Newsletter

Iscriviti alla nostra NewsLetter


I mercati di frontiera rappresentano un’ottima occasione per investire

1 Maggio 2008

admin

Tags: , ,

La crisi dei mercati finanziari, fa crescere l’interesse delle banche d’affari per i mercati di frontiera. L’obbiettivo del 2008 per molti investitori è di trovare asset che non siano legati in modo stretto alle fortune di Wall Street. I guadagni dei mercati di frontiera sono molto meno legati all’andamento del S&P500 rispetto ai mercati emergenti e sviluppati, inoltre hanno avuto una performance superiore rispetto agli altri mercati: da gennaio 2000 i ritorni annuali sono stati del 20%, contro il 12% dei mercati emergenti e l’1% dei mercati sviluppati. I mercati di frontiera hanno un forte potenziale di crescita economica, ma rispetto agli altri mercati sono molto più rischiosi (sottocapitalizzazione, regolamentazione carente, basso livello di proprietà straniera, poca trasparenza) e quindi sono consigliati solo agli investitori con orizzonti lunghi e un alta tolleranza al rischio. La leadership nel nuovo indice spetta ai titoli del Medio Oriente che rappresentano  il 50% del totale, seguono l’Asia (26,6%), l’Europa (14,1%), e l’Africa (13,3%). Dal punto di vista settoriale, invece, dominano le banche, seguite dai gruppi di servizi finanziari e dai gruppi del petrolio e del gas. I titoli favoriti dell’area sono: Industries of Qatar (petrolchimico), Emaar (real estate), Dubai Islamic bank e Qatar National bank.

Investimenti, banche, mercato economico

Visa entra in Borsa e sbarca a Wall Street

26 Febbraio 2008

admin

Tags: , , , , , ,

Visa decide di sbarcare su Wall Street. La sigla borsistica, ticker, che rappresenterà Visa è stato già scelto: una ”V” di buon auspicio, che a Wall Street servirà a identificare Visa, pronta a sbarcare sul mercato azionario Usa con un’offerta-monstre, del valore massimo di 18,8 miliardi di dollari. Un valore che non era mai raggiunto nella storia del listino a stelle e strisce. Questa operazione  rappresenta un atto di fiducia da parte delle carte di credito, da mesi preda delle tensioni generate da un virus dei mutui subprime ben lontano dall’essere debellato, nei confronti della Borsa. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, infatti, Citigroup potrebbe essere costretta a iscrivere a bilancio altri 12 miliardi di svalutazioni, mentre qualche segnale positivo sembra giungere da Ambac, il gruppo di assicurazione dei bond in gravi difficoltà, vicino a un’intesa con un pool di banche per una ricapitalizzazione da tre miliardi.

Visa spera di imitare il successo ottenuto dai rivali di Mastercard, il cui titolo, dal lancio della mini-Ipo da 2,4 miliardi nel maggio 2006, è praticamente quadruplicato senza dunque risentire né della crisi del credito, né dei venti di recessione che soffiano sull’America. Certo, lo sforzo finanziario richiesto da Visa ai potenziali azionisti è ben superiore: l’offerta, nel prospetto presentato alla Sec (l’omologa della nostra Consob), è di 406 milioni di azioni, vale a dire poco più della metà del capitale della società, finora custodito dalle banche di San Francisco. Il prezzo si collocherà tra i 37 e i 42 dollari. Nel caso la domanda non venisse pienamente soddisfatta, Visa si è già dichiarata pronta a rendere disponibili altri 40,6 milioni di azioni. In questo caso, ipotizzando una valutazione del titolo nella parte alta della forchetta, l’incasso si aggirerebbe sui 19 miliardi, un valore ben superiore ai 10,6 miliardi raccolti nel 2000 da At&t, finora la cifra più alta rastrellata a Wall Street per mezzo di un collocamento. Il record assoluto, con poco meno di 22 miliardi, appartiene dal 2006 alla cinese Industrial & Commercial Bank of China.

I tempi dello sbarco a Wall Street non sono ancora stati definiti dal vertice di Visa, ma gli analisti sono convinti che l’Ipo vedrà il via entro poco tempo.

Oltre a giungere in un momento congiunturale (e borsistico) delicato, l’iniziativa della società di San Francisco cade in un periodo in cui il settore delle carte di credito non gode di buona salute. A fine 2007, il debito accumulato dagli americani con l’utilizzo delle credit card aveva raggiunto l’astronomica cifra di 944 miliardi. Nel frattempo, gli acquisti sono calati e le insolvenze aumentate. Alcuni osservatori hanno infatti individuato nelle banche emittenti carte di credito le prossime vittime della crisi. Per Visa, tuttavia, la situazione appare più confortante: così come Mastercard, la società guadagna grazie alle transazioni e non sull’entità degli acquisti, non presta denaro e non concede dilazioni nei pagamenti. La conferma, del resto, è contenuta nei dati di bilancio: il gruppo californiano ha chiuso il quarto trimestre 2007 con utili raddoppiati a quota 424 milioni (più 79% i ricavi a 1,49 miliardi), mentre la società di Purchase (nello Stato di New York) ha moltiplicato per sette il risultato netto (a 304,2 milioni), battendo ancora una volta le stime degli analisti da quando è trattata in Borsa.

Investimenti, Trading, azioni, borsa americana, wall street