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Depositi e conti bancari sono sicuri: rimborsi fino a 103 mila euro

7 Ottobre 2008

admin

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Le Banche in questi giorni sono sempre più sotto tiro ma i risparmiatori sono sempre tutelati.
Nel nostro sistema, infatti, fin dal 1987 è attivo in Italia il Fondo interbancario di tutela dei depositi, costituito prima come consorzio
volontario, poi come consorzio obbligatorio di diritto privato, riconosciuto dalla Banca d’Italia. Dal 1996, poi, è in vigore una direttiva comunitaria specifica che riguarda tutte le banche della Ue, e prevede una garanzia minima di 20.000 euro.
Non c’è, dunque nessun rischio che si possano perdere i soldi depositati o investiti nel caso di crisi dell’istituto.
Tutte le banche sono infatti assicurate per legge, in Italia il Fondo interbancario assicura, nei limiti previsti dallo statuto, i depositanti delle banche italiane, delle succursali di banche italiane negli altri paesi comunitari, e delle succursali in Italia di banche comunitarie ed extracomunitarie consorziate. Per le succursali di banche extracomunitarie autorizzate in Italia esiste l’obbligo di adesione al Fondo a meno che non partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente. In questo caso la tutela corrisponderà a quella offerta dal sistema di assicurazione dei depositi del paese di origine.
Per le banche che aderiscono al sistema del fondo interbancario italiano l’importo garantito arriva fino ad un massimo di 103.291,38 euro per depositante e per istituto di credito. Coperti anche gli assegni circolari e i titoli assimilati purché nominativi. Nessuna garanzia, invece, per i depositi e gli altri fondi rimborsabili al portatore. Ovviamente la garanzia opera sia nel caso si tratti di istituti di credito “tradizionali”, quindi con gli sportelli sul territorio, sia di banche che offrono solo conti on line. E lo stesso vale per i Certificati di deposito emessi dalle banche, purché intestati e non al portatore.
Sono invece esclusi dal sistema i fondi investiti in operazioni di pronti contro termine o in obbligazioni. Si tratta, infatti, di investimenti e non di depositi, e di conseguenza non rientrano nelle tutele previste dal Fondo.
Il caso di messa in liquidazione il sistema di garanzia prevede una specifica procedura da seguire nel malaugurato caso di messa in liquidazione della banca. Nel caso in cui questo dovesse accadere, entro un mese dalla nomina del liquidatore il depositante viene contattato tramite raccomandata ed informato delle somme risultanti a suo credito. Entro i primi tre mesi dall’inizio della liquidazione coatta amministrativa della banca, prorogabili ad un periodo non superiore a nove mesi, sono rimborsati 20.000 euro. La restante parte viene restituita, entro il limite di 103.291,38 euro, in base ai tempi della liquidazione stabiliti dai liquidatori.
Per quel che riguarda invece gli investimenti offerti dalle banche è in vigore da alcuni mesi la direttiva Mifid che ha imposto nuovi obblighi per la tutela del cliente soprattutto per quanto riguarda l’adeguatezza delle operazioni offerte rispetto al profilo di rischio dell’investitore. E per chi avesse il dubbio di aver acquistato titoli in precedenza “spinto” da consigli non proprio disinteressati del suo istituto di credito, a breve sarà operativo il nuovo sistema di conciliazione che prenderà il posto dell’Ombudsman dell’Abi.

Investimenti, banche, fondi, obbligazioni

Centomila italiani a rischio per investimenti Bond Lehman Brothers

30 Settembre 2008

admin

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Altissimo il numero di investitori che hanno in portafoglio titoli della banca fallita. L’Adusbef punta il dito contro Unicredit e Intesa “che hanno emesso obbligazioni Lehman per 3,2 miliardi” nonostante “la situazione pre-fallimentare fosse chiara”.I risparmiatori italiani che hanno nel loro portafoglio investimenti in titoli legati alla Lehman sono “oltre 100.000″. E’ quanto calcola l’Adusbef che punta il dito contro Unicredit e Intesa “che hanno emesso obbligazioni Lehman per 3,2 miliardi di euro” nonostante “la situazione pre-fallimentare fosse sotto gli occhi di tutti”. Le stesse banche - sempre secondo il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti - “hanno spinto polizze Index e Unit Linked infarcite di Lehman Brothers”.

“Adusbef avvierà - annuncia l’associazione dei consumatori in una nota - anche un’azione civile contro le banche e le colluse autorità vigilanti per l’ennesimo episodio di risparmio tradito. Stimiamo che tra i bond e le polizze, piazzate dalle assicurazioni e dalle banche negli sportelli bancari, i risparmiatori coinvolti nei titoli Lehman, diventati carta straccia, possono superare il numero di 100.000″.

Investimenti, banche

Banca Intesa Sanpaolo lancia superbond

23 Aprile 2008

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Intesa Sanpaolo ha lanciato sul mercato europeo un’emissione obbligazionaria denominata superbond per 1,25 miliardi di euro destinata ai mercati internazionali. L’ammontare è sostanzialmente pari a quello delle emissioni della specie in scadenza nel corso del 2008. La cedola, pagabile in via posticipata l’8 maggio di ogni anno a partire dall`8 maggio 2009 fino a scadenza, è pari a 6,625%. Il prezzo di riofferta è stato fissato in 99,310%.

Investimenti, obbligazioni

Investire in Obbligazioni Enel: meglio a tasso variabile o fisso?

21 Marzo 2008

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Le obbligazioni Enel possiamo dire che hanno un grado di affidabilità, cioè un rating, non speculativo ma da investimento. Il meccanismo di indicizzazione ai tassi di mercato di un bond inoltre rende per definizione immune il titolo dal rischio che il rialzo o ribasso dei tassi d’interesse si rifletta sulla quotazione dell’obbligazione.Una obbligazione Enel ha un grado di affidabilità, ossia un rating, non speculativo ma da investimeno in quanto si tratta di una azienda solida. Per quanto riguarda la scelta tra obbligazioni a tasso variabile o a tasso fisso è corretto sostenere che il meccanismo di indicizzazione ai tassi di mercato di un bond rende per definizione immune il titolo dal rischio che un futuro a medio-lungo termine di rialzi o ribassi dei tassi d’interesse si rifletta, negativamente o positivamente nei due diversi casi, sulla quotazione dell’obbligazione. E’ la stessa differenza, indicativamente, tra l’investimento in un Btp a medio-lungo termine a cedola fissa, più rischioso, rispetto a quello in un Cct o in un Btp in euro indicizzato all’inflazione, meno rischioso ma che può essere meno redditizio.

Investimenti, azioni, tassi interesse, obbligazioni

Allarme Bond: le Borse rischiano di crollare

14 Marzo 2008

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E’risaputo che le obbligazioni corporate, cioè emesse dalle società, tendono a comportarsi in maniera simile alle azioni. Nelle fasi positive di mercato il loro prezzo di sale e quindi si riducono rendimento e spread, durante le fasi negative invece il prezzo scende e quindi aumentano il rendimento e spread. Dato però che si tratta di mercati diversi, può essere utile confrontare l’andamento delle azioni e delle obbligazioni corporate, per valutare il rispettivo stato di salute e i rispettivi comportamenti.Se affianchiamo l’andamento dell’indice Europeo Eurostoxx50 (su base 100) a quello dell’indice JPM Inv. Grade, che misura lo spread medio, ossia il differenziale di rendimento con titoli di Stato pari scadenza, delle obbligazioni europee con rating almeno di Baa3/BBB considerate “non speculative”, dovremmo trovare una corrispondenza di movimenti. Quando l’Eurostoxx50 sale, l’indice JP Morgan dovrebbe scendere, nei periodi positivi è richiesto un minor extra rendimento dalle obbligazioni societarie, e viceversa. Il movimento ovviamente dovrebbe essere contestuale. Invece, molto spesso il comportamento dei bond corporate anticipa quello del mercato azionario, sia come timing che come intensità.

Negli ultimi anni questa situazioni si è verificata in numerose occasioni. Nel periodo tra il 1999 e 2000 l’indice JP Morgan cominciò a salire molto prima (maggio 99) che l’Eurostoxx50 raggiungesse i massimi di periodo (marzo 2000).

Lungi dall’essere un esempio isolato questo “anticipo” dei mercati obbligazionari corporate si è verificata in numerose occasioni nelle successive inversioni di mercato. In almeno altre due circostanze lo spread delle obbligazioni corporate ha segnalato un successivo importante movimento del mercato azionario europeo, con un anticipo di diversi mesi.

Negli anni 2002-2003, l’indice JPM Morgan ha raggiunto un massimo (segnalando quindi il punto di più elevato pessimismo) ad ottobre 2002, per poi recuperare molto rapidamente tornando su livelli più contenuti e segnalando quindi un miglioramento delle prospettive. Circa sei mesi dopo i mercati azionari europei hanno raggiunto i minimi di periodo per poi iniziare un lungo periodo di rialzi.

Un’altra occasione è stata più recentemente l’inversione dei mercati nella seconda metà del 2007.

Il mercato obbligazionario corporate ha cominciato a dare segnali di nervosismo a giugno 2007, iniziando una fase di aumento degli spread molto significativa. Nel frattempo i mercati azionari sono rimasti vicini ai massimi di periodo, per poi iniziare una vera fase ribassista solo a novembre 2007, quindi con circa cinque mesi di ritardo.

Si può quindi concludere che il mercato obbligazionario corporate sia stato, almeno negli ultimi 7 anni, un indicatore “preventivo” sulle inversioni di tendenza più importanti per i mercati azionari.

Guardando l’andamento dei due indici nel loro complesso, emerge chiaramente una correlazione inversa (come è naturale). Vi sono inoltre alcune “anomalie” causate per esempio da specifiche situazioni, come la crisi di GM e Ford, che prima fece aumentare l’indice JP Morgan e poi, con l’uscita delle due società dall’indice (in conseguenza del downgrade sotto Baa3/BBB-), causò una veloce riduzione. Al di là di queste anomalie e oltre alla già citata maggiore “prontezza” dell’indice obbligazionario nel segnalare l’inversione di tendenza dei mercati, spicca a nostro parere l’entità e la velocità del recente movimento.

Lo spread medio delle obbligazioni con rating non inferiore a Baa3/BBB- (cioè investment grade), è vicino ai massimi del 2001-2002. Certo questo dato è influenzato dalla notevole presenza di banche nell’indice JP Morgan; tuttavia, comunque lo si voglia interpretare, il mercato obbligazionario sembra dare due messaggi decisamente preoccupanti:

- il settore bancario è fortemente in crisi e la possibilità di insolvenza è drasticamente aumentata;

- la situazione generale è assai più grave di quanto non mostrino i mercati azionari, il cui movimento in termini relativi è stato fino ad ora assai minore.

Non resta quindi che sperare che questa volta il mercato obbligazionario corporate si stia sbagliando. Se così fosse indubbiamente la fase attuale sarebbe un’opportunità di acquisto; diversamente la situazione potrebbe continuare a peggiorare (soprattutto sui listini azionari).

Investimenti, Trading, azioni, obbligazioni

23 Gennaio 2008

admin

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Un’altra giornata pesante per le Borse europee dopo le pessime chiusure delle piazza asiatiche di ieri. Wall Street era chiusa per festività, ma anche da qui le indicazioni sui future sono molto negative con cali intorno ai 5 punti percentuali.

Finchè non si avrà un’idea precisa dell’impatto della crisi dei mutui subprime sulla crescita dell’economia americana, nel sentiment degli investitori sarà prevalente la paura di trovarsi di fronte a una dura recessione e quindi si corre a vendere.

L’indice Nikkei ha chiuso in ribasso del 5,65%, si tratta del peggior calo dall’11 settembre 2001, il giorno dell’attentato alle torri gemelle. Dall’inizio dell’anno la perdita dalla Borsa di Tokio ammonta già al 18%, un bilancio che si riduce al -12% per effetto della rivalutazione dello yen contro la valuta europea.

Pesanti cali anche sulla Borsa di Shanghai dove l’indice A, quello riservato agli investitori domestici, sta perdendo il 7,2%, mentre l’indice B, quello riservato agli investitori esteri, perde il 9%. Da inizio anno la flessione è intorno al -15%.
Non si salva nemmeno Bombay (6.400), le cui contrattazioni sono state sospese per eccesso di ribasso a metà seduta. In questo momento la flessione è intorno al 10%, dopo aver superato un calo del 15%. Graficamente, l’indice ha reagito proprio dai primi livelli di supporto in area 6.300.

In Europa solo il Dax tedesco tiene i supporti in area 6.790, per il resto tutti i supporti sono saltati con violenza. L’S&P/Mib (33.900) non ha nemmeno tentato di frenare la discesa in area 35mila, ma il forte ipervenduto fa aumentare le attese di un rimbalzo.

BONDS : Le tensioni sui mercati azionari spingono sui massimi i prezzi delle obbligazioni. Il bund future vale 116 punti, sui massimi dal marzo 2007. Il rendimento del Bund decennale tedesco è sceso ancora al 3,90%. Negli Stati Uniti l’attesa di un taglio radicale dei tassi ha portato il Treasury Bond decennale a rendere il 3,53%, rendeva il 4,30% non più tardi di fine dicembre. Il mercato dei Titoli di stato rimane l’unico rifugio in questa fase di elevata turbolenza.

PETROLIO :  Sui timori di un rallentamento della domanda comincia a fornire i primi segnali di cedimento anche il prezzo del greggio. Stamattina il Wti (87,30 usd) è sceso a New York sotto gli 88 dollari per la prima volta dall’inizio del 2008, 12 dollari in meno dei massimi storici toccati il 2 gennaio a 100,10 dollari. Dal punto di vista grafico, il movimento potrebbe accelerare al ribasso sotto area 86 usd e puntare rapidamente verso gli 80 dollari. Da monitorare.
Una discesa del greggio e delle materie prime, che per noi sono l’unica area di vera bolla speculativa, sarebbe molto importante per dare alle banche centrali l’opportunità di tagliare i tassi d’interesse con maggior decisione e serenità.

DOLLARO
: Il cambio Euro / dollaro veleggia intorno a 1,442, con qualche sorpresa possiamo dire, viste le attese di un forte taglio dei tassi. Area 1,50 si è dunque dimostrata una resistenza molto più forte del previsto.

Investimenti, borsa europea, azioni, borsa asiatica, obbligazioni, cambi, euro

Obbligazioni consigli su dove investire nel 2008

14 Gennaio 2008

admin

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Come inizio anno vogliamo cercare di definire e chiarire meglio agli investitori le prospettive dei mercati obbligazionari per i dodici mesi del 2008. Iniziando l’analisi dai titoli di Stato si può notare che il 2007 è stato il terzo anno consecutivo in cui i tassi di interesse sono aumentati e il rendimento medio dei titoli di stato è stato più o meno positivo a seconda delle scadenze in quanto il rendimento delle obbligazioni è stato in media più che sufficiente per assorbire le minusvalenze di prezzo.

Il nuovo anno si è aperto con prospettive abbastaza incerte nel campo degli investimenti obbligazionionari come già si è evidenziato in numerosi report e notizie nelle ultime settmane. Infatti da un lato il previsto rallentamento economico e la forza della divisa europea sembrano poter indicare prospettive di ribasso dei tassi e quindi finalmente un aumento dei prezzi delle obbligazioni ma dall’altro l’aumento dell’inflazione accompagnato dall’acuirsi allo stesso tempo della crisi nel settore immobiliare e dei mutui subprime sembra invece indicare prospettive di nuovi rialzi dei tassi di riferimento.

A quest’ultimo proposito sono da notare le dichiarazioni estremamente “aggressive” di numerosi esponenti della BCE che nelle ultime settimane hanno in numerose occasioni segnalato la necessità di alzare ulteriormente i tassi di riferimento in Eurolandia. E in questo modo le prospettive per i titoli di Stato denominati in euro appaiono assai differenti a seconda delle scadenze e dei paesi emittenti.

Per quanto riguarda le scadenze si evidenzia ancora una volta la struttura estremamente “piatta” con valori molto simili di rendimento.

Gli investimenti in obbligazioni statali con scadenze a brevissimo termine  del tipo 0-18 mesi offrono al momento rendimenti molto inferiori rispetto ad obbligazioni non statali di rating elevato. Questa grande differenza è dovuta alla crisi di fiducia che ha colpito i mercati finanziari causata dalla crisi dei mutui subprime che ha penalizzato i tassi Euribor a brevissimo termine e tutte le obbligazioni non di Stato ed in modo particolare quelle emesse da istituti finanziari.

Si possono quindi trovare titoli con scadenza inferiore ai 18 mesi e con rating più elevato rispetto alle emissioni di Italia, Grecia e Portogallo, con rendimenti molto superiori. In alcuni casi la differenza di rendimento può sfiorare il punto percentuale, un valore molto elevato in considerazione della scadenza molto breve.

Per quanto rigarda gli investimenti in obbligazioni con scadenze di brevissimo termine quindi le prospettive per il 2008 non sembrano tanto brillanti visto il notevole handicap di rendimento rispetto ad altre emissioni a meno di un ulteriore significativo deterioramento dei mercati finanziari e della situazione economica generale.

Le obbligazioni con scadenze di breve termine della durata da 18 mesi a 3 anni invece offrono prospettive molto interessanti e conveniente in quanto prima di tutto l’handicap di rendimento rispetto ai titoli non di Stato è in media meno significativo e inoltre il mercato sconta ancora un rialzo dei tassi di riferimento di almeno lo 0,50% entro la fine del 2009.

Infine, in termini di rendimento assoluto, i titoli di queste scadenze offrono livelli molto simili a quelli di maggiore durata e quindi di maggiore rischio.

Con queste tre considerazioni  quindi a questo punto possiamo identificare qual’è in questo segmento il miglior rapporto rischio/rendimento:

- nel caso in cui prevalessero i timori di maggior inflazione, il probabile aumento dei tassi di interesse avrebbe un impatto limitato su queste scadenze, sia per ovvi motivi legati alla durata sia per il fatto che l’aumento dei tassi è già in buona parte considerato nei prezzi attuali.

- nel caso invece in cui prevalesse il timore di un forte rallentamento economico, la probabile diminuzione dei tassi di riferimento potrebbe avere un effetto abbastanza significativo nonostante la limitata durata di questi titoli.

Per gli investimenti in obbligazioni con scadenze a medio termine  dai 3 ai 7 anni la maggiore durata offre sicuramente migliori prospettive se i tassi nel 2008 saranno in discesa ma maggiori rischi se i tassi invece continueranno a salire ancora nell’anno in corso. Quindi in questo caso possiamo dire che nel complesso il rapporto tra i rischi ed i possibili guadagni risulta abbastanza bilanciato.

Invece per quanto riguarda le obbligazioni con scadenze di lungo e lunghissimo termine che vanno dai 7 ai 30 anni l’incertezza del quadro di riferimento offre prospettive abbastanza incerte e quindi abbastanza a rischio. Infatti nell’ipotesi più positiva il rallentamento economico ed il conseguente probabile ribasso dei tassi avrebbe certamente un effetto positivo, ma i rischi di un aumento dell’inflazione potrebbe limitare la riduzione dei tassi di interesse sulle lunghe scadenze. Quindi le obbligazini con scadenze a lunga durata sembrano attualmente le meno interessanti per chi vuole investire perchè nelle prospettive più pessimiste per l’economia e quindi più ottimista per i tassi di interesse il risultato finale potrebbe essere in termini assoluti il più elevato per chi investe ma viceversa nelle prospettive più ottimiste per l’economia e quindi pessimiste per i tassi di interesse il risultato finale per l’investitore comporterebbe altissime perdite!

Segmentando l’analisi relativamente agli emittenti, risulta a nostro parere sempre più evidente la crescente anomalia del mercato dell’area euro. A fronte infatti del crescente nervosismo dei mercati finanziari per gli emittenti finanziariamente meno solidi, i titoli di Stato dell’area euro continuano a trattare con notevole uniformità a prescindere dallo stato di salute dei conti dei diversi paesi membri.

Il 2007 ha evidenziato una crescente divaricazione tra i paesi e il 2008 rischia di aumentare queste differenze. A nostro parere, si possono identificare quattro situazioni diverse:

- paesi finanziariamente solidi con prospettive in miglioramento: Germania, Austria;

- paesi finanziariamente solidi con prospettive incerte: Francia, Olanda, Belgio (quest’ultimo solo grazie al forte miglioramento degli ultimi anni);

- paesi finanziariamente solidi con prospettive in netto peggioramento: Spagna, Irlanda;

- paesi finanziariamente non solidi con prospettive incerte o in peggioramento: Italia, Grecia, Portogallo. Continua »

Investimenti, tassi interesse, obbligazioni, titoli stato, mercato economico

Risparmiatori preferiscono investire in Bot piuttosto che in immobili

9 Novembre 2007

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La crisi dei mutui subprime negli Usa spaventa le famiglie italiane: un contagio di natura psicologica che, tuttavia, influenza il comportamento dei risparmiatori, allontanandoli dal tradizionale investimento su immobili. Quest’anno si va registrando una diminuzione del 15%, dal 70% al 55%, degli italiani che investono in immobili, a vantaggio di strumenti finanziari considerati più sicuri: dai Bot ai certificati di deposito, dalle obbligazioni ai libretti di risparmio, preferiti dal 25% dei risparmiatori contro il 13% del 2006. E tutto questo avviene nonostante che il nostro Paese appaia, tutto sommato, relativamente al riparo dagli effetti della crisi americana.

L’indagine annuale Acri-Ipsos sul risparmio degli italiani nel 2007, presentata dal presidente dell’associazione Giuseppe Guzzetti alla vigilia della 83ª Giornata mondiale del risparmio, disegna un quadro di pessimismo diffuso e rassegnato sull’andamento dell’economia. La debole svolta ottimista che era stata colta dall’indagine Acri-Ipsos 2006 è del tutto svanita, e sono in aumento le famiglie che si dichiarano in difficoltà, arrivando al 38% del totale. I pessimisti sull’andamento dell’economia italiana sono il 52%, contro un 17% che si attende un miglioramento e un 24% che non prevede sostanziali cambiamenti. L’Italia  non è sufficientemente attrezzata per affrontare un rallentamento dell’economia internazionale. Continua »

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Fondi Italiani ancora in rosso

9 Novembre 2007

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Ancora un mese negativo per i  fondi italiani. Secondo le anticipazioni di Assogestioni, infatti, in ottobre emerge un risultato di raccolta negativo per tutte le categorie di fondi comuni e sicav. I deflussi questo mese sono pari a 7,2 miliardi di euro. Secondo Assogestioni “Incidono relativamente sul patrimonio che, grazie alla complicità dei mercati e alla buona attività di gestione si sostiene a quota 594,1 miliardi”. Per il secondo mese consecutivo l’ondata di diminuzioni di investimenti e riscatti colpisce fondi italiani con -4,8 miliardi di euro, Roundtrip -1,4 miliardi ed esteri -1 miliardo. Anche sul fronte delle tipologie giuridiche fondi aperti e riservati e hedge ottobre è dominato dai riscatti. Sul fronte delle categorie si osserva, rispetto a settembre, un rallentamento dei disinvestimenti negli azionari -1 miliardo. I prodotti flessibili e di liquidità, positivi lo scorso mese, sono vittime di riscatti pari, rispettivamente, a 88 milioni e 404 milioni. Le uscite più consistenti si registrano ancora una volta tra i prodotti Obbligazionari, dalle cui casse fuoriescono 4,8 miliardi.

Investimenti, fondi italiani, obbligazioni

Meglio obbligazioni a tasso fisso o variabile?

21 Settembre 2007

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Sicuramente qualche mese fa esattamente tra giugno e luglio scorso sarebbe stato conveniente e il momento giusto per passare dalle obbligazioni a tasso variabile a quelle a tasso fisso. Soprattutto se per tasso fisso fosse stata considerata una scadenza superiore a 5 anni. Allora i tassi a breve a cui mediamente sono indicizzati i titoli a tasso variabile (coerentemente con il tasso di sconto) erano intorno al 4%, con i titoli decennale governativi arrivati ad un picco rispettivamente del  4,7% nell’area euro (i BTP al 4,9%) e del 5,25% nell’area dollaro. Il differenziale tra i due segmenti di curva, in uno scenario in cui l’inflazione nominale non sembrava una variabile così pericolosa stimando che la politica monetaria avrebbe contenuto in futuro la pressione sui prezzi, sembrava infatti abbastanza elevato.

Oggi, con la crisi finanziaria in essere, i rapporti tra i due segmenti della curva dei rendimenti si sono radicalmente invertiti, con il decennale sceso sotto il 4,4% negli Stati Uniti e intorno al 4,45% nell’area euro e il breve termine (entro 1 anno)  salito tra il 4,5 e il 5% in Europa per i ben noti problemi di liquidità. In conseguenza di tali movimenti, in un’ ottica di trading (con un orizzonte di alcuni mesi) forse converrebbe addirittura fare il contrario, e cioè monetizzare il recupero del reddito fisso per investire su titoli a tasso variabile che scontino tassi a breve superiori al tasso di sconto, il cui rendimento dovrebbe normalizzarsi in futuro. In un’ ottica di più lungo termine la risposta sta invece nell’andamento della congiuntura economica, che soprattutto negli Stati Uniti è in forte rallentamento. Se le previsioni dovessero quindi coincidere con uno scenario recessivo, allora l’idea di spostarsi sul lungo termine potrebbe avere senso, in quanto le banche centrali avvierebbero una politica monetaria sensibilmente più accomodante e i tassi di mercato potrebbero scendere, beneficiando maggiormente i titoli a reddito fisso rispetto a quelli a tasso variabile. Tuttavia, in attesa di avere maggiori certezze sull’andamento della congiuntura, non escluderemmo che a breve termine, il mercato vada addirittura a giocarsi il trade opposto, penalizzando cioè il reddito fisso e beneficiando il reddito variabile.

Investimenti, obbligazioni