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Debito pubblico italiano ancora in crescita

19 Maggio 2008

admin

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Il debito pubblico italiano è salito a febbraio a 1.623,66 miliardi di euro rispetto ai 1.621,44 miliardi di gennaio. Lo comunica la Banca d’Italia. Il debito pubblico, calcolato in valore assoluto, a febbraio è salito dunque per il secondo mese consecutivo, ma è sotto il livello record di 1.629,21 miliardi toccato a ottobre 2007. A febbraio 2008 il debito è cresciuto dello 0,13% rispetto a gennaio.Nel primo trimestre dell’anno le entrate tributarie sono ammontate a 85,634 miliardi contro i 78,81 dello stesso periodo del 2007.

PIL, mercato economico

Inflazione in Italia ai massimi livelli

30 Novembre 2007

admin

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L’inflazione sale ai massimi valori in Italia e in tutta Europa nel mese di novembre. L’Istat infatti ha comunicato che nel nostro Paese è salita al 2,4% contro il 2,1% registrato in ottobre, ed è ai massimi livelli dal giugno 2004. Su base mensile i prezzi sono cresciuti dello 0,4%. Volano tutti i beni di consumo alimentari, in particolare il pane con +12,4%, e la benzina che registra +2,2% sul mese scorso e +9,8% sull’anno. Ma l’inflazione aumenta in tutta l’Unione Europea. Secondo stime di Eurostat, a novembre tocca il 3% rispetto al 2,6% del mese precedente, il livello più alto dal maggio 2001. E il Pil, nel terzo trimestre dell’anno, è salito al 2,7% in tutta l’area europea,  con +1,9% in Italia.

Appello da parte di Cgil, Cisl, Uil e Ugl al governo perché intervenga immediatamente sull’emergenza inflazione. Maulucci rappresentante della Cgil dice:” l’esecutivo si muova attraverso la diminuizione delle accise e i controlli e le sanzioni verso qualsiasi intervento speculativo”. Baretta della Cisl commenta così “E’ urgente che convochi le parti interessate per evitare che questi dati inflattivi diventino preoccupanti”. Secondo Pirani di Uil “Occorre una politica adeguata che eserciti un effettivo controllo delle dinamiche dei prezzi e delle tariffe”. E Segarelli di Ugl “Non è più rinviabile un intervento del governo su salari e prezzi”.

I dati sull’inflazione preoccupano il governo italiano, ma l’Italia si conferma la più virtuosa nell’ambito europeo. Così il ministro dello Sviluppo Economico commenta i dati dell’Istat. Per Bersani, le cifre mettono in evidenza che il livello italiano è inferiore al 3% registrato in Europa. “La relativa maggior tenuta è da imputare ai provvedimenti adottati dal governo in Parlamento che hanno controbilanciato,grazie alle liberalizzazioni e agli interventi sui farmaci,le tensioni sui prezzi alimentari ed energetici”.

aumento prezzi, PIL, inflazione

Il petrolio spinge di nuovo l’inflazione

8 Novembre 2007

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L’impennata del prezzo del petrolio e le stime dell’inflazione europea di ottobre impongono a nostro parere un approfondimento sul rapporto tra inflazione e materie prime.Come è noto, le materie prime contribuiscono a formare l’inflazione, influenzando “alla base” i costi del processo produttivo. E’ altrettanto risaputo che, rispetto a qualche decennio fa, le materie prime sono assai meno importanti per le economie occidentali, poiché il contributo al PIL dei settori primario (agricoltura) e secondario (industria) sono percentualmente molto inferiori rispetto al terziario (servizi).

Se un’impennata dei prezzi delle materie prime fa quindi meno paura rispetto agli anni ’70, non si può tuttavia ignorare il recente movimento (soprattutto del petrolio) e le possibili conseguenze sui prezzi. Verifichiamo quindi se l’andamento dei prezzi delle materie prime ha effettivamente avuto l’influenza sull’inflazione europea.

Se abbiniamo l’andamento dell’inflazione a quello dell’indice “CRB” (vedi graf. 1), che raccoglie 19 diverse tipologie di materie prime di diversa natura, dai metalli agli alimentari al petrolio, non riusciamo a rilevare particolari relazioni, né da un punto di vista grafico né da quello matematico, visto che l’indice di correlazione è solo dello 0,29 (con 0=correlazione nulla e 1=correlazione massima).

Se tuttavia restringiamo il campo di osservazione agli ultimi due anni le cose cambiano abbastanza radicalmente (come mostra il grafico successivo), con una relazione diretta molto elevata, confermata dal dato matematico di correlazione vicino al valore massimo di 1.

La semplice analisi grafica proposta sembra quindi suggerire che da circa due anni a questa parte l’indice delle materie prime e l’indice di l’inflazione europea sono strettamente legati. E’ un caso oppure è il segnale che l’economia non è più in grado di assorbire le oscillazioni dei prezzi delle materie prime?

Certo l’adeguamento quasi automatico dell’inflazione fa sorgere qualche dubbio riguardo ad una possibile relazione causa-effetto; normalmente infatti l’aumento dei prezzi delle materie prime impiega parecchi mesi prima di raggiungere i consumatori (e quindi influenzare l’inflazione).

C’è però una materia prima che ha un effetto molto più immediato sul paniere dell’inflazione; si tratta ovviamente del petrolio che influenza quasi istantaneamente il prezzo dei combustibili da autotrazione e riscaldamento.

Il petrolio è il contributore più importante dell’indice CRB; come mostra il grafico seguente l’andamento del greggio e quello dell’indice delle materie prime è correlato in modo del tutto diretto, confermato da un valore di correlazione superiore a 0,90.

Si possono trarre conclusioni o azzardare spiegazioni da questa breve analisi dell’andamento delle materie prime e dell’inflazione europea? Non è facile ma ci proviamo.

Negli anni antecedenti il 2005 il sistema industriale europeo è riuscito a contenere le spinte inflazionistiche, grazie ad un’economa europea ancora largamente al di sotto del proprio potenziale e alle spinte deflazionistiche di Cina e India. Queste dinamiche hanno consentito di controbilanciare l’aumento del prezzo dei prodotti energetici. Dal 2005 in poi l’effetto del sistema industriale è stato neutro (non ha aggiunto né tolto inflazione) e quindi le oscillazioni del petrolio si sono fatte sentire più direttamente.

Se questa ricostruzione corrisponde almeno in parte a verità, possiamo trarne due considerazioni: la prima è che l’impennata dell’inflazione di questi due mesi deriva pressoché esclusivamente dall’aumento del prezzo del greggio e non è inflazione “prodotta” internamente dal sistema economico/industriale (in questo senso potrebbe essere meno “nociva” e più gestibile da parte della BCE).

La seconda considerazione invece è che se il prezzo del petrolio dovesse continuare ad aumentare, questo potrebbe causare (a differenza del recente passato) un corrispondente ulteriore aumento dell’inflazione, con tutti i riflessi negativi del caso.

aumento prezzi, PIL, inflazione, mercato economico

Fmi taglia stime su crescita PIL in Italia

9 Ottobre 2007

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Il Fmi ha tagliato le stime di crescita mondiale con -0,4 punti nel 2008 rispetto alle precedenti prvisioni. L’economia dell’Italia avanzerà ad un tasso inferiore. Secondo l’ultima bozza del World economic outlook che l’Ansa ha anticipato, il nostro Pil crescerà dell’1,7% quest’anno e dell’1,3% il prossimo, rispettivamente lo 0,1 e lo 0,4 in meno delle stime. Il governo si attende, invece, un +1,9% nel 2007 e un 1,5% nel 2008. Per il Fmi,nonostante il buon andamento delle entrate, l’Italia rallenta sul risanamento dei conti pubblici.

PIL, mercato economico

Wall Street e Dow Jones tornano a valori record

8 Ottobre 2007

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Che interpretazione dare dell’ultimo record raggiunto lunedì alla Borsa di New York, dove il Dow Jones ha “risfondato” quota 14mila, che aveva già superato in luglio prima di crollare perdendo oltre mille punti nel corso della grave crisi estiva dei mutui subprime? E’ un mercato di ciechi che non leggono i rapporti trimestrali delle banche, tanto attesi in agosto e che, con la eccezione della Goldman Sachs, da quando stanno uscendo confermano che le esposizioni al business delle obbligazioni-spazzatura ha falcidiato gli utili dei colossi del credito? Dopo Bear Sterns, Morgan Stanley, Lehman Brothers un paio di settimane fa, è ora la volta di Citicorp e UBS, che hanno perso il 60% di utili la prima e annunciato perdite la seconda. Ma nella stessa giornata, Wall Street ha fatto scintille come se il sentimento fosse quello di non perdere il treno della crescita. Eppure, agosto è stato il primo mese che ha visto la forza lavoro scendere, sia pure di sole 4mila unità, dopo 4 anni di espansione che hanno creato 8,2 milioni di posti di lavoro. Sia le misurazioni della fiducia dei consumatori, sia l’indice del sondaggio tra i manager degli acquisti che monitorano la vitalità del business sono calanti da un paio di mesi, anche se non indicano recessione. Ed ecco forse la parola chiave. Recessione sì o recessione no? Chi compra è convinto che, per contrastarla, la FED di Ben Bernanke sarà fare il suo lavoro, cioè taglierà ancora se necessario. Di recessione aveva parlato Alan Greenspan fin da inizio anno, ma per dire che pensava ci fossero solo il 30% di una sua possibilità. Qualche giorno fa l’ex governatore, sempre molto ascoltato, ha alzato la percentuale ma si è fermato a sotto il 50%, e questo dopo il bimestre estivo del credit crunch ed aver giudicato l’operato del suo successore. Sempre a proposito di recessione, gli economisti nel sondaggio mensile del Wall Street Journal si sono mediamente attestati anch’essi ad un terzo delle chance. Del resto, la percentuale di disoccupazione negli Usa è ferma al 4,6% , e l’indice di base che misura una recessione, ossia la crescita del PIL, ha avuto nel secondo trimestre un significativo rimbalzo al + 3,8%, rispetto all’anemica crescita dello 0,6% del primo trimestre. Ora per l’ente nazionale degli economisti, associazione privata ma che ufficiosamente definisce quando nasce e quando muore una recessione, le prospettive per il trimestre che si è chiuso a settembre e per quello da ottobre a fine dicembre sono per un rallentamento dal 3,8% al 2,4-2,5% circa, il che porterebbe la crescita del 2007 ad un livello medio più vicino al 2,5% che al 2%, ed in ogni caso ad un valore positivo. Perché ci sia una recessione, la convenzione vuole che l’economia denunci almeno due trimestri consecutivi con il segno meno della contrazione. Le basi dell’ottimismo in Borsa stanno nella reazione che il mercato ha riservato al taglio dei tassi ad opera della Federal Reserve. Continua »

Investimenti, banche, borsa italiana, borsa europea, cambi, mercato economico

Brusco calo del debito pubblico

8 Ottobre 2007

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Il saldo primario nei primi sei mesi del 2007, rispetto al Pil, risulta positivo e pari al 3%, in crescita rispetto all’1,8% dei primi sei mesi del 2006. Questo ha anche determinato un deficit pubblico che nei primi sei mesi del 2007 si è attestato all’1,9% del Pil, rispetto al 2,8% del primo semestre 2006.

Lo comunica l’Istat sottolineando che nel secondo trimestre il saldo primario è risultato positivo e pari a 27.398 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil del 7,2% (+5% nel corrispondente trimestre del 2006).

Il saldo corrente (risparmio) nei primi sei mesi di quest’anno è risultato positivo per l’1,1%, +0,5% nel secondo semestre 2006, mentre nel secondo trimestre è stato pari al 5,3%, con un +3,9% nel corrispondente trimestre del 2006.

Nel secondo trimestre del 2007 le entrate totali sono aumentate in termini tendenziali del 5,3% con un’incidenza sul Pil del 46,9%, 46,5% nel corrispondente trimestre del 2006. Le entrate correnti registrano un aumento del 5,3% dovuto alla crescita delle imposte dirette +4,4%, delle imposte indirette +4,5% e dei contributi sociali +8,8%. In quest’ultimo caso spiegano all’Istituto sono conteggiati i trasferimenti delle imprese al fondo Tfr dell’Inps.

Le entrate in conto capitale fanno invece registrare una diminuzione in termini tendenziali dello 0,9%.

Nel secondo trimestre 2007 le uscite totali sono aumentate in termini tendenziali dell’1,1%. Lo comunica l’Istat sottolineando che il rapporto tra uscite e Pil è sceso al 44,9%, dal 46,3% del corrispondente trimestre del 2006.

Le uscite correnti nel secondo trimestre 2007 hanno registrato un aumento del 2%: il saldo è dovuto all’effetto combinato della diminuzione dei redditi da lavoro dipendente (-6,1%) e dalle altre uscite correnti (-0,7%) e all’aumento delle prestazioni sociali in denaro (+5,3%), dei consumi intermedi (+3%) e degli interessi passivi (+11%). La diminuzione delle uscite per redditi di lavoro dipendente è spiegabile dal fatto che nel corrispondente periodo del 2006 c’era stato un aumento legato a diversi rinnovi contrattuali.

Le uscite in conto capitale sono invece diminuite in termini tendenziali dell�8,8%: questo calo � il saldo tra l�aumento degli investimenti fissi lordi (+3,2%) e la diminuzione delle altre uscite in conto capitale (-24,7%).

aumento prezzi, PIL, deficit

Censis: anziani grande risorsa per aumentar il PIL

7 Ottobre 2007

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Se gli anziani disponibili fossero messi in condizione di impegnarsi in attività di economia sociale si potrebbe generare nel Paese un valore di 128 miliardi di euro, pari all’8,7% del Pil. E’ quanto sostiene uno studio della Fondazione Censis realizzato per l’Istituto Nazionale per la Longevità Attiva e la non Autosufficienza (INPLANA) “Migliorando il contenuto di relazioni della vita degli anziani e riducendo, quinfdi, il circuito perverso fatto di solitudine, depressione, uso intenso e inappropriato di farmaci, si potrebbe stimare un risparmio di 700 milioni di euro di spesa farmaceutica (pari al 5% della spesa per famaci classe A 2006).

Nello studio realizzato presso il centro Civitas vitae della Foic di Padova (che rappresenta il più avanzato esempio di concreta materializzazione della filosofia della longevità attiva) sono stati analizzati gli impatti dei “Percorsi per la terza età protagonista”,il cui obiettivo è quello di assistere gli anziani nei loro differenziati bisogni. Le oltre 100 persone che dal 2003 hanno partecipato gratuitamente ai “percorsi” mostrano che rispetto ai coetanei che vivono negli stessi contesti,ma che non vi hanno partecipato,unapiù intensa relazionalità, una maggiore autostima,più responsabilità comunitaria e un migliore rapporto con le nuove tecnologie.

PIL

In Italia deficit e Pil nel 2007 a +1,9%

4 Ottobre 2007

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La crisi dei mutui subprime potrebbe provocare un -0,3% del Pil 2008 in Eurolandia. E’ quanto emerge dal rapporto trimestrale di Bruxelles. Secondo la Commissione europea, i rischi per le prospettive economiche sono “cresciuti im modo sostanziale” e la durata delle turbolenze “è difficile da prevedere”.

Il deficit pubblico nei primi sei mesi del 2007 si è attestato all’1,9% del Pil, rispetto al 2,8% del primo semestre 2006. Lo comunica l’Istat. Il saldo primario, invece,nei primi sei mesi del 2007 rispetto al Pil risulta positivo e pari al 3%, in crescita rispetto all’1,8% dei primi sei mesi 2006 Il saldo corrente (risparmio) nei primi sei mesi di quest’anno è risultato positivo per l’1,1% (+0,5% nel secondo semestre 2006).

PIL, deficit

S&P: ITALIA NON CENTRA OBIETTIVO DEBITO 2010

4 Ottobre 2007

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L’Italia non raggiungerà l’obiettivo di portare il debito sotto il 100% del Pil nel 2010 ma rating del Paese non avrà variazioni. Lo dice Standard & Poor’s. Per S&P, Prodi, che aveva a disposizione 11 mld (lo 0,7% del Pil) in conseguenza della crescita delle entrate e di alcucuni risparmi di spesa, non li ha utilizzati per la riduzione del deficit. Per S&P,la debolezza del governo,risultante dai sondaggi, la “poco maneggevole gestione” della coalizione,”fanno sì che sia improbabile una qualsiasi significativa riforma della spesa”.

PIL

Fmi riduce le previsioni sul Pil

21 Settembre 2007

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Il Fondo monetario internazionale vede in ribasso le previsioni sulla nostra crescita. In una bozza del loro ultimo studio, la stima 2008 sul prodotto interno lordo italiano viene infatti portata dall’1,7 all’1,6%. Quanto al rapporto deficit/pil, relativamente al 2007, viene confermata la stima al 2,2%.Negli ultimi giorni, sia il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, sia il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, avevano annunciato una revisione al ribasso delle stime della crescita, per l’anno 2008 che lo stesso Draghi ha quantificato intorno a un meno 0,2 punti percentuali, rispetto all’1,9% contenuto nel Dpef.

PIL, deficit