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Giornata debole nelle Borse Europee: titolo Fiat affonda ancora

26 Giugno 2008

admin

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Nella giornata odierna si è assistito ancora ad una seduta al ribasso per le Borse europee.

I mercati scondo gli analisti continuano a soffrire per colpa della tempesta sul comparto bancario.

A Piazza Affari l’indice Mibtel ha ceduto l’1,95% a quota 22730 punti. In calo anche l’S&P/Mib -2,12% a 29373 punti e l’All Stars -1,39% a 12113 punti. Forti perdite per i titoli Fiat e Impregilo. Il titolo del Lingotto affonda cedendo il 7,12% a 10,35 euro, seguendo la scia del comparto auto in Europa. Di contro Tenaris tra i pochi titoli con il segno positivo. Anche le altre borse Europee quali Parigi, Londra e Francoforte lasciano sul terreno circa due punti percentuali.

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Soros vicino all’acquisto di AS Roma e i titoli volano in Borsa

27 Maggio 2008

admin

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Italpetroli, la società della famiglia Sensi che controlla la Roma, ha ribadito oggi in una nota emessa su richiesta della Consob, l’autorità di controllo del mercato di non aver ricevuto alcuna manifestazione di interesse o offerta relativa all’acquisizione della propria quota di controllo nel club, né che sia in corso alcun processo della dismissione della stessa. Pertanto secondo il comunicato della famiglia Sensi non è previsto alcun incontro con i rappresentanti di Inner Circle Sports per sottoscrivere un accordo per la cessione del pacchetto azionari della A.S. Roma. Le nuove voci sempre più insistenti sull’acquisto della A.S. Roma da parte di Soros hanno fatto volare i titoli in Borsa. Nel pomeriggio le azioni del club giallorosso sono state sospese per eccesso di rialzo quando erano arrivate a superare il +17%.

In chiusura i titoli si sono poi attestati a 1,56 euro, con un balzo del 18,63%.

Dopo il trionfo in Coppa Italia di sabato sera all’Olimpico contro l’Inter, la Roma ha archiviato una stagione da incorniaciare: con il secondo posto in campionato, Supercoppa italiana, e un posto d’onore tra le prime otto della Champions League. Una stagione da applausi insomma, anche se ovviamente resta la delusione per lo scudetto, conquistato dall’Inter all’ultima di campionato.

«I campioni d’Italia siamo noi…», ha urlato sabato sera Rosella Sensi, ma a tenere banco in queste ore sono soprattutto le vicende societarie della squadra. La famiglia Sensi in questi giorni ha continuato a smentire, come ha fatto anche oggi. La posizione che trapela dagli uffici della Roma è sempre la stessa: non c’è stata nessuna offerta concreta perché si possa pensare che tutto si chiuda a breve. Anche se i segnali di una addio imminente - come il saluto di Rosella Sensi all’Olimpico sabato sera - ci sono stati negli ultimi giorni.

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Titolo Yahoo crolla dopo ritiro offerta Microsoft

5 Maggio 2008

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Il ritiro dell’offerta di acquisto da parte di Microsoft sta portando a picco il titolo Yahoo! sui mercati europei, in attesa dell’apertura di Wall Street. Sulla piazza di Francoforte le quotazioni di Yahoo! hanno segnato uno sciscivolone di circa il 21%, a Zurigo di circa il 17%. Microsoft ha ritirato l’offerta per la mancanza di un accordo sul costo dell’ operazione: erano stati offerti 33 dollari per azione, equivalenti a 47,5 miliardi ma la controparte ne voleva 53.

Investimenti, borsa europea, azioni

Volano Azioni di As Roma a Piazza Affari dopo voci vendita società

27 Febbraio 2008

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Le Azioni della AS Roma volano ancora a Piazza Affari. I titoli della squadra di Francesco Totti sono balzati di oltre il 22%Rosella Sensi spinte dalle nuove indiscrezioni su un imminente di proprietà del club. Nonostante le nuove smentite dell’amministratore delegato , il titolo della As Roma ha chiuso le contrattazioni a 0,7430 euro, con un rialzo del 22,81% e con volumi di scambi particolarmente sostenuti, pari al 2,11% del capitale, cioè 10 volte la media giornaliera mensile. Il titolo è stato sospeso due volte per eccesso di rialzo ma non ha arrestato la sua corsa iniziata sin dai primi minuti di contrattazioni.Alla base del rialzo, secondo alcune operatori, ci sono le indiscrezioni di stampa sulla possibilità che la famiglia Sensi, azionista di controllo di Italpetroli, a cui a sua volta fa capo la Roma, possa essere costretta a “sacrificare” la squadra giallorossa per recuperare parte dei debiti con Capitalia, ora assorbita da Unicredit. Voci smentite con decisione domenica prima di Roma-Fiorentina da Rosella Sensi, con parole che, evidentemente, non hanno convinto il mercato fino in fondo.

Rossella Sensi ha dichiarato: “Stiamo lavorando a un piano industriale molto serio andiamo avanti ma siamo un po’ stanchi di smentire. Quelle voci non sono fondate né corrette e sono inesatte le informazioni che vengono date”.

Non sembrano in ogni caso al momento esserci novità. Le trattative per rinegoziare il debito con Unicredit proseguono. Unicredit però non intende esercitare l’opzione per salire al 51% di Italpetroli e prendere così il controllo della società della famiglia Sensi. Dalle sale operative poi si fa notare la particolarità del titolo As Roma, caratterizzato da sempre da un andamento molto volatile: «Al pari delle altre società sportive - commenta un operatore - la Roma non è tenuta in portafoglio dai fondi o da altri investitori istituzionali». Dunque sul titolo «si registrano sempre movimenti importanti dopo un risultato sportivo» e con la vittoria sulla Fiorentina, secondo l’operatore «si è scatenata la corsa all’acquisto da parte degli azionisti-tifosi». D’altronde, spiegano altri osservatori, i titoli delle squadre di calcio sono altamente illiquidi e bastano pochi acquisti per muovere con decisione il titolo.

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Visa entra in Borsa e sbarca a Wall Street

26 Febbraio 2008

admin

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Visa decide di sbarcare su Wall Street. La sigla borsistica, ticker, che rappresenterà Visa è stato già scelto: una ”V” di buon auspicio, che a Wall Street servirà a identificare Visa, pronta a sbarcare sul mercato azionario Usa con un’offerta-monstre, del valore massimo di 18,8 miliardi di dollari. Un valore che non era mai raggiunto nella storia del listino a stelle e strisce. Questa operazione  rappresenta un atto di fiducia da parte delle carte di credito, da mesi preda delle tensioni generate da un virus dei mutui subprime ben lontano dall’essere debellato, nei confronti della Borsa. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, infatti, Citigroup potrebbe essere costretta a iscrivere a bilancio altri 12 miliardi di svalutazioni, mentre qualche segnale positivo sembra giungere da Ambac, il gruppo di assicurazione dei bond in gravi difficoltà, vicino a un’intesa con un pool di banche per una ricapitalizzazione da tre miliardi.

Visa spera di imitare il successo ottenuto dai rivali di Mastercard, il cui titolo, dal lancio della mini-Ipo da 2,4 miliardi nel maggio 2006, è praticamente quadruplicato senza dunque risentire né della crisi del credito, né dei venti di recessione che soffiano sull’America. Certo, lo sforzo finanziario richiesto da Visa ai potenziali azionisti è ben superiore: l’offerta, nel prospetto presentato alla Sec (l’omologa della nostra Consob), è di 406 milioni di azioni, vale a dire poco più della metà del capitale della società, finora custodito dalle banche di San Francisco. Il prezzo si collocherà tra i 37 e i 42 dollari. Nel caso la domanda non venisse pienamente soddisfatta, Visa si è già dichiarata pronta a rendere disponibili altri 40,6 milioni di azioni. In questo caso, ipotizzando una valutazione del titolo nella parte alta della forchetta, l’incasso si aggirerebbe sui 19 miliardi, un valore ben superiore ai 10,6 miliardi raccolti nel 2000 da At&t, finora la cifra più alta rastrellata a Wall Street per mezzo di un collocamento. Il record assoluto, con poco meno di 22 miliardi, appartiene dal 2006 alla cinese Industrial & Commercial Bank of China.

I tempi dello sbarco a Wall Street non sono ancora stati definiti dal vertice di Visa, ma gli analisti sono convinti che l’Ipo vedrà il via entro poco tempo.

Oltre a giungere in un momento congiunturale (e borsistico) delicato, l’iniziativa della società di San Francisco cade in un periodo in cui il settore delle carte di credito non gode di buona salute. A fine 2007, il debito accumulato dagli americani con l’utilizzo delle credit card aveva raggiunto l’astronomica cifra di 944 miliardi. Nel frattempo, gli acquisti sono calati e le insolvenze aumentate. Alcuni osservatori hanno infatti individuato nelle banche emittenti carte di credito le prossime vittime della crisi. Per Visa, tuttavia, la situazione appare più confortante: così come Mastercard, la società guadagna grazie alle transazioni e non sull’entità degli acquisti, non presta denaro e non concede dilazioni nei pagamenti. La conferma, del resto, è contenuta nei dati di bilancio: il gruppo californiano ha chiuso il quarto trimestre 2007 con utili raddoppiati a quota 424 milioni (più 79% i ricavi a 1,49 miliardi), mentre la società di Purchase (nello Stato di New York) ha moltiplicato per sette il risultato netto (a 304,2 milioni), battendo ancora una volta le stime degli analisti da quando è trattata in Borsa.

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Crisi Mutui affonda il Credit Suisse, svalutazione record di 2,85 miliardi di dollari

21 Febbraio 2008

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Il trading online selvaggio ha colpito un altra Banca. Dopo Société Générale è toccata la stessa sorte al Crédit Suisse. La Banca Svizzera ha annunciato una svalutazione di ben 2,85 miliardi di dollari sul valore di strumenti finanziari legati ai mutui ad alto rischio. E nel contempo ha sospeso un gruppo di trader, rei di aver commesso errori di valutazione su quei “commercial paper”. Il risultato è il collasso in Borsa delle azioni e titoli legati al Crédit Suisse con -6,61% alla Borsa di Zurigo. A causa delle rettifiche i profitti del primo trimestre saranno alleggeriti di almeno un miliardo di euro. Inoltre l’istituto perde l’aura dorata di chi finora, al contrario della consorella elvetica Ubs, era passato pressoché indenne attraverso lo tsunami dei mutui subprime. Ma soprattutto il Credit Suisse deve fare i conti con il pesante danno d’immagine. Dopotutto, proprio come fu per SocGen, di mezzo ci sono ancora loro, i trader. L’amministratore delegato della banca, Brady Dougan, parla di  pochi operatori, subito sospesi dal servizio, ma ancora stipendiati dalla banca, almeno fino a quando gli accertamenti saranno in corso. Per ora il Crédit Suisse cerca di sminuire sui responsabili della vicenda, parla di errori sulla prezzatura di alcuni strumenti legati al mercato immobiliare americano. I trader non avrebbero adeguato con la dovuta prontezza il valore dei titoli in portafoglio con il saliscendi dei mercati. In sostanza il portafoglio risultava sopravvalutato, i bilanci sfasati, tanto che dovranno con tutta probabilità essere rivisti anche i conti per l’anno 2007.

Secondo l’istituto di credito svizzero i normali controlli periodici interni alla banca avrebbero portato l’errore allo scoperto, con la conseguente svalutazione. C’è però anche una lettura diversa, rilanciata ieri da una nota di Bear Stearns, in cui si spiega come Kpmg, in qualità di revisore di Credit Suisse, abbia scoperto gli errori nelle valutazioni degli strumenti finanziari e, proprio per questo, si sia rifiutata di dare il proprio “nulla osta” ad una emissione obbligazionaria subordinata da 2 miliardi di dollari, con scadenza 2018.

Il mercato, preso alla sprovvista, capisce subito che la cosa è seria e che come ha spiegato un analista alla Reuters “è un disastro, potrebbe essere solo la punta di un iceberg”. A Zurigo il titolo va in tensione, arriva a perdere il 10%, quindi si assesta a un -6,61%, 53 franchi svizzeri. Un prezzo da saldo, che potrebbe convincere il fondo sovrano del Qatar ad incrementare le posizioni prese nelle scorse settimane. Ma si è accesa una nuova spia rossa nel mondo bancario, non per nulla l’indice di rischio per il settore, relativo all’andamento dei “credit default swap”, ha segnato un nuovo record.

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Borse chiudono settimana in rosso: 147 miliardi bruciati!

17 Febbraio 2008

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E’ un venerdì davvero nero per le Borse Europee quello appena trascorso! Tutte le Borse del vecchio continente infatti sono state trascinate in basso dai dati Macroeconomici statunitensi che alimentano i timori di recessione per l’economia Usa.

Piazza Affari chiude in forte ribasso, appesantita dalla debolezza del comparto bancario in tutto il continente e dallo scivolone di Telecom Italia. L’indice Mibtel ha terminato la giornata in flessione dell’1,42% a 25.587 punti mentre lo S&P Mib ha segnato un -1,63% a 33,568 punti. Pari a oltre 5,5 miliardi di euro il controvalore degli scambi.

Telecom Italia veste la maglia nera nel listino principale con un -4,61% a 1,822 euro. Il titolo nella seconda parte di seduta ha accusato una accelerazione delle vendite fino a perdere circa il 7%, che ha portato le quotazioni a un minimo di 1,79 euro, record negativo dal 2001. Le vendite hanno accelerato dopo alcune dichiarazioni dei sindacalisti al termine dell’incontro con Bernabè su una possibile necessità di ridurre i dividendi e procedere ad un aumento di capitale. Circostanze poi smentite dalla società.

Molto male ancora anche il titolo Alitalia con -4,11%, continua a scontare la decisione di Airfrance-Klm di congelare la trattativa per l’acquisto della compagnia fino a che non arriverà l’ok del nuovo esecutivo che uscirà dalle elezioni.

Vendite su tutto il comparto bancario in linea con le tendenze di tutti i listini. Da segnalare Unicredit -3,52%, Banco Popolare -2,43% e Intesa Sanpaolo -2,095%. Poco mossa Eni -0,09% dopo i risultati 2007 e l’annuncio del piano strategico 2008-2011 mentre Saipem guadagna lo 0,54% dopo i brillanti conti del 2007 e il superdividendo e l’aumento del rating da parte di Csfb a outperform.

Denaro su Fiat +0,58%, oggi l’ad del gruppo, Sergio Marchionne, ha detto di non essere preoccupato per il calo delle vendite di auto registrato nel mese di gennaio. In luce anche Prysmian +1,27% dopo i realizzi di ieri e Atlantia +2,44%.

Per quanto riguqarda le Borse Europee: quella tedesca di Francoforte ha perso l’1,87%, Londra l’1,56%, Parigi l’1,79%, Amsterdam l’1,74%, Madrid l’1,8% e Zurigo l’1,99%. Sul listino francese il crollo di Natixis (-10%) ha penalizzato anche Credit Agricole (-5,34%), Bnp Paribas (-3,34%) e Dexia (-2,87%). Gli ordini di vendita hanno penalizzato Air France-Klm (-3,32%), Suez (-3,17%) e Accor (-3,09%), mentre è salita in controtendenza Vallourec (+1,92%).

A Francoforte Deutsche Post ha guadagnato l’1,12% dopo le dimissioni rassegnate dal ceo Klaus Zumwinkel. Ha fatto meglio la controllata Deutsche Postbank (+2,84%) dopo la pubblicazione di conti trimestrali migliori delle attese.

In netto rialzo Premiere (+5,78%), su rumors di un’offerta di acquisto in arrivo, e Ikb (+2,87%), mentre si va chiarendo il piano di salvataggio messo a punto dal governo. A Londra, infine, bene il comparto materie prime, guidato da Vedanta (+2,54%), spinta dal ‘buy’ di Ubs, e Kazakhmys (+1,8%). In rosso invece Barclays (-3,58%).

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Glossario Termini della Borsa: definizione di denaro, lettera e variazione percentuale

8 Febbraio 2008

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Analizziamo i termini utilizzati dagli investitori che vogliono vendere e comprare un titolo in Borsa. Un BTP è quotato sul mercato cosiddetto secondario, dei titoli di Stato. Nel caso dei Btp il prezzo di emissione, detto di aggiudicazione è comunicato subito dopo l’asta e lo si può trovare sul sito del Tesoro.

Nella terminologia degli acquisti in Borsa il termine denaro significa acquisto e lettera significa vendita, e la variazione percentuale (o spread) è la differenza tra le offerte in vendita e le offerte in acquisto degli investitori che vogliono rispettivamente vendere e comprare un titolo, e quindi anche, ma non solo, un BTP quotato sul mercato, cosiddetto secondario, dei titoli di Stato.

Il prezzo di emissione, detto anche di aggiudicazione, è comunicato subito dopo l’asta e lo si può trovare sul sito del Ministero del Tesoro http://www.dt.tesoro.it . Chi dà un ordine di acquisto prima dell’asta pagherà il prezzo cosiddetto di aggiudicazione, più la commissione bancaria, nel giorno “di regolamento” previsto. Il prezzo di aggiudicazione di un BTP a reddito fisso può essere sopra la pari (sopra 100) o sotto la pari (sotto 100), o alla pari (100, caso rarissimo), ma l’acquirente avrà a rimborso sempre il prezzo di 100, per i titoli a cedola fissa o senza cedola. Con una plusvalenza che in termini di rendimento si aggiungerà alle cedole incassate se resterà investito fino a scadenza nel caso il prezzo di aggiudicazione sia stato sotto la pari, e una minusvalenza nel caso di un prezzo pagato sopra la pari. Ovviamente, occorre tener conto dell’imposta del 12,50% su plusvalenze e cedole.

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Microsoft vuole comprare Yahoo

2 Febbraio 2008

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Microsoft ha offerto 44,6 miliardi di dollari in contante ed azioni per acquisire Yahoo. La società di Bill Gates è disposta ad offrire 31 dollari per azione Yahoo, con un premio del 62% ed è pronta ad avviare, subito, colloqui per una fusione. Secondo Microsoft, è prevedibile che il CdA di Yahoo, avvii un esame approfondito della proposta. L’effetto Yahoo si estende a Piazza Affari, dove spiccano il volo i titoli legati ad Internet sulla scia della maxi offerta di Microsoft che ha fatto schizzare il titolo oltre il 50%.

Sulla Piazza milanese, Tiscali reagisce scattando di oltre 7%, mentre Fastweb e Seat Pg incassano più del 6%.

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Obbligazioni consigli su dove investire nel 2008

14 Gennaio 2008

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Come inizio anno vogliamo cercare di definire e chiarire meglio agli investitori le prospettive dei mercati obbligazionari per i dodici mesi del 2008. Iniziando l’analisi dai titoli di Stato si può notare che il 2007 è stato il terzo anno consecutivo in cui i tassi di interesse sono aumentati e il rendimento medio dei titoli di stato è stato più o meno positivo a seconda delle scadenze in quanto il rendimento delle obbligazioni è stato in media più che sufficiente per assorbire le minusvalenze di prezzo.

Il nuovo anno si è aperto con prospettive abbastaza incerte nel campo degli investimenti obbligazionionari come già si è evidenziato in numerosi report e notizie nelle ultime settmane. Infatti da un lato il previsto rallentamento economico e la forza della divisa europea sembrano poter indicare prospettive di ribasso dei tassi e quindi finalmente un aumento dei prezzi delle obbligazioni ma dall’altro l’aumento dell’inflazione accompagnato dall’acuirsi allo stesso tempo della crisi nel settore immobiliare e dei mutui subprime sembra invece indicare prospettive di nuovi rialzi dei tassi di riferimento.

A quest’ultimo proposito sono da notare le dichiarazioni estremamente “aggressive” di numerosi esponenti della BCE che nelle ultime settimane hanno in numerose occasioni segnalato la necessità di alzare ulteriormente i tassi di riferimento in Eurolandia. E in questo modo le prospettive per i titoli di Stato denominati in euro appaiono assai differenti a seconda delle scadenze e dei paesi emittenti.

Per quanto riguarda le scadenze si evidenzia ancora una volta la struttura estremamente “piatta” con valori molto simili di rendimento.

Gli investimenti in obbligazioni statali con scadenze a brevissimo termine  del tipo 0-18 mesi offrono al momento rendimenti molto inferiori rispetto ad obbligazioni non statali di rating elevato. Questa grande differenza è dovuta alla crisi di fiducia che ha colpito i mercati finanziari causata dalla crisi dei mutui subprime che ha penalizzato i tassi Euribor a brevissimo termine e tutte le obbligazioni non di Stato ed in modo particolare quelle emesse da istituti finanziari.

Si possono quindi trovare titoli con scadenza inferiore ai 18 mesi e con rating più elevato rispetto alle emissioni di Italia, Grecia e Portogallo, con rendimenti molto superiori. In alcuni casi la differenza di rendimento può sfiorare il punto percentuale, un valore molto elevato in considerazione della scadenza molto breve.

Per quanto rigarda gli investimenti in obbligazioni con scadenze di brevissimo termine quindi le prospettive per il 2008 non sembrano tanto brillanti visto il notevole handicap di rendimento rispetto ad altre emissioni a meno di un ulteriore significativo deterioramento dei mercati finanziari e della situazione economica generale.

Le obbligazioni con scadenze di breve termine della durata da 18 mesi a 3 anni invece offrono prospettive molto interessanti e conveniente in quanto prima di tutto l’handicap di rendimento rispetto ai titoli non di Stato è in media meno significativo e inoltre il mercato sconta ancora un rialzo dei tassi di riferimento di almeno lo 0,50% entro la fine del 2009.

Infine, in termini di rendimento assoluto, i titoli di queste scadenze offrono livelli molto simili a quelli di maggiore durata e quindi di maggiore rischio.

Con queste tre considerazioni  quindi a questo punto possiamo identificare qual’è in questo segmento il miglior rapporto rischio/rendimento:

- nel caso in cui prevalessero i timori di maggior inflazione, il probabile aumento dei tassi di interesse avrebbe un impatto limitato su queste scadenze, sia per ovvi motivi legati alla durata sia per il fatto che l’aumento dei tassi è già in buona parte considerato nei prezzi attuali.

- nel caso invece in cui prevalesse il timore di un forte rallentamento economico, la probabile diminuzione dei tassi di riferimento potrebbe avere un effetto abbastanza significativo nonostante la limitata durata di questi titoli.

Per gli investimenti in obbligazioni con scadenze a medio termine  dai 3 ai 7 anni la maggiore durata offre sicuramente migliori prospettive se i tassi nel 2008 saranno in discesa ma maggiori rischi se i tassi invece continueranno a salire ancora nell’anno in corso. Quindi in questo caso possiamo dire che nel complesso il rapporto tra i rischi ed i possibili guadagni risulta abbastanza bilanciato.

Invece per quanto riguarda le obbligazioni con scadenze di lungo e lunghissimo termine che vanno dai 7 ai 30 anni l’incertezza del quadro di riferimento offre prospettive abbastanza incerte e quindi abbastanza a rischio. Infatti nell’ipotesi più positiva il rallentamento economico ed il conseguente probabile ribasso dei tassi avrebbe certamente un effetto positivo, ma i rischi di un aumento dell’inflazione potrebbe limitare la riduzione dei tassi di interesse sulle lunghe scadenze. Quindi le obbligazini con scadenze a lunga durata sembrano attualmente le meno interessanti per chi vuole investire perchè nelle prospettive più pessimiste per l’economia e quindi più ottimista per i tassi di interesse il risultato finale potrebbe essere in termini assoluti il più elevato per chi investe ma viceversa nelle prospettive più ottimiste per l’economia e quindi pessimiste per i tassi di interesse il risultato finale per l’investitore comporterebbe altissime perdite!

Segmentando l’analisi relativamente agli emittenti, risulta a nostro parere sempre più evidente la crescente anomalia del mercato dell’area euro. A fronte infatti del crescente nervosismo dei mercati finanziari per gli emittenti finanziariamente meno solidi, i titoli di Stato dell’area euro continuano a trattare con notevole uniformità a prescindere dallo stato di salute dei conti dei diversi paesi membri.

Il 2007 ha evidenziato una crescente divaricazione tra i paesi e il 2008 rischia di aumentare queste differenze. A nostro parere, si possono identificare quattro situazioni diverse:

- paesi finanziariamente solidi con prospettive in miglioramento: Germania, Austria;

- paesi finanziariamente solidi con prospettive incerte: Francia, Olanda, Belgio (quest’ultimo solo grazie al forte miglioramento degli ultimi anni);

- paesi finanziariamente solidi con prospettive in netto peggioramento: Spagna, Irlanda;

- paesi finanziariamente non solidi con prospettive incerte o in peggioramento: Italia, Grecia, Portogallo. Continua »

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