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Il Wall Stret Journal, citando fonti vicine agli inquirenti dichiara che la Procura di New York sta indagando sul prezzo dei titoli collegati ai <strong>mutui subprime</strong> del colosso svizzero <strong>Ubs</strong>. L’inchiesta della Procura segue quella già aperta dalla <strong>Fed</strong>, la Consob Usa, la quale sta indagando anche su Merrill Lynch. Le fonti fanno sapere che i giudici di New York non hanno ancora emesso mandati di comparizione per testimoniare nei confronti di Ubs e che la l’indagine si ricollega a quella della Sec. La Procura e l’autorità di controllo sulla Borsa sospettano valutazioni non regolari o manipolazioni sulle attività garantite da <strong>mutui</strong>.
Ubs è il gruppo europeo più colpito dalla crisi dei subprime e ha già effettuato svalutazioni su attività legate ai mutui Usa per 18,4 miliardi di dollari, oltre a una perdita complessiva di oltre 4 miliardi di dollari per l’esercizio 2007. A questo proposito è intervenuto il ministro delle Finanze svizzero, Hans-Rudolf Merz per assicurare che le svalutazioni non mettono in pericolo i conti di Ubs. «Ovviamente è allarmante che una cosa simile sia accaduta nonostante la nostra cultura bancaria - dice il ministro al giornale, SonntagsBlick - Non è una cosa buona. Ma nè Ubs, nè il nostro sistema bancario sono in pericolo».
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Il toto-perdite della bufera subprime sfonda in surplace quota 100 miliardi di dollari e non accenna a fermarsi. Il contagio invece che circoscriversi, sembra destinato ad allargarsi. A livello geografico, ma soprattutto a nuovi settori come la riassicurazione di bond a rischio e il mondo delle carte di credito, messo alle corde dal rischio che gli americani non riescano più a onorare i loro prestiti. Le banche in ogni angolo del mondo stando passando al setaccio i loro patrimoni. Tra le pieghe delle decine di prestiti strutturati costruiti dai maghi della finanza derivata negli ultimi anni, continuano a emergere prestiti a rischio che gli americani non riescono più a onorare. L’elenco delle “vittime” spazia dall’America alla Francia, dalla Gran Bretagna all’Australia. Il peggio però rischia di non essere ancora alle spalle. Il momento, dicono gli analisti, è delicato. Se inizieranno a saltare i conti dei giganti delle carte di credito al consumo, le conseguenze della bufera subprime potrebbero andare oltre quei 300-600 miliardi di danni pronosticati dai più pessimisti, con conseguenze inimmaginabili. Oggi nei conti delle banche Usa ci sono vere e proprie voragini mentre le casseforti dei paesi in via di sviluppo o baciati dal petroldollaro traboccano di liquidità. Le conseguenze di questo ridisegno della proprietà del colossi di Wall Street rischia di avere conseguenze ben più importanti a lungo termine della crisi dei mutui a rischio.