel loro portafoglio investimenti in titoli legati alla Lehman sono “oltre 100.000″. E’ quanto calcola l’Adusbef che punta il dito contro Unicredit e Intesa “che hanno emesso obbligazioni Lehman per 3,2 miliardi di euro” nonostante “la situazione pre-fallimentare fosse sotto gli occhi di tutti”. Le stesse banche - sempre secondo il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti - “hanno spinto polizze Index e Unit Linked infarcite di Lehman Brothers”.

“Adusbef avvierà - annuncia l’associazione dei consumatori in una nota - anche un’azione civile contro le banche e le colluse autorità vigilanti per l’ennesimo episodio di risparmio tradito. Stimiamo che tra i bond e le polizze, piazzate dalle assicurazioni e dalle banche negli sportelli bancari, i risparmiatori coinvolti nei titoli Lehman, diventati carta straccia, possono superare il numero di 100.000″.

Investimenti, banche

Riassetto in casa Fiat: Ifil incorporata in Ifi

30 Settembre 2008

admin

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I consigli di Ifi e di Ifil hanno approvato la semplificazione della catena che dalla Giovanni Agnelli sapaz arriva fino alla Fiat. L’operazione prevede la fusione per incorporazione di Ifil in Ifi: rapporto di concambio pari a 0,265 azioni Ifi ordinarie o risparmio per ogni azione ordinaria o risparmio di Ifil e di un’azione Ifil risparmio per 0,265 nuove azioni Ifi risparmio. La nuova grande Ifi - il nome non sarebbe stato ancora deciso - sarà presieduta da Johm Elkann e guidata Carlo Barel di Sant’Albano. L’operazione vedrà la luce agli inizi del 2009 dopo altri passaggi societari: entro settembre i due consigli dovranno approvare il progetto di fusione e convocare per novembre le assemblee. I titoli delle due società sono stati sospesi per l’intera giornata. Advisor Leonardo & co per Ifi, Goldman Sachs per Ifil.

L’operazione, da tempo attesa, rende più chiara la struttura di controllo del gruppo: nasce una sola società di investimenti al posto delle due holding. Mentre finora la Giovanni Agnelli deteneva il 100% dell’Ifi che, a sua volta controllava il 69,99% dell’Ifil, holding operativa del gruppo, al termine della fusione l’accomandita avrà il 59,2% della nuova società che avrà attivi pari a 6,5 miliardi di euro e sarà concentrata sull’attività di investimento. La modalità scelta non era l’unica, ma è la sola che permette di mantenere tutte le risorse in cassa a disposizione degli investimenti perché non richiede alcun acquisto di azioni. Vengono rispettati i diritti patrimoniali e amministrativi di tutti gli azionisti, grazie alla scelta di mantenere quotate tutte e tre le categorie di azioni e si creano le premesse per ridurre lo sconto che il mercato applica al valore degli attivi e che per l’Ifil vuol dire un mancato riconoscimento di valore pari al 35 per cento. Altro vantaggio è l’aumento della liquidità delle azioni, in quanto il capitale votante flottante sale al 55%, mentre finora quello Ifil era pari al 24,5% del totale e quello dell’Ifi al 38,9%.

Finiscono anche le speculazioni che il mercato regolarmente alimentava sul possibile taglio alla catena di controllo del Gruppo. Oggi a Piazza Affari i titoli di Ifi e Ifil sono stati sospesi, mentre gli occhi sono rimasti puntati su Fiat che ha chiuso a 10,69 euro, in crescita del 3,2% dopo avere toccato quota 11 euro tra scambi brillanti per oltre 53,6 milioni di pezzi, pari al 4,8% del capitale. Ad accelerare la definizione del nuovo assetto del gruppo è stato un evento inatteso, la decisione del fondo Amber di mettere sul mercato il pacchetto di Ifi privilegiate, che l’accomandita ha scelto di acquistare. Il 25 agosto la Giovanni Agnelli aveva annunciato, per la prima volta, di stare valutando la possibilità di accorciare la catena di controllo.

Investimenti, industria, azioni

Morgan e Goldman si trasformano in holding

30 Settembre 2008

admin

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Termina l’era delle banche d’investimento in senso stretto, chiudendo così l’epoca di una Wall Street fatta di indipendenti società di brokeraggio che comprano e vendono, che consigliano clienti e che sono molto meno regolate rispetto alla banche commerciali che si basano sui depositi.Mentre al Congresso si discute il piano di salvataggio del sistema finanziario americano da 700 miliardi di dollari, la Fed, nel tentativo di evitare che la crisi di Wall Street contagi due delle sue primarie istituzioni, accorda a Morgan Stanley e Goldman Sachs il cambio di status da banche d’investimento a tradizionali società bancarie. Le due più prestigiose istituzioni di Wall Street saranno da ora in poi sottoposte all’attenta supervisione dei regolatori nazionali, soggette al rispetto di requisiti di capitale e, quasi di sicuro, meno redditizie di quanto sono state finora.

Il cambio di status dà a Goldman e Morgan una boccata d’ossigeno, dando loro più tempo per organizzare i propri asset e mettendole in una posizione migliore per eventuali fusioni o acquisizioni. Nel breve termine, il via libera della Fed al cambio di status potrebbe rallentare significativamente le trattative di fusione in corso fra Morgan Stanley e Wachovia. Secondo indiscrezioni, Morgan privilegerebbe la strada di un rafforzamento di capitale e sarebbe in «trattative avanzate» con il fondo sovrano cinese Cic e altri investitori per una iniezione di capitale. Inoltre, cambiare status significa accedere ai prestiti della finestra a tasso di sconto della Fed, aperta in via del tutto eccezionale e temporaneamente anche alle banche di investimento per far fronte alla crisi.

La conversione di Goldman e Morgan potrebbe non essere gradita segretario al Tesoro Henry “Hank” Paulson, che negli ultimi mesi ha cercato disperatamente di difendere l’esistente struttura delle istituzioni finanziarie: con il cambio di status di Goldman e Morgan, ora tutte le case madri delle maggiori istituzioni finanziarie americane sono sotto la supervisione della Fed.

Il via libera alla conversione sembrerebbe inoltre accelerare - secondo gli osservatori - l’ascesa della Fed a supervisore universale. Negli ultimi giorni è divenuto sempre più chiaro alla banca centrale che l’attuale modello delle banche d’investimento non avrebbe potuto funzionare nelle attuali condizioni di mercato, soprattutto dopo il fallimento di Lehman Brothers che ha reso ancora più difficile reperire fondi a breve termine.

Oltre a dover essere supervisionate dalla Sec, ora Goldman e Morgan saranno anche sotto la supervisione della Fed, dell’Office of the Comptroller of the Currency. «Sono state così vicine alla morte che qualcosa doveva per forza cambiare», spiegano alcuni analisti. Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno tentato, negli ultimi mesi, di ridurre il proprio leverage, un’operazione non facile in un mercato con prezzi in calo per molti asset, per cercare di superare la crisi nel miglior modo possibile. Goldman e Morgan sono le uniche due banche d’investimento sopravvissute come indipendenti al ciclone subprime.

Investimenti, banche

Rende più investire in immobili o in Borsa?

30 Settembre 2008

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Spesso l’acquisto della prima casa non è una scelta, ma una necessità: e comunque in un momento di tendenziale flessione del mercato può rivelarsi conveniente. L’immobile da investimento, invece, ha già vissuto il suo momento d’oro, negli anni di mercato euforico: oggi appare meno interessante, senza contare che molti hanno già dedicato al mattone le loro risorse di liquidità. E chi ne ha ancora deve valutare bene: oggi le banche retail offrono buoni rendimenti. Può convenire, quindi, mantenere la propria liquidità, in attesa di tempi migliori per l’investimento immobiliare. In particolare, chi intende acquistare immobili da affittare deve fare i conti con la pesante tassazione sulle locazioni - che potrebbe però migliorare in futuro, con l’adozione della cedolare secca al 20% ipotizzata in Finanziaria - che al momento rende poco appetibile questo investimento.

Investimenti

Lunedì nero per le Borse europee, bruciati 320 miliardi

30 Settembre 2008

admin

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E’stata davvero una giornata nera quella di lunedì per le Borse europee che hanno bruciato ben 320 miliardi di euro.A Piazza Affari indici in calo di quasi il 5%. 

La bocciatura del piano Paulson da parte della Camera Usa è arrivata in Europa quando le borse erano già chiuse. Tuttavia i listini del Vecchio Continente avevano già iniziato la discesa a partire dalle prime contrattazioni, per poi accelerare la caduta quando anche Wall Street ha aperto in discesa. Il ricorso a strumenti straordinari e, soprattutto, al salvataggio pubblico delle banche in difficoltà non ha fatto altro che cerare ulteriore allarme, provocando il cosiddetto “panic selling”, le vendite da panico. Risultato: le Borse europee hanno archiviato oggi una delle sedute peggiori dell’anno, con 320 miliardi di euro perduti in termini di capitalizzazione, mentre per quanto riguarda Piazza Affari il calo (-4,98% l’indice S&P/Mib dei titoli primari, -4,74% il Mibtel) è il peggiore dell’anno, il secondo se si fa riferimento al Mibtel.

Dei 40 titoli che compongono il paniere dell’S&P/Mib soltanto uno ha chiuso in positivo: si tratta di Terna, il cui prezzo di riferimento è migliorato dello 0,08% rispetto a venerdì. Per il resto è un lungo elenco di flessioni di dimensioni disastrose, se si eccettua Snam Rete Gas, che ha ceduto soltanto lo 0,53%. Nel caso di Tenaris (-11,18%) e Unicredit (-10,30%) i cali sono addirittura a due cifre. Per entrambi i titoli sono scattate le sospensioni al ribasso: un provvedimento che ha comunque colpito altri valori.

Un lunedì nero, insomma, che ha travolto tutti i comparti del listino. Fra i petroliferi, per esempio, ad avere la peggio è stata Saipem, che ha ceduto il 9,38%, mentre uno scivolone analogo (-9,15%) ha colpito Impregilo. Seat Pagine Gialle (-8,92%) è stato il titolo più venduto in un comparto editoriale che ha perso nel complesso un po’ meno della media. Bancari e assicurativi continuano in ogni caso a rimanere nell’occhio del ciclone e: oltre a Unicredit, che come si è visto ha registrato la seconda peggiore caduta all’interno dell’S&P/Mib, hanno perso terreno in modo particolare Unipol (-7,63%) e Banca Popolare di Milano (-7,53%).

L’eccezione della giornata, infine, va ricercata fra i titoli minori e si chiama Lazio: il titolo della squadra di calcio della capitale che domenica ha guadagnato la testa della classifica della serie A ha chiuso con una quotazione di riferimento in progresso del 22,77%.

Investimenti, borsa italiana, piazza affari, borsa europea, azioni

Titolo MedioBanca in rialzo in Borsa

20 Settembre 2008

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La Borsa italiana ha brindato alla ritrovata unità d’intenti nella banca d’affari: il titolo ha chiuso in rialzo del 3% a 9,9 euro fra scambi molto intensi.

Segno che il mercato ha apprezzato sia il ruolo che i manager si sono ritagliati nella nuova governance (tutti e 5 gli operativi sono entrati in cda ed esecutivo), sia il ritorno di Mediobanca a una centralità di sistema che, al di là del business di banca d’affari, è evidentemente considerato un atout dagli analisti.

Secondo analisti e operatori l’accordo, al di là dei suoi contenuti, evita, «in un momento difficile per tutti, il rischio di una pericolosa impasse» fra i dirigenti spalleggiati da Unicredit e i principali soci guidati da Geronzi, che si sarebbe ripercossa sull’intero sistema finanziario nazionale. L’intesa sembra comunque «salvaguardare l’autonomia del management», un punto che il mercato temeva di veder a rischio e che avrebbe avuto severe conseguenze sul corso azionario del titolo. Giovedì prossimo potrà essere convocata l’assemblea dei soci del 28 ottobre sul bilancio anche in sede straordinaria per poter così approvare formalmente la riforma dopo che questa sarà passata al vaglio di Bankitalia. Una scadenza fortemente voluta dal presidente del consiglio di sorveglianza Cesare Geronzi anche nei momenti più difficili per le trattative con i manager. La soluzione: un cda unico allargato a 22 componenti. I cinque manager che siedono nel consiglio di gestione confluiranno tutti, assieme a 3 esponenti dei soci, nel comitato esecutivo presieduto da Geronzi che avrà come vicepresidente Renato Pagliaro, il quale sarà nominato direttore generale. Alberto Nagel rimarrà amministratore delegato.

Investimenti, banche, borsa italiana, piazza affari, borsa europea, azioni

Tesoro Usa stanzia 50 miliardi di dollari per fondi monetari

20 Settembre 2008

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Il Dipartimento del Tesoro americano ha deciso l’istituzione di un fondo di garanzia da 50 miliardi di dollari per i fondi monetari, particolarmente esposti alla crisi dei mercati finanziari. “Mantenere la fiducia nel settore dei fondi monetari è essenziale per proteggere la stabilità del sistema finanziario mondiale”, fa sapere il Tesoro Usa. I fondi monetari, considerati in genere sicuri, “svolgono un ruolo fondamentale nel finanziamento del mercato dei capitali delle istituzioni finanziarie”.

Investimenti, fondi