Newsletter

Iscriviti alla nostra NewsLetter


Investire in Obbligazioni Enel: meglio a tasso variabile o fisso?

21 Marzo 2008

admin

Tags: , , , ,

Le obbligazioni Enel possiamo dire che hanno un grado di affidabilità, cioè un rating, non speculativo ma da investimento. Il meccanismo di indicizzazione ai tassi di mercato di un bond inoltre rende per definizione immune il titolo dal rischio che il rialzo o ribasso dei tassi d’interesse si rifletta sulla quotazione dell’obbligazione.Una obbligazione Enel ha un grado di affidabilità, ossia un rating, non speculativo ma da investimeno in quanto si tratta di una azienda solida. Per quanto riguarda la scelta tra obbligazioni a tasso variabile o a tasso fisso è corretto sostenere che il meccanismo di indicizzazione ai tassi di mercato di un bond rende per definizione immune il titolo dal rischio che un futuro a medio-lungo termine di rialzi o ribassi dei tassi d’interesse si rifletta, negativamente o positivamente nei due diversi casi, sulla quotazione dell’obbligazione. E’ la stessa differenza, indicativamente, tra l’investimento in un Btp a medio-lungo termine a cedola fissa, più rischioso, rispetto a quello in un Cct o in un Btp in euro indicizzato all’inflazione, meno rischioso ma che può essere meno redditizio.

Investimenti, azioni, tassi interesse, obbligazioni

Obbligazioni consigli su dove investire nel 2008

14 Gennaio 2008

admin

Tags: , , , ,

Come inizio anno vogliamo cercare di definire e chiarire meglio agli investitori le prospettive dei mercati obbligazionari per i dodici mesi del 2008. Iniziando l’analisi dai titoli di Stato si può notare che il 2007 è stato il terzo anno consecutivo in cui i tassi di interesse sono aumentati e il rendimento medio dei titoli di stato è stato più o meno positivo a seconda delle scadenze in quanto il rendimento delle obbligazioni è stato in media più che sufficiente per assorbire le minusvalenze di prezzo.

Il nuovo anno si è aperto con prospettive abbastaza incerte nel campo degli investimenti obbligazionionari come già si è evidenziato in numerosi report e notizie nelle ultime settmane. Infatti da un lato il previsto rallentamento economico e la forza della divisa europea sembrano poter indicare prospettive di ribasso dei tassi e quindi finalmente un aumento dei prezzi delle obbligazioni ma dall’altro l’aumento dell’inflazione accompagnato dall’acuirsi allo stesso tempo della crisi nel settore immobiliare e dei mutui subprime sembra invece indicare prospettive di nuovi rialzi dei tassi di riferimento.

A quest’ultimo proposito sono da notare le dichiarazioni estremamente “aggressive” di numerosi esponenti della BCE che nelle ultime settimane hanno in numerose occasioni segnalato la necessità di alzare ulteriormente i tassi di riferimento in Eurolandia. E in questo modo le prospettive per i titoli di Stato denominati in euro appaiono assai differenti a seconda delle scadenze e dei paesi emittenti.

Per quanto riguarda le scadenze si evidenzia ancora una volta la struttura estremamente “piatta” con valori molto simili di rendimento.

Gli investimenti in obbligazioni statali con scadenze a brevissimo termine  del tipo 0-18 mesi offrono al momento rendimenti molto inferiori rispetto ad obbligazioni non statali di rating elevato. Questa grande differenza è dovuta alla crisi di fiducia che ha colpito i mercati finanziari causata dalla crisi dei mutui subprime che ha penalizzato i tassi Euribor a brevissimo termine e tutte le obbligazioni non di Stato ed in modo particolare quelle emesse da istituti finanziari.

Si possono quindi trovare titoli con scadenza inferiore ai 18 mesi e con rating più elevato rispetto alle emissioni di Italia, Grecia e Portogallo, con rendimenti molto superiori. In alcuni casi la differenza di rendimento può sfiorare il punto percentuale, un valore molto elevato in considerazione della scadenza molto breve.

Per quanto rigarda gli investimenti in obbligazioni con scadenze di brevissimo termine quindi le prospettive per il 2008 non sembrano tanto brillanti visto il notevole handicap di rendimento rispetto ad altre emissioni a meno di un ulteriore significativo deterioramento dei mercati finanziari e della situazione economica generale.

Le obbligazioni con scadenze di breve termine della durata da 18 mesi a 3 anni invece offrono prospettive molto interessanti e conveniente in quanto prima di tutto l’handicap di rendimento rispetto ai titoli non di Stato è in media meno significativo e inoltre il mercato sconta ancora un rialzo dei tassi di riferimento di almeno lo 0,50% entro la fine del 2009.

Infine, in termini di rendimento assoluto, i titoli di queste scadenze offrono livelli molto simili a quelli di maggiore durata e quindi di maggiore rischio.

Con queste tre considerazioni  quindi a questo punto possiamo identificare qual’è in questo segmento il miglior rapporto rischio/rendimento:

- nel caso in cui prevalessero i timori di maggior inflazione, il probabile aumento dei tassi di interesse avrebbe un impatto limitato su queste scadenze, sia per ovvi motivi legati alla durata sia per il fatto che l’aumento dei tassi è già in buona parte considerato nei prezzi attuali.

- nel caso invece in cui prevalesse il timore di un forte rallentamento economico, la probabile diminuzione dei tassi di riferimento potrebbe avere un effetto abbastanza significativo nonostante la limitata durata di questi titoli.

Per gli investimenti in obbligazioni con scadenze a medio termine  dai 3 ai 7 anni la maggiore durata offre sicuramente migliori prospettive se i tassi nel 2008 saranno in discesa ma maggiori rischi se i tassi invece continueranno a salire ancora nell’anno in corso. Quindi in questo caso possiamo dire che nel complesso il rapporto tra i rischi ed i possibili guadagni risulta abbastanza bilanciato.

Invece per quanto riguarda le obbligazioni con scadenze di lungo e lunghissimo termine che vanno dai 7 ai 30 anni l’incertezza del quadro di riferimento offre prospettive abbastanza incerte e quindi abbastanza a rischio. Infatti nell’ipotesi più positiva il rallentamento economico ed il conseguente probabile ribasso dei tassi avrebbe certamente un effetto positivo, ma i rischi di un aumento dell’inflazione potrebbe limitare la riduzione dei tassi di interesse sulle lunghe scadenze. Quindi le obbligazini con scadenze a lunga durata sembrano attualmente le meno interessanti per chi vuole investire perchè nelle prospettive più pessimiste per l’economia e quindi più ottimista per i tassi di interesse il risultato finale potrebbe essere in termini assoluti il più elevato per chi investe ma viceversa nelle prospettive più ottimiste per l’economia e quindi pessimiste per i tassi di interesse il risultato finale per l’investitore comporterebbe altissime perdite!

Segmentando l’analisi relativamente agli emittenti, risulta a nostro parere sempre più evidente la crescente anomalia del mercato dell’area euro. A fronte infatti del crescente nervosismo dei mercati finanziari per gli emittenti finanziariamente meno solidi, i titoli di Stato dell’area euro continuano a trattare con notevole uniformità a prescindere dallo stato di salute dei conti dei diversi paesi membri.

Il 2007 ha evidenziato una crescente divaricazione tra i paesi e il 2008 rischia di aumentare queste differenze. A nostro parere, si possono identificare quattro situazioni diverse:

- paesi finanziariamente solidi con prospettive in miglioramento: Germania, Austria;

- paesi finanziariamente solidi con prospettive incerte: Francia, Olanda, Belgio (quest’ultimo solo grazie al forte miglioramento degli ultimi anni);

- paesi finanziariamente solidi con prospettive in netto peggioramento: Spagna, Irlanda;

- paesi finanziariamente non solidi con prospettive incerte o in peggioramento: Italia, Grecia, Portogallo. Continua »

Investimenti, tassi interesse, obbligazioni, titoli stato, mercato economico

Indice S&P 500 si prevede rialzo del 14% nel 2008

9 Dicembre 2007

admin

Tags: , , ,

Secondo Abby Joseph Cohen, capo strategist di Goldman Sachs da qui alla fine del 2008 l’indice S&P 500 della Borsa americana salirà di oltre il 14% in più.

La signora Cohen si rivela ottimista anche stavolta e chissà che non ci azzecchi ancora! Infatti è divenuta famosa nei mercati finanziari internazionali grazie ai suoi interventi nel 1998 e 1999 quando predicava anni di crescita delle Borse.

Nel dicembre 2006 la Cohen disse che per quest’anno l’S&P 500 sarebbe cresciuto fino a toccare il record di 1.550 punti. L’indice ha già sorpassato questo livello fino a toccare i 1.565 punti già ad ottobre scorso. Toccato il massimo, però l’S&P è crollato di un altro 10% fino ai 1400 punti del 26 novembre, accusando in un mese lo scivolone più pesante degli ultimi quattro anni a causa però dei 50 miliardi di svalutazioni per la crisi dei mutui subprime.

Secondo quanto dichiara la Cohen nel comunicato del report Goldman Sachs diffuso oggi con la sua propria firma “nel 2008 la paura di una recessione si dissolverà: la recessione sarà facilmente evitata, grazie alle forti esportazioni e alla capacità di investimenti e di spesa da parte delle aziende americane e del governo. Investimenti aiutati anche da un atteggiamento vigilante e allo stesso tempo flessibile da parte della Federal reserve”.

Anche altri analisti e specialisti si aspettano un atteggiamento abbastanza amichevole da parte della Fed e in particolare un taglio dei tassi dello 0,5% il prossimo 11 dicembre. Ma il motivo sarebbe diverso in quanto la Fed per evitare un rallentamento della crescita sarà chiamata ad allentare la cintura, dicono da più parti gli economisti americani, soprattutto per venire incontro al comparto finanziario, il più colpito dalla crisi che si è abbattuta sulle Borse.

Secondo quanto riferisce la Cohen “le difficoltà che stanno colpendo il sistema finanziario americano verranno facilmente compensate dall’aumento dell’esportazioni sostenute dalla debolezza del dollaro, dalla forte produttività del lavoro in Usa e dai bilanci sani delle grandi aziende americane”.

Investimenti, Trading, Notizie, tassi interesse, mercato economico

Con l’euro forte i tassi possono scendere

9 Novembre 2007

admin

Tags: , , , , ,

Finora la Bce ha regolato il costo del denaro senza tener conto degli andamenti dei cambi, ma negli ultimi tempi, data la volata e i record dell’Euro, sono aumentate le pressioni politiche sulla banca centrale Europea.Il rapporto tra i mercati valutari e quelli obbligazionari è da sempre molto importante; normalmente una valuta in rafforzamento attrae flussi di investimento dall’estero con effetti positivi su tutti i mercati finanziari quindi anche quelli obbligazionari. Una valuta forte inoltre consente di contenere le pressioni dell’inflazione provenienti dall’esterno, per esempio a causa dell’aumento del prezzo del petrolio, e quindi permette di mantenere il livello dei tassi di interesse su valori più contenuti. Infine la continua rivalutazione di una valuta rischia di mettere in crisi l’economia del paese se le società esportatrici non sono più in grado di competere sui prezzi dei beni esportati.

Tutte queste considerazioni valgono ovviamente per l’attuale situazione in Europa; l’euro è in continuo rafforzamento nei confronti di tutte le principali valute da almeno 4 anni, ciò nonostante i livello dei tassi di interesse è decisamente salito a partire dalla seconda metà del 2005. Ovviamente non sono solo i mercati valutari ad influenzare i tassi di interesse, durante gli ultimi tre anni la crescita economica in Europa è aumentata in maniera considerevole e questo ha costretto la BCE ad aumentare i tassi di riferimento dal 2% al 4% senza troppo considerare la forza della valuta Europea.

Dopo l’accelerazione delle ultime settimane tuttavia, con l’euro-dollaro (USD) sopra 1,40 e l’euro-yen tornato vicino ai massimi di luglio, ci sembra lecito chiedersi se dopo una lunga fase di scarsa influenza i mercati valutari possano tornare a condizionare le scelte della BCE e quindi la direzione dei mercati obbligazionari.

Da un punto di vista dell’andamento storico la nascita dell’euro è abbastanza recente per poter valutare la relazione tra tassi di interesse e andamento della valuta. Tuttavia risulta evidente come, fino a fine 2004, l’andamento dell’euro sia stato inversamente correlato ai tassi di interesse; cioè ad un indebolimento dell’euro corrispondeva un aumento dei tassi e viceversa. Da metà 2005 in poi la relazione è invece diventata diretta.

Questa evidenza grafica è confermata dai valori di correlazione tra tassi e valute; ricordiamo che il valore di correlazione può andare da -1 (massima correlazione inversa) a +1 (massima correlazione diretta). Da inizio 99 a fine 2004 i valori di correlazione con i tassi di interesse sono pari a -0,83 per il dollaro e -0,94 per lo yen. Da metà 2005 in poi i valori di correlazione diventano di +0,89 per il dollaro e + 0,95 per lo yen.

Analizzando brevemente il problema anche da un punto di vista fondamentale invece, sembrano affiorare alcuni segnali di debolezza in certi dati macroeconomici. In particolare gli indici ZEW e IFO in Germania e il PMI manufattutiero a livello europeo hanno evidenziato tra luglio e agosto un notevole rallentamento. Lo stesso dicasi per i nuovi ordini industriali dell’area euro, passati da +4% a -4% da luglio a agosto.

Come sempre sottolineiamo che singoli dati macroeconomici possono spesso trarre in inganno. Resta quindi inteso che i segnali di debolezza non sono per ora sufficienti per arrivare a conclusioni certe, né si può valutare se e quanto la forza dell’euro abbia influito.

Tuttavia rispetto a pochi mesi fa sembrano indubbiamente esserci maggiori pressioni (non solo politiche) sulla BCE, affinché prenda in considerazione gli aspetti valutari nelle sue decisioni. Se l’euro dovesse continuare la sua corsa contro dollaro e yen quindi, è a nostro parere plausibile che la fase di salita dei tassi possa arrestarsi se non addirittura invertirsi.

Investimenti, banche, tassi interesse, cambi, euro

Italiani truffati dagli Swap bancari

9 Ottobre 2007

admin

Tags: , , ,

La legge di riforma del risparmio, approvata a settembre 2006, aveva il compito di rendere più trasparenti i prodotti finanziari confezionati da banche ed assicurazioni, per prevenire crack finanziari e vendita di bond bidone ai risparmiatori. Decine di migliaia di cittadini, specie piccole e medie imprese, alle quali le banche avevano offerto prodotti derivati dai nomi fantasiosi, per garantirli dal rischio tassi, sono sull’orlo della bancarotta perché tali prodotti non hanno affatto garantito dal rischio. Famiglie indotte ad indebitarsi a tasso variabile, che avevano sottoscritto una copertura contro l’aumento dei tassi sui mutui, dopo aver pagato per tale assicurazione salate commissioni, si ritrovano a corrispondere anche 3.000 euro in più di rata l’anno, senza che lo swap, dai nomi fantasiosi, abbiano offerto il paracadute promesso nell’atto della sottoscrizione del contratto. Due recenti sentenze del Tribunale di Torino che hanno condannato Unicredit a risarcire imprenditori truffati dagli swap, lasciano ben sperare, ma l’ottusità delle banche e delle autorità monetarie volte a negare gli effetti della crisi dei mutui subprime, non aiuta a risolvere la questione.

Investimenti, banche, istituti credito, tassi interesse

Bce, tassi fermi al 4%: allarme su crescita prezzi

8 Ottobre 2007

admin

Tags: , , , , ,

Il presidente Trichet ai governi: rispettate gli impegni!

La Bce lascia i tassi invariati al 4%, e questo era previsto. Ma il presidente dell’istituto di Francoforte, Jean Claude Trichet, ieri a Vienna, si lascia per il futuro le mani libere, a fronte del duplice allarme sul fronte crescita e su quello dei prezzi. Per l’Eurotower, infatti, crescono sia i rischi di un rallentamento dell’economia, sia quelli della stabilità dei prezzi.

La vera novità è che per la prima volta la Bce non dice che la sua politica monetaria resta accomodante, formula che Trichet usava ormai da quasi due anni. Un omissione - che ha visto l�euro reagire con un netto ribasso, a un minimo di 1,4068 dollari, per poi risalire a 1,4150; al quale il numero uno di Francoforte non ha fatto seguire una chiara indicazione di rotta, evitando di schierare l’istituto in maniera troppo esplicita. Se avessimo voluto dire adeguato o neutrale l’avremmo detto, ma non l’abbiamo fatto. Per gli analisti, però, questo potrebbe essere l’inizio di un periodo di transizione, che dovrebbe passare da una politica monetaria rialzista e focalizzata soprattutto sull’inflazione, a una politica più preoccupata di contrastare il rallentamento della crescita economica.

Nel dettaglio, Trichet ha assicurato che il suo scenario di base non è cambiato e che dunque nel lungo periodo il trend della crescita economica dell�eurozona rimarrà sostenuto (sostenuto nella seconda met� del 2007 e intorno al potenziale di periodo per il 2008), ma ha ammesso che le incertezze sono aumentate, a causa della crisi dei mutui e delle turbolenze finanziarie, di cui è difficile prevedere la durata. A fronte del potenziale impatto dell’accresciuta volatilità dei mercati finanziari - ha spiegato - e del riprezzamento dei rischi sull’economia reale, l’incertezza sulle favorevoli previsioni per la crescita sono aumentate. E a causa di ciò, i rischi sulle previsioni di crescita sono al ribasso. Continua »

Investimenti, banche, aumento prezzi, inflazione, tassi interesse, cambi, euro, mercato economico

Cina, denaro più caro per frenare l’inflazione

23 Settembre 2007

admin

Tags: , , ,

Nuova stretta sui tassi in Cina per raffreddre l’economia e la crescita dell’inflazione. La Banca centrale di Pechino ha alzato i tassi di riferimento a un anno di 27 punti base, portando il costo del denaro al 7,29% dal 7,02% precedente, livello più alto degli ultimi 9 anni. La misura, il quinto ritocco verso l’alto di quest’anno, sarà effettiva da sabato ed è dettata dalla volontà dell’istituto di emissione cinese di frenare l’inflazione, dalla necessità di stringere il controllo sul credito e di pilotare su ritmi più ragionevoli gli investimenti. La manovra era nell’aria e ampiamente attesa dopo che l’inflazione in agosto è cresciuta del 6,5%, il maggiore incremento degli ultimi 10.

“La più grande preoccupazione del governo è l’inflazione in quanto produce un ritorno negativo sui depositi bancari e dunque incentiva i risparmiatori a investire nel mercato azionario e in quello immobiliare alimentando la formazione di bolle speculative”, spiega un esperto di investimenti nel mercato finanziario cinese e asiatico.

Investimenti, inflazione, azioni, borsa asiatica, tassi interesse

Borse europee volano dopo taglio tassi Usa

19 Settembre 2007

admin

Tags: , , , , , ,

La Federal Reserve ha tagliato i tassi d’interesse di mezzo punto portandoli al 4,75%. La decisione della Fed era attesa dai mercati. La Borse europee, anticipatamente, hanno chiuso tutte in netto rialzo. Era dal 6 novembre 2002 che la Fed non tagliava i tassi di mezzo punto e da giugno 2003 che non decideva un allentamento monetario. La Fed manda un chiaro segnale al mercato, che da oltre un mese vive schiacciato tra la crisi dei mutui e la frenata dell’economia, con l’effetto di alimentare un’elevata volatilità. La Banca centrale del Giappone non segue la Fed e stamane ha lasciato invariati i tassi d’interesse.

Avvio in deciso rialzo per le Borse europee all’indomani della decisione della Federal Reserve americana sul taglio di mezzo punto del tasso d’interesse, e sull’onda del boom la Borsa asiatica a Tokyo (+3,67%). A Piazza Affari, il primo indice Mibtel ha segnato +1,81%,a quota 31.084 punti. In rialzo anche l’indice All Stars a +1,11%. Bene anche le altre piazze d’Europa. Francoforte sale dello 0,71%, Londra apre a +1,09%, Parigi meglio di tutte a +2,36%,Amsterdam +1,85%, Zurigo +2,10%.

Investimenti, banche, borsa italiana, borsa europea, borsa asiatica, tassi interesse

Bce rinvia aumento costo denaro e tassi interesse

15 Settembre 2007

admin

Tags: , , , ,

La Bce ha rinviato l’aumento del costo del denaro. Tuttavia l’orientamento di politica monetaria rimane al rialzo. Come può la Bce puntare ancora a un aumento dei tassi di interesse, mentre la Fed potrebbe tagliarli? «Innanzitutto ricordiamo che i tassi negli Stati Uniti sono al 5,25% mentre da noi sono al 4%. L’andamento futuro dei tassi dipenderà dall’impatto delle recenti turbolenze sugli andamenti di fondo dell’economia. Di sicuro, se lo scenario di fondo dell’economia non cambia e se le recenti turbolenze avranno effetti solo marginali, le condizioni monetarie rimangono alquanto accomodanti».

Nei giorni scorsi pareva che i mercati si stabilizzassero, invece la volatilità è di nuovo aumentata.  Gli interventi della Bce contribuiscono a stabilizzare i mercati. Tuttavia, la normalizzazione dei prezzi in corso non significa un ritorno alla situazione precedente all’emergere della crisi. Perché prima c’era una sottovalutazione dei rischi da parte degli operatori. Ci vorrà un po’ di tempo prima che gli operatori siano in grado di valutare il riapprezzamento dei rischi nei loro bilanci e la dimensione delle perdite riportate. Alla pubblicazione dei dati trimestrali, nelle prossime settimane, avremo qualche informazione in più.

I segmenti di mercato che ancora non si stabilizzano sono soprattutto quelli dei commercial papers e degli asset backed securities. E mentre una parte del mercato sta riprendendo lentamente, parte del mercato interbancario a più lunga scadenza ancora non funziona adeguatamente, e ci sono ancora delle scosse.

Taluni sostengono che la crisi si sta allargando ad altri settori creditizi - e che la crisi di liquidità si possa trasformare in una crisi di insolvenza. «Per evitare effetti a catena, deve cominciare a tornare la fiducia tra gli operatori finanziari. Questo richiede innanzitutto trasparenza nel rivelare pubblicamente le eventuali perdite. Da lì si capirà l’entità e la concentrazione del problema. E in che misura potrà avere un impatto sul flusso dei crediti al settore produttivo e all’economia reale. In generale la situazione delle imprese europee è sana. L’afflusso di credito è stato abbondante nei mesi passati e un eventuale rallentamento di questo flusso, se temporaneo, non dovrebbe avere ripercussioni eccessive sulle decisioni di investimento. Continua »

Investimenti, banche, aumento prezzi, inflazione, tassi interesse

Bce lascia invariati i tassi interesse in Europa

7 Settembre 2007

admin

Tags: , , ,

Il costo del denaro in Eurolandia resta invariato. La Bce (Banca centrale europea) non ha aumentato i tassi d’interesse. La Bce, in particolare,non è intervenuta per modificare il tasso di rifinanziamento principale sulle operazioni pronti contro termine;il tasso d’interesse resta al 4%, quello marginale al 5% e quello sui depositi overnight al 3%. Anche in Gran Bretagna resta invariato il costo del denaro. La Banca d’Inghilterra ha deciso di non modificare i tassi d’interesse che restano bloccati al 5,75%.

La Bce (Banca centrale europea) non ha aumentato di tassi d’interesse, ma sulla stabilità dei prezzi in Eurolandia “restano rischi al rialzo”. Lo spiega Trichet che, però, annuncia: l’inflazione nel 2007 arriverà al 2% e resta “piuttosto accomodante” la politica monetaria. Le stime di crescita di Eurolamdia per il 2007, precisa il presidente della Bce, sono riviste “lievemente al ribasso”: il Pil salirà del 2,2%-2,8% e non del 2,3%-2,9%.Comunque, aggiunge,”i fondamentali” dell’economia di Eurolandia restano “solidi” e le prospettive di crescita “favorevoli”. La decisione di non aumentare i tassi, dice, è stata presa all’unanimità.

Investimenti, Notizie, banche, aumento prezzi, tassi interesse