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Investimenti sicuri e protetti, come mettersi al riparo dalla crisi

15 Ottobre 2008

admin

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Le insidie maggiori per i piccoli risparmiatori si annidano nelle pieghe dell’alta finanza, dove la sfiducia dei mercati e l’incertezza dell’entità della crisi affossano la ripresa delle borse internazionali. Non sempre però la corsa agli sportelli è la mossa ideale per preservare i risparmi di una vita. Gli esperti da entrambe le parti dell’Oceano consigliano di evitare scelte affrettate dettate dal panico mentre suggeriscono di mantenere la bussola orientata su investimenti di medio o lungo periodo per puntare su un recupero dei valori persi, piuttosto che su perdite certe e pesanti di oggi. Se negli Stati Uniti sembra aver trovato il via libera il pacchetto salva-banche approvato dal governo con l’obiettivo di puntellare le parti del sistema in difficoltà ed evitare il peggio, nella vecchia Europa è stata approvato l’innalzamento della soglia minima a garanzia dei depositi bancari.I risparmi garantiti

Per tenere al riparo i propri risparmi dalle turbolenze finanziarie si possono scegliere “porti sicuri” sul breve termine come i titoli di Stato (Bot e Btp, o titoli di Stato europei) o i conti di deposito online (garantiti dal fondo interbancario per i conti correnti), strumenti che permettono un impegno tra i tre e i 12 mesi con tassi compresi tra il 3% e il 3,5% l’anno. Certo, l’inflazione corre un po’ di più, ma i titoli del Tesoro e conti di liquidità rimangono gli strumenti più garantiti, almeno nel breve periodo. In prospettiva bisogna anche tenere conto di uno scenario molto probabile di taglio del costo del denaro da parte della Bance centrale europea. Una mossa destinata a erodere i rendimenti di questi strumenti, che però potrebbe essere controbilanciata da una riduzione dell’inflazione. Quanto ai pronti contro termine, sono considerati strumenti tra i più sicuri, a patto che abbiano come sottostante un titolo di Stato per esempio (di per sè sicuro).

I conti correnti

Garantiti contro qualsiasi scivolone finanziario i conti correnti (anche quelli online naturalmente) sono coperti da un Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), che nel nostro paese assicura una copertura di 103.291,38 euro per depositario. La somma riguarda ciascun cliente e, se si hanno conti su più banche, ciascuna banca. Il limite invece resta a 103mila euro totali se si hanno più conti nella stessa banca. Per i conti contestati, la garanzia vale per ciascun cointestatario: se moglie e marito hanno un conto in comune la garanzia sale a oltre 206mila euro. Continua »

Investimenti, banche, istituti credito

Pronti 400 miliardi dall’Ue per salvare le banche

15 Ottobre 2008

admin

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I quindici capi di Stato e di governo della zona euro si sono dati appuntamento a Parigi per cercare di dare un segnale convincente ai mercati della loro determinazione a dare una risposta coordinata a una delle più gravi crisi finanziarie degli ultimi decenni. Una risposta che, secondo anticipazioni del quotidiano Le Figaro, potrebbe prendere la forma di un piano di sostegno al settore bancario ispirato di quello annunciato da Londra.Un’ipotesi, questa, che sembra indirettamente confermata dal ministro dell’economia e delle finanze Christine Lagarde che ieri ha parlato di una «maggiore presenza dello stato nelle banche» che «sono in Europa sottocapitalizzate» come una delle «probabili piste» dell’incontro di oggi. La riunione dell’Eurogruppo dovrebbe prolungare a livello europeo la via tracciata l’altro ieri dalla riunione del G7 che autorizza gli stati a prendere le misure che ritengono necessarie per assicurare la liquidità monetaria, garantire i depositi e impedire il fallimento delle istituzioni finanziarie importanti.

Gli europei della zona euro si riuniscono per «definire un piano di azione congiunta» assieme alla Banca centrale europea, come ha annunciato l’Eliseo al termine di un incontro tra il presidente Nicolas Sarkozy con il primo ministro Josè Luis Zapatero. Il capo del governo spagnolo non aveva gradito l’esclusione del suo paese dal vertice che aveva riunito una settimana fa i leader di Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna e i presidenti della commissione europea Josè Manuel Barroso, della BCE Jean Claude Trichet e dell’Eurogrupo Jean-Claude Juncker. Secondo Le Figaro l’idea di un’azione ispirata dal piano di salvataggio annunciato da Londra «si sta facendo strada a grandi passi». Si tratterebbe, spiega, di generalizzare in Europa il principio di una garanzia pubblica di prestiti interbancari e di debiti obbligazionari emessi dalle banche per rilanciare il credito.

Queste misure, precisa, andrebbero ad aggiungersi ai piani di ricapitalizzazione già decisi da alcuni paesi e all’inienzione di liquidità da parte della Bce. Il piano dovrebbe essere accompagnato da una revisione delle norme contabili e la creazione di una cellula di sorveglianza in Europa. Secondo il ministro agli affari europei francese, Jean-Pierre Jouyet, tutti questi elementi dovrebbero «essere tenuti in conto nel quadro del patto di stabilità e crescita». Secondo molti osservatori, molto dipenderà oggi dall’atteggiamento di Berlino che finora era assai reticente a imbarcarsi in un’azione collettiva. Oggi la cancelliera Angela Merkel e il presidente Sarkozy hanno molto insistito sulla loro comune indentità di vedute. La Merkel, che secondo il quotidiano Haldelsblatt, si accinge a presentare domani un piano di urgenza al consiglio dei ministri, ha già indicato di essere cosciente della necessità dell’intervento dello stato in quanto «i mercati incontrollati non sono in grado di gestire i loro problemi».

Secondo la stampa tedesca Berlino potrebbe garantire i prestiti interbancari per centinaia di miliardi di euro e ridare liquidità alle banche in cambio di partecipazioni azionarie, un piano simile a quello già annunciato da Londra: il costo per il governo tedesco sarebbe vicino ai 400 miliardi di euro. Per «ottimizzare le chance di coordinamento» Sarkozy ha annunciato che riceverà all’Eliseo prima della riunione dell’Eurogruppo il cancelliere Gordon Brown che non vi partecipa in quanto il suo paese non appartiene alla zona euro. Alla riunione di domani, che inizierà alle 17, parteciperanno oltre ai leader dei 15 paesi della zona euro anche il primo ministro Francois Fillon, il presidente della commissione europea, Josè Manuel Barroso e il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet.

Investimenti, banche, azioni, mercato economico

Borse europee in netto rialzo dopo il piano d’emergenza varato a Parigi

15 Ottobre 2008

admin

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Rimbalzano le Borse europee a un giorno dal via libera al piano anticrisi messo a punto dai leader dell’Unione europea. L’indice paneuropeo Dj Stoxx 600 ha strappato circa 6 punti percentuali in apertura, confermando poi il trend nettamente positivo nell’arco della mattinata, sulla spinta di una seduta positiva per le Borse asiatiche (Tokyo era chiusa per festività). In gran recupero Piazza Affari, così come Parigi, Londra e Francoforte, con guadagni che oscillano tra il 5 e il 7%. Diversi i titoli sospesi per eccesso di rialzo. In forte rialzo nel Vecchio Continente proprio i titoli bancari, maggiormente tartassati dalla crisi scatenata ormai più di un anno fa dalla tempesta dei mutui “subprime” statunitensi. In salita anche i petroliferi sulla spinta del petrolio, tornato nella notte sopra la soglia degli 81 dollari al barile.Borse asiatiche. Rialzo anche a Hong Kong (+2,4), oltre a Sidney (+5,6), Seul (+2,5) e Singapore (+1,75). Tokyo è rimasta chiusa per festività. In ribasso solo Shanghai, che ha aperto con un ribasso del 2,5 per cento e quella di Taiwan (-2,85%). Intanto la Bce, la Bank of England e la Banca centrale svizzera hanno deciso di procedere ogni mercoledì a un’operazione di rifinanziamento in dollari, della durata di una settimana, per fare fronte «alle elevate tensioni» sui mercati finanziari.

Accordo ieri sera a Parigi sulla strategia da adottare per fronteggiare la crisi finanziaria da parte del vertice straordinario dell’Eurogruppo.

Petrolio in rialzo dopo il piano d’emergenza dell’Eurogruppo: sul mercato after hours di New York è scambiato a 81,07 dollari al barile (+4,3%).

Investimenti, borsa italiana, borsa europea, borsa asiatica

Depositi e conti bancari sono sicuri: rimborsi fino a 103 mila euro

7 Ottobre 2008

admin

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Le Banche in questi giorni sono sempre più sotto tiro ma i risparmiatori sono sempre tutelati.
Nel nostro sistema, infatti, fin dal 1987 è attivo in Italia il Fondo interbancario di tutela dei depositi, costituito prima come consorzio
volontario, poi come consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia. Dal 1996, poi, è in vigore una direttiva comunitaria specifica che riguarda tutte le banche della Ue, e prevede una garanzia minima di 20.000 euro.
Non c’è, dunque nessun rischio che si possano perdere i soldi depositati o investiti nel caso di crisi dell’istituto.
Tutte le banche sono infatti assicurate per legge, in Italia il Fondo interbancario assicura, nei limiti previsti dallo statuto, i depositanti delle banche italiane, delle succursali di banche italiane negli altri paesi comunitari, e delle succursali in Italia di banche comunitarie ed extracomunitarie consorziate. Per le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia esiste l’obbligo di adesione al Fondo a meno che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente. In questo caso la tutela corrisponderà a quella offerta dal sistema di assicurazione dei depositi del paese di origine.
Per le banche che aderiscono al sistema del fondo interbancario italiano l’importo garantito arriva fino ad un massimo di 103.291,38 euro per depositante e per istituto di credito. Coperti anche gli assegni circolari e i titoli assimilati purché nominativi. Nessuna garanzia, invece, per i depositi e gli altri fondi rimborsabili al portatore. Ovviamente la garanzia opera sia nel caso si tratti di istituti di credito “tradizionali”, quindi con gli sportelli sul territorio, sia di banche che offrono solo conti on line. E lo stesso vale per i Certificati di deposito emessi dalle banche, purché intestati e non al portatore.
Sono invece esclusi dal sistema i fondi investiti in operazioni di pronti contro termine o in obbligazioni. Si tratta, infatti, di investimenti e non di depositi, e di conseguenza non rientrano nelle tutele previste dal Fondo.
Il caso di messa in liquidazione il sistema di garanzia prevede una specifica procedura da seguire nel malaugurato caso di messa in liquidazione della banca. Nel caso in cui questo dovesse accadere, entro un mese dalla nomina del liquidatore il depositante viene contattato tramite raccomandata ed informato delle somme risultanti a suo credito. Entro i primi tre mesi dall’inizio della liquidazione coatta amministrativa della banca, prorogabili ad un periodo non superiore a nove mesi, sono rimborsati 20.000 euro. La restante parte viene restituita, entro il limite di 103.291,38 euro, in base ai tempi della liquidazione stabiliti dai liquidatori.
Per quel che riguarda invece gli investimenti offerti dalle banche è in vigore da alcuni mesi la direttiva Mifid che ha imposto nuovi obblighi per la tutela del cliente soprattutto per quanto riguarda l’adeguatezza delle operazioni offerte rispetto al profilo di rischio dell’investitore. E per chi avesse il dubbio di aver acquistato titoli in precedenza “spinto” da consigli non proprio disinteressati del suo istituto di credito, a breve sarà operativo il nuovo sistema di conciliazione che prenderà il posto dell’Ombudsman dell’Abi.

Investimenti, banche, fondi, obbligazioni

Euro al minimo ultimi 13 mesi, petrolio sotto i 90$

7 Ottobre 2008

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La tempesta che ha gettato nel panico le borse di tutto il mondo si è fatta sentire anche sulle quotazioni dell’euro e del petrolio. La moneta unica europea è scivolata ai minimi di 13 mesi sul dollaro, fino a quota 1,3542 dollari. Il petrolio è sceso sotto i 90 dollari al barile, il livello più basso dal febbraio scorso.

Investimenti, cambi, euro

Panico sule Borse europee: bruciati 445 miliardi di euro

7 Ottobre 2008

admin

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Si è scatenato il panico sui mercati finanziari di tutto il mondo. Gli indici delle borse europee sono in caduta libera sulla scia del tonfo di Wall Street. In tutto il mondo sono stati bruciati 1750 mld di dollari e solo in Europa ci contano 445 miliardi di euro di perdite.
San Paolo, in Brasile, è stata sospesa dopo che l’indice perdeva il 15%.
A Piazza Affari il Mibtel ha segnato un tonfo dell’8,24% a 17.976 punti, stessa flessione per lo S&P/MIb a quota 23.776, All Stars -5,74% a 9938.
A Parigi perdita del 9.04%, il più forte ribasso dall’88, a Francoforte - 7.07%, Amsterdam -9,14%, Londra -7,85%. Crollano finanziari ed energetici, Unicredit -5,9% nonostante il piano di salvataggio approvato dal CdA.

Investimenti, borsa italiana, piazza affari, borsa europea, azioni

Centomila italiani a rischio per investimenti Bond Lehman Brothers

30 Settembre 2008

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Altissimo il numero di investitori che hanno in portafoglio titoli della banca fallita. L’Adusbef punta il dito contro Unicredit e Intesa “che hanno emesso obbligazioni Lehman per 3,2 miliardi” nonostante “la situazione pre-fallimentare fosse chiara”.I risparmiatori italiani che hanno nel loro portafoglio investimenti in titoli legati alla Lehman sono “oltre 100.000″. E’ quanto calcola l’Adusbef che punta il dito contro Unicredit e Intesa “che hanno emesso obbligazioni Lehman per 3,2 miliardi di euro” nonostante “la situazione pre-fallimentare fosse sotto gli occhi di tutti”. Le stesse banche - sempre secondo il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti - “hanno spinto polizze Index e Unit Linked infarcite di Lehman Brothers”.

“Adusbef avvierà - annuncia l’associazione dei consumatori in una nota - anche un’azione civile contro le banche e le colluse autorità vigilanti per l’ennesimo episodio di risparmio tradito. Stimiamo che tra i bond e le polizze, piazzate dalle assicurazioni e dalle banche negli sportelli bancari, i risparmiatori coinvolti nei titoli Lehman, diventati carta straccia, possono superare il numero di 100.000″.

Investimenti, banche

Riassetto in casa Fiat: Ifil incorporata in Ifi

30 Settembre 2008

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I consigli di Ifi e di Ifil hanno approvato la semplificazione della catena che dalla Giovanni Agnelli sapaz arriva fino alla Fiat. L’operazione prevede la fusione per incorporazione di Ifil in Ifi: rapporto di concambio pari a 0,265 azioni Ifi ordinarie o risparmio per ogni azione ordinaria o risparmio di Ifil e di un’azione Ifil risparmio per 0,265 nuove azioni Ifi risparmio. La nuova grande Ifi - il nome non sarebbe stato ancora deciso - sarà presieduta da Johm Elkann e guidata Carlo Barel di Sant’Albano. L’operazione vedrà la luce agli inizi del 2009 dopo altri passaggi societari: entro settembre i due consigli dovranno approvare il progetto di fusione e convocare per novembre le assemblee. I titoli delle due società sono stati sospesi per l’intera giornata. Advisor Leonardo & co per Ifi, Goldman Sachs per Ifil.

L’operazione, da tempo attesa, rende più chiara la struttura di controllo del gruppo: nasce una sola società di investimenti al posto delle due holding. Mentre finora la Giovanni Agnelli deteneva il 100% dell’Ifi che, a sua volta controllava il 69,99% dell’Ifil, holding operativa del gruppo, al termine della fusione l’accomandita avrà il 59,2% della nuova società che avrà attivi pari a 6,5 miliardi di euro e sarà concentrata sull’attività di investimento. La modalità scelta non era l’unica, ma è la sola che permette di mantenere tutte le risorse in cassa a disposizione degli investimenti perché non richiede alcun acquisto di azioni. Vengono rispettati i diritti patrimoniali e amministrativi di tutti gli azionisti, grazie alla scelta di mantenere quotate tutte e tre le categorie di azioni e si creano le premesse per ridurre lo sconto che il mercato applica al valore degli attivi e che per l’Ifil vuol dire un mancato riconoscimento di valore pari al 35 per cento. Altro vantaggio è l’aumento della liquidità delle azioni, in quanto il capitale votante flottante sale al 55%, mentre finora quello Ifil era pari al 24,5% del totale e quello dell’Ifi al 38,9%.

Finiscono anche le speculazioni che il mercato regolarmente alimentava sul possibile taglio alla catena di controllo del Gruppo. Oggi a Piazza Affari i titoli di Ifi e Ifil sono stati sospesi, mentre gli occhi sono rimasti puntati su Fiat che ha chiuso a 10,69 euro, in crescita del 3,2% dopo avere toccato quota 11 euro tra scambi brillanti per oltre 53,6 milioni di pezzi, pari al 4,8% del capitale. Ad accelerare la definizione del nuovo assetto del gruppo è stato un evento inatteso, la decisione del fondo Amber di mettere sul mercato il pacchetto di Ifi privilegiate, che l’accomandita ha scelto di acquistare. Il 25 agosto la Giovanni Agnelli aveva annunciato, per la prima volta, di stare valutando la possibilità di accorciare la catena di controllo.

Investimenti, industria, azioni

Morgan e Goldman si trasformano in holding

30 Settembre 2008

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Termina l’era delle banche d’investimento in senso stretto, chiudendo così l’epoca di una Wall Street fatta di indipendenti società di brokeraggio che comprano e vendono, che consigliano clienti e che sono molto meno regolate rispetto alla banche commerciali che si basano sui depositi.Mentre al Congresso si discute il piano di salvataggio del sistema finanziario americano da 700 miliardi di dollari, la Fed, nel tentativo di evitare che la crisi di Wall Street contagi due delle sue primarie istituzioni, accorda a Morgan Stanley e Goldman Sachs il cambio di status da banche d’investimento a tradizionali società bancarie. Le due più prestigiose istituzioni di Wall Street saranno da ora in poi sottoposte all’attenta supervisione dei regolatori nazionali, soggette al rispetto di requisiti di capitale e, quasi di sicuro, meno redditizie di quanto sono state finora.

Il cambio di status dà a Goldman e Morgan una boccata d’ossigeno, dando loro più tempo per organizzare i propri asset e mettendole in una posizione migliore per eventuali fusioni o acquisizioni. Nel breve termine, il via libera della Fed al cambio di status potrebbe rallentare significativamente le trattative di fusione in corso fra Morgan Stanley e Wachovia. Secondo indiscrezioni, Morgan privilegerebbe la strada di un rafforzamento di capitale e sarebbe in «trattative avanzate» con il fondo sovrano cinese Cic e altri investitori per una iniezione di capitale. Inoltre, cambiare status significa accedere ai prestiti della finestra a tasso di sconto della Fed, aperta in via del tutto eccezionale e temporaneamente anche alle banche di investimento per far fronte alla crisi.

La conversione di Goldman e Morgan potrebbe non essere gradita segretario al Tesoro Henry “Hank” Paulson, che negli ultimi mesi ha cercato disperatamente di difendere l’esistente struttura delle istituzioni finanziarie: con il cambio di status di Goldman e Morgan, ora tutte le case madri delle maggiori istituzioni finanziarie americane sono sotto la supervisione della Fed.

Il via libera alla conversione sembrerebbe inoltre accelerare - secondo gli osservatori - l’ascesa della Fed a supervisore universale. Negli ultimi giorni è divenuto sempre più chiaro alla banca centrale che l’attuale modello delle banche d’investimento non avrebbe potuto funzionare nelle attuali condizioni di mercato, soprattutto dopo il fallimento di Lehman Brothers che ha reso ancora più difficile reperire fondi a breve termine.

Oltre a dover essere supervisionate dalla Sec, ora Goldman e Morgan saranno anche sotto la supervisione della Fed, dell’Office of the Comptroller of the Currency. «Sono state così vicine alla morte che qualcosa doveva per forza cambiare», spiegano alcuni analisti. Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno tentato, negli ultimi mesi, di ridurre il proprio leverage, un’operazione non facile in un mercato con prezzi in calo per molti asset, per cercare di superare la crisi nel miglior modo possibile. Goldman e Morgan sono le uniche due banche d’investimento sopravvissute come indipendenti al ciclone subprime.

Investimenti, banche

Rende più investire in immobili o in Borsa?

30 Settembre 2008

admin

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Spesso l’acquisto della prima casa non è una scelta, ma una necessità: e comunque in un momento di tendenziale flessione del mercato può rivelarsi conveniente. L’immobile da investimento, invece, ha già vissuto il suo momento d’oro, negli anni di mercato euforico: oggi appare meno interessante, senza contare che molti hanno già dedicato al mattone le loro risorse di liquidità. E chi ne ha ancora deve valutare bene: oggi le banche retail offrono buoni rendimenti. Può convenire, quindi, mantenere la propria liquidità, in attesa di tempi migliori per l’investimento immobiliare. In particolare, chi intende acquistare immobili da affittare deve fare i conti con la pesante tassazione sulle locazioni - che potrebbe però migliorare in futuro, con l’adozione della cedolare secca al 20% ipotizzata in Finanziaria - che al momento rende poco appetibile questo investimento.

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