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Il 2008 è stato l’anno record per l’inflazione

9 Gennaio 2009

admin

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La crisi del mercato economico mondiale si fa sentire sia per quanto riguarda l’aumento dei prezzi che sull’inflazione. Il 2008 si è chiuso con l’inflazione che aveva raggiunto un livello record che non si registrava da ormai 12 anni. Anche se a dicembre è arrivata una piacevole sorpresa con l’Istat che ha fatto sapere che l’inflazione nell’ultimo mese del 2008 è scesa passando dal 2,7% di novembre al 2,2%.

Su base mensile i prezzi sono diminuiti così dello 0,1%. L’inflazione di fondo, al netto cioè di energia e alimentari, è stata pari al 2,5%.

Il calo dell’inflazione nel mese di dicembre è dovuto principalmente alla discesa dei prezzi dei carburanti.

Il tasso d’inflazione nel 2008 si è attestato al 3,3% toccando il valore massimo dal 1996, contro l’1,8% del 2007.

Nel 2008 si è avuto un balzo di circa l’1,5% con l’inflazione che aveva raggiunto livelli mai registrati da quando è stato introdotto l’euro. L’indice armonizzato europeo in media annua ha infatti segnato per il 2008 un +3,5%, il massimo da quando viene calcolato. Poi il crollo dei mercati finanziari, la crisi nel settore delle banche, la riduzione dei consumi hanno portato una netta riduzione.

Il calo dell’inglazione è stato prodotto soprattutto dai forti ribassi avuti nel settore energetico. Infatti l’energia ha registrato nel mese scorso un calo congiunturale del 4% e tendenziale del 2% (dal +3,3% di novembre).

Il prezzo del petrolio in particolare è crollato in media del 75% rispetto al picco toccato l’11 luglio scorso. Il greggio però sta recuperando terreno proprio in questi ultimi giorni. Si riaffaccia infatti sopra i 50 dollari al barile il greggio di riferimento europeo sui circuiti e poi si attesta a 50,62 dollari al barile sui future di febbraio per il Brent.

Al netto della componente, inoltre, l’inflazione calcolata dall’Istat è pari al 2,6% contro il 2,2% complessivo. Il calo è significativo soprattutto per i carburanti: la benzina verde ha registrato una diminuzione congiunturale rispetto a novembre dell’8,1% e tendenziale, rispetto cioè a dicembre 2007, del 16,3%; per il gasolio il calo è stato invece del 7,6% su novembre e del 12,7% su dicembre 2007.

aumento prezzi, inflazione

Petrolio in netto calo: quanto risparmiano gli italiani

7 Dicembre 2008

admin

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Secondo gli esperti Nomisma nel 2009 grazie al netto calo del prezzo del petrolio al barile avranno un 10% in meno per le bollette della luce, del gas e per i ‘pieni’ di carburante dell’auto.

Nel 2009 infatti si prevede che le famiglie italiane potranno risparmiare circa il 10% per le bollette della luce, del gas e per i ‘pieni’ di carburante dell’auto.

Nomisma Energia ha stimato che grazie al ripiegamento delle quotazioni del petrolio l’anno prossimo la famiglia ‘tipo’ italiana potrebbe spendere circa 370 euro in meno rispetto ai 3.538 euro pagati nel 2008 per i conti energetici.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ha spiegato che questa previsione si basa sull’ipotesi di un prezzo del petrolio «sui livelli attuali» e potrebbe tradursi in un calo del 4,5%, pari a circa 70 euro in meno su base annua, per le bollette della luce e del gas. E, ancora, in una riduzione complessiva di 300 euro per i rifornimenti di carburante (circa -15%). Continua »

Investimenti, mercato economico

Borse Europee a picco: greggio scende sotto i 50$

22 Novembre 2008

admin

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La crisi economica mondiale e la mancanza di liquidità da parte degli investitori hanno contribuito a far affondare le quotazioni del petrolio che sono scese sotto i 50 dollari al barile sia a Londra che a New York, dove il greggio chiude a 48,85 dollari al barile. L’oro nero non scendeva al di sotto di quota 49 dollari sulla piazza americana da oltre 3 anni era infatti il maggio 2005.Dopo aver viaggiato nettamente al di sopra dei 100 dollari al barile per tutta la prima metà dell’anno, toccando il record assoluto di 147,50 dollari a Londra, il prezzo del petrolio è sceso repentinamente negli ultimi mesi a causa di tre fattori: la crisi finanziaria, il rallentamento economico mondiale e il raffreddamento della domanda dovuto a quotazioni eccessivamente elevate.

Secondo alcuni osservatori “I prezzi stanno crollando perchè il rallentamento dell’economia è serio, più serio di quanto inizialmente previsto. Anche la domanda nei paesi in via di sviluppo di sta contraendo in modo evidente”.

Giovanni Serio, analista di Goldman Sachs, la banca che per prima aveva previsto il greggio a 100 dollari, “non vede spazio a breve termine” per possibili rialzi dei prezzi.

Intanto per le Borse ieri si è vissuta l’ennesima giornata nera. Piazza Affari ha chiuso con il segno meno al termine di una seduta che si è mantenuta debole fin dall’avvio. L’indice Mibtel ha fatto segnare nel finale un -2,29%.

Finale in forte ribasso anche per le altre principali Borse europee, che hanno accelerato al ribasso nel pomeriggio, complice l’avvio negativo di Wall Street. A pesare sui corsi azionari anche il crollo dei prezzi del petrolio, sotto la soglia dei 50 dollari al barile. Tra le piazze finanziarie, Londra cede il 3,45%, giù anche Francoforte a -3,08% così come Parigi che chiude con un calo del 2,95%. Non va meglio negli Usa. La Borsa di New York ha concluso la giornata di contrattazioni con un altro solenne tonfo. Alla fine della seduta a Wall Street e prima delle operazioni di compensazione, il Dow Jones ha perso 430,58 punti(-5,11%), a quota 7.566,70 punti, mentre il Nasdaq è sceso di 70,07 punti(-5,05%), a 1.316,35 punti. In picchiata lo S&P 500, che è sceso di 52,80 punti (-6,55%), a753,78 punti.

Investimenti, piazza affari, borsa europea, azioni, mercato economico

Ancora ribassi per petrolio e oro

18 Ottobre 2008

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Settimana di significativi ribassi per quanto riguarda le quotazioni di metalli e del greggio. Tra i preziosi l’oro è sceso a 784 dollari l’oncia. Si tratta dei minimi mensili. Il rame è scivolato sotto 5.000 dollari per tonnellata, toccando anche i minimi dal gennaio 2006. Male anche alluminio, zinco e piombo. Petrolio in area 70 dollari al barile, sui minimi annuali. Nei mercati pesano due fattori: le vendite dei fondi di investimento alla ricerca di liquidità, e il calo della domanda.

Investimenti

Euro al minimo ultimi 13 mesi, petrolio sotto i 90$

7 Ottobre 2008

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La tempesta che ha gettato nel panico le borse di tutto il mondo si è fatta sentire anche sulle quotazioni dell’euro e del petrolio. La moneta unica europea è scivolata ai minimi di 13 mesi sul dollaro, fino a quota 1,3542 dollari. Il petrolio è sceso sotto i 90 dollari al barile, il livello più basso dal febbraio scorso.

Investimenti, cambi, euro

Il petrolio torna a superare quota 117 e le Borse calano

14 Agosto 2008

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Il petrolio ha un rialzo di quattro dollari al barile e a New York torna sopra quota 117,43 dollari al barile facendo ripiombare i mercati nell’atmosfera plumbea che fa avvitare gli indici e temere il peggio per il futuro. I giorni della luna di miele per le Borse con i rialzi sembrano già finiti, cancellati dalle troppe cattive notizie che, come palline da ping-pong impazzite, rimbalzano da ogni parte del mondo ricordando che la crisi subprime non è finita, che il quadro macroeconomico continua ad assomigliare più all’urlo di Munch che alla primavera del Botticelli.Tornano così nei mercati finanziari la volatilità e i nervi a fior di pelle e tornano anche le vendite. La Borsa Europea paga a caro prezzo il cambio di umore con 154 miliardi di euro di capitalizzazione che vanno in fumo, causa listini in calo tra l’1,5 di Londra e il 2,5% di Francoforte (meno 2,12% Milano). Wall Street prova a resistere, e ci riesce solo in parte: il Dow Jones perde lo 0,90%, il Nasdaq lo 0,08%. Ma per l’intera seduta hanno pesato trimestrali deludenti (Macy’s su tutte), le previsioni di alcuni analisti che stimano una contrazione marcata del Pil Usa nel quarto trimestre, nonchè le parole di fuoco con cui Merrill Lynch sentenzia che «la crisi del credito è ampia, profonda e globale, e non è probabile che finisca presto». Continua »

Investimenti, borsa italiana, borsa europea

Euro sfondo quota 1,60 sul dollaro. Petrolio nuovo record siora 120$ al barile

23 Aprile 2008

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L’Euro è sempre più forte e abbatte un altro muro sul dollaro, quello degli 1,60 dollari per un solo euro! Oggi all’apertuta dei mercati valutari l’euro si conferma ancora forte ma in leggero calo sul dollaro. La moneta unica europea stamattina è scambiata a 1,5975 dollari, contro la quotazione record toccata ieri di 1,6019. Il petrolio, che ieri ha superato i 119$ al barile, oggi è indicato a 118,19. Sul fronte azionario, avvio di seduta positivo per i principali listini europei. A Piazza Affari il Mibtel segna +0,15% e l’indice All Stars +0,27%.

Il nuovo record di ieri dell’euro sul dollaro è stato favorito dalle dichiarazioni del governatore della Banca di Francia, Christian Noyer che ha detto: “La questione è assicurare che l’anno prossimo il tasso d’inflazione rientri sotto il 2% su base annua (ora è al 3,6%, ndr). Se sarà necessario muoveremo i tassi d’interesse, per ora li lasciamo fermi perché il livello attuale ci pare appropriato”.

Le dichiarazioni di Noyer hanno spinto l’euro fino a un massimo di 1,6019 dollari, con ripercussioni anche sul mercato petrolifero, dove il Wti ha toccato a New York il record di 119,90 dollari al barile. E non poteva essere altrimenti. Se la scorsa settimana l’Eurotower si era lamentata della sostanziale indifferenza con cui i mercati avevano reagito alla presa di posizione del G7 sui rapporti di cambio, parole come quelle di Noyer precisano senza possibilità di errore le intenzioni future dell’istituto di Francoforte. Il presidente Jean-Claude Trichet, peraltro, pur entrato controvoglia nel dibattito infinito sulla necessità di ridurre il costo del denaro, non ha mai dato l’impressione di prendere in considerazione alternative a un giro di vite dei tassi.

La conferma arriva subitodal governatore della Banca del Lussemburgo Yves Mersch che dice “La Bce ogni mese si domanda se è il caso o meno di alzare i tassi per contenere l’inflazione”.
Noyer ha indicato una sorta di linea temporale entro la quale l’Eurotower può mantenere l’attuale wait and see, cioè l’intero 2008. Poi, se i prezzi non dovessero riavvicinarsi al target di riferimento, la sterzata in chiave restrittiva sarebbe inevitabile. A congiurare contro l’opera di raffreddamento dei prezzi è però il petrolio. Il picco di ieri, accompagnato dal top di benzina (1,413 euro il litro) e di gasolio (ormai a un soffio da 1,4 euro), è solo l’ennesimo anello di una catena di record destinata verosimilmente ad allungarsi ancora.

Investimenti, borsa italiana, piazza affari, borsa europea, azioni, cambi, mercato economico

Investire nel petrolio e nelle materie prime

16 Aprile 2008

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Gli outlook  di molte banche d’affari, predicono un 2008 pieno di soddisfazioni per chi vuole investire  in materie prime, dal petrolio all’oro, dal cacao al frumento, dal cotone al succo d’arancia. Chi voglia investire in questo settore può farlo da professionista per conto di grandi case di investimento, da “day trader” o anche da semplice risparmiatore. A ciascuna di queste categorie corrispondono ovviamente strumenti finanziari diversi, da quelli più complessi e più rischiosi come i future a quelli più semplici e meno rischiosi come i “certificate” senza leva, dove al massimo si perde la “puntata” che si è fatta sul rialzo o sulla discesa di una tal commodity. Tra i certificate sulle materie prime, particolarmente attiva è Abn Amro, che ha rilasciato una gran quantità di strumenti di questo tipo. I “Mini Future Certificates” sono strumenti di investimento che permettono di avvantaggiarsi della crescita o della discesa degli indici sulle materie prime sfruttando l’effetto moltiplicatore della leva finanziaria. Esistono dei fondi mobiliari che investono in società legate alle materie prime, ma qui l’ottica è di medio-lungo periodo rispetto ai certificate che invece si propongono di guadagnare abbastanza rapidamente basandosi su una scommessa di risalita o di discesa dei prezzi. In questi ultimi anni le materie prime hanno dato agli investitori piccoli e grandi buone occasioni di guadagno. Ma c’è anche chi raccomanda prudenza, perché come per i mercati borsistici, non c’è niente al mondo che sia destinato a salire per sempre.

Investimenti, Trading, fondi

23 Gennaio 2008

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Un’altra giornata pesante per le Borse europee dopo le pessime chiusure delle piazza asiatiche di ieri. Wall Street era chiusa per festività, ma anche da qui le indicazioni sui future sono molto negative con cali intorno ai 5 punti percentuali.

Finchè non si avrà un’idea precisa dell’impatto della crisi dei mutui subprime sulla crescita dell’economia americana, nel sentiment degli investitori sarà prevalente la paura di trovarsi di fronte a una dura recessione e quindi si corre a vendere.

L’indice Nikkei ha chiuso in ribasso del 5,65%, si tratta del peggior calo dall’11 settembre 2001, il giorno dell’attentato alle torri gemelle. Dall’inizio dell’anno la perdita dalla Borsa di Tokio ammonta già al 18%, un bilancio che si riduce al -12% per effetto della rivalutazione dello yen contro la valuta europea.

Pesanti cali anche sulla Borsa di Shanghai dove l’indice A, quello riservato agli investitori domestici, sta perdendo il 7,2%, mentre l’indice B, quello riservato agli investitori esteri, perde il 9%. Da inizio anno la flessione è intorno al -15%.
Non si salva nemmeno Bombay (6.400), le cui contrattazioni sono state sospese per eccesso di ribasso a metà seduta. In questo momento la flessione è intorno al 10%, dopo aver superato un calo del 15%. Graficamente, l’indice ha reagito proprio dai primi livelli di supporto in area 6.300.

In Europa solo il Dax tedesco tiene i supporti in area 6.790, per il resto tutti i supporti sono saltati con violenza. L’S&P/Mib (33.900) non ha nemmeno tentato di frenare la discesa in area 35mila, ma il forte ipervenduto fa aumentare le attese di un rimbalzo.

BONDS : Le tensioni sui mercati azionari spingono sui massimi i prezzi delle obbligazioni. Il bund future vale 116 punti, sui massimi dal marzo 2007. Il rendimento del Bund decennale tedesco è sceso ancora al 3,90%. Negli Stati Uniti l’attesa di un taglio radicale dei tassi ha portato il Treasury Bond decennale a rendere il 3,53%, rendeva il 4,30% non più tardi di fine dicembre. Il mercato dei Titoli di stato rimane l’unico rifugio in questa fase di elevata turbolenza.

PETROLIO :  Sui timori di un rallentamento della domanda comincia a fornire i primi segnali di cedimento anche il prezzo del greggio. Stamattina il Wti (87,30 usd) è sceso a New York sotto gli 88 dollari per la prima volta dall’inizio del 2008, 12 dollari in meno dei massimi storici toccati il 2 gennaio a 100,10 dollari. Dal punto di vista grafico, il movimento potrebbe accelerare al ribasso sotto area 86 usd e puntare rapidamente verso gli 80 dollari. Da monitorare.
Una discesa del greggio e delle materie prime, che per noi sono l’unica area di vera bolla speculativa, sarebbe molto importante per dare alle banche centrali l’opportunità di tagliare i tassi d’interesse con maggior decisione e serenità.

DOLLARO
: Il cambio Euro / dollaro veleggia intorno a 1,442, con qualche sorpresa possiamo dire, viste le attese di un forte taglio dei tassi. Area 1,50 si è dunque dimostrata una resistenza molto più forte del previsto.

Investimenti, borsa europea, azioni, borsa asiatica, obbligazioni, cambi, euro

Allarme prezzi dopo i 2 record del petrolio. Le conseguenze per l’economia mondiale

4 Gennaio 2008

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Il Washington Post commenta i record del prezzo del petrolio sottolineando che il valore del greggio sui 100 dollari al barile ha fatto tornare lo spettro della stagflazione negli Stati Uniti. La stagflazione è un termine tecnico che indica una particolare situazione dell’economia caratterizzata da bassa crescita ed elevata inflazione. D’altronde tra ieri e oggi non è stato solo il prezzo del petrolio a salire infatti anche le quotazioni dell’oro hanno raggiunto valori record superando gli 850 dollari all’oncia e hanno chuso in rialzo anche le quotazioni del grano e dei semi di soia a conferma di come gli Stati Uniti stiano assistendo sia alla crescita dei prezzi petroliferi che a quella delle quotazioni dei beni alimentari.Una conseguenza ovvia è che in queste condizioni la propensione al consumo degli Stati Uniti è destinata a rallentare. La relazione tra i prezzi del petrolio e i prezzi della benzina è proporzionalmente diretta e per questo la benzina ha già superato nelle ultime settimane la soglia dei tre dollari al gallone. A condizionare i consumi ci sono poi anche i fattori psicologici commenta in un’intervista allo Usa Today Mark Vitner, economista senior presso Wachovia secondo il quale “la notizia del petrolio che ha toccato i 100 dollari innervosirà le persone, che si aspetteranno prezzi della benzina più alti”. Secondo Vitner si sta instaurando anche “un circolo vizioso in cui i prezzi più elevati delle materie prime contribuiscono direttamente all’inflazione, e i timori di un’inflazione portano gli investitori a puntare maggiormente sulle materie prime, scatenando il loro rialzo dei prezzi”.

Secondo quanto pubblicato dal Wall Street Journa i prezzi del petrolio presi in considerazione da soli non dovrebbero far scivolare la congiuntura in una fase di recessione. Il quotidiano finanziario parla infatti di un’economia americana più efficiente, formata da cittadini che spendono meno del loro reddito disponibile sulla benzina, il 4% circa, contro il 6% degli anni ’80 anni in cui il petrolio balzò a un valore attuale che, tenendo conto dell’aggiustamento dei prezzi, sarebbe di 102,81 dollari al barile. Ma è sicuro che l’effetto su una congiuntura americana già in frenata a causa della crisi del mercato del credito e immobiliare ci sarà.

In particolare, secondo gli specialisti della Finanza, i settori più colpiti saranno quello aereo con le compagnie che saranno costrette a tagliare i voli meno redditizi e quello automobilistico.

Si teme anche una maggiore cautela e paura negli investimenti da parte delle aziende americane che ovviamente in questo scenario vogliono evitare un eccesso di capacità a fronte di un rallentamento dei consumi. E minori investimenti implicano una crescita del PIL minore. Ad alimentare le vendite di ieri sul Dow Jones, che su base percentuale ha riportato il peggior inizio anno dal 1983, è stato ie anche l’Ism manifatturiero, che ha segnalato una fase di contrazione dell’attività manifatturiera scendendo sotto i 50 punti. Il dato ha confermato la fase di debolezza della congiuntura Usa e, insieme ai prezzi del petrolio sopra i 100 dollari, è sembrato dimostrare proprio lo scenario di stagflazione di cui ha parlato il Washington Post. Uno scenario che rende ancora più difficile la sfida della Fed, braccata da un lato da un rallentamento della congiuntura e dall’altro dalla minaccia onnipresente della crescita dei prezzi.

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