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Glossario Termini della Borsa: definizione di denaro, lettera e variazione percentuale

8 Febbraio 2008

admin

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Analizziamo i termini utilizzati dagli investitori che vogliono vendere e comprare un titolo in Borsa. Un BTP è quotato sul mercato cosiddetto secondario, dei titoli di Stato. Nel caso dei Btp il prezzo di emissione, detto di aggiudicazione è comunicato subito dopo l’asta e lo si può trovare sul sito del Tesoro.

Nella terminologia degli acquisti in Borsa il termine denaro significa acquisto e lettera significa vendita, e la variazione percentuale (o spread) è la differenza tra le offerte in vendita e le offerte in acquisto degli investitori che vogliono rispettivamente vendere e comprare un titolo, e quindi anche, ma non solo, un BTP quotato sul mercato, cosiddetto secondario, dei titoli di Stato.

Il prezzo di emissione, detto anche di aggiudicazione, è comunicato subito dopo l’asta e lo si può trovare sul sito del Ministero del Tesoro http://www.dt.tesoro.it . Chi dà un ordine di acquisto prima dell’asta pagherà il prezzo cosiddetto di aggiudicazione, più la commissione bancaria, nel giorno “di regolamento” previsto. Il prezzo di aggiudicazione di un BTP a reddito fisso può essere sopra la pari (sopra 100) o sotto la pari (sotto 100), o alla pari (100, caso rarissimo), ma l’acquirente avrà a rimborso sempre il prezzo di 100, per i titoli a cedola fissa o senza cedola. Con una plusvalenza che in termini di rendimento si aggiungerà alle cedole incassate se resterà investito fino a scadenza nel caso il prezzo di aggiudicazione sia stato sotto la pari, e una minusvalenza nel caso di un prezzo pagato sopra la pari. Ovviamente, occorre tener conto dell’imposta del 12,50% su plusvalenze e cedole.

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I Titoli di Stato un investimento sicuro

3 Novembre 2007

admin

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Negli ultimi mesi, con Piazza Affari in ritirata e la tempesta dei mutui subprime che infuria, l’investitore deve rifugiarsi in porti sicuri come quelli dei titoli di stato. Da gennaio a oggi Cct e Bot hanno reso 2,52% e il 2,32%, battendo l’inflazione ferma in Italia all’1,8%. Per chi ha qualche risparmio da investire conviene comprare Bot, Bpt e Cct, Bund tedeschi o Oat francesi i cui rendimenti lordi superano il 4%, privilegiando le scadenze brevi a 3, 6 oppure 12 mesi. Meglio invece evitare fondi monetari o di liquidità, quasi sempre gravati da commissioni alte. Se si vuole guadagnare di più dei Bot e Cct, il consiglio è quello di acquistare azioni di società solide oggi sottovalutate. Magari, oggi, rendono poco, ma nel giro di qualche anno potrebbero rivalutarsi.

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Italiani con passione per azioni, borsa e obbligazioni

10 Settembre 2007

admin

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Gli italiani sono sempre più indebitati e con una passione sfrenata per investimenti in azioni e obbligazioni. I titoli di Stato, come Bot e Cct, invece, riscuotono sempre meno successo, arrivando a rappresentare, nel 2006, solo il 4,8% delle attività finanziarie delle famiglie, contro il 7,2% del 2004 e l’8,4% del 2002.

Lo rivela la Banca d’Italia in un indagine nelle Questioni di economia e finanzia dedicate all’economia delle regioni italiane nel 2006 delle abitudini finanziarie delle famiglie.

In base ai dati diffusi da Bankitalia, lo scorso anno la ricchezza finanziaria netta delle famiglie era pari a 2,7 volte il reddito disponibile, “valore invariato rispetto al 2005 e superiore a quello della media dell’area euro”, sottolinea Palazzo Koch, precisando come alla fine del 2006 il 28% delle disponibilità finanziarie era costituito da liquidità circolante e depositi, il 20% da obbligazioni, il 34% da azioni e quote di fondi comuni e il 18% da fondi pensione e prodotti assicurativi. “In particolare, la quota di ricchezza finanziaria investita in azioni, obbligazioni e quote di fondi comuni era decisamente superiore al Centro nord rispetto alle regioni meridionali rispettivamente 48,2% e 28,9%. La crescente quota di ricchezza finanziaria investita in azioni risente dell’andamento dei corsi azionari: dopo aver toccato il massimo nel 2000, è scesa fino al 2003 per poi tornare a risalire”.

“La scarsa propensione delle famiglie meridionali a investire in strumenti rischiosi riflette molteplici fattori: un livello di ricchezza complessiva inferiore alla media, la percezione di un’elevata incertezza nei flussi futuri di reddito, un più basso livello di istruzione, di capitale sociale e di fiducia reciproca fra gli agenti economici”, spiega Via nazionale, osservando come alla fine del 2006 la ricchezza finanziaria lorda pro capite in Italia ammontava a 57,3 migliaia di euro e risultava nettamente superiore al nord 80, rispetto al centro 56,2 e al mezzogiorno 28,9.

Le famiglie italiane, prosegue lo studio, risultano sempre più indebitate infatti il rapporto fra passività delle famiglie e reddito disponibile è salito al 47% nel 2006, anche se meno della media europea. Lo scorso anno i debiti finanziari pro capite ammontavano a 9,8 migliaia di euro, anche se l’importo relativo alle regioni meridionali risultava quasi la metà di quello delle regioni del Centro nord. I mutui sono risultati essere la quota più consistente dei debiti delle famiglie, anche se il credito al consumo continua a crescere : il suo peso sul totale delle passività è salito al 14,2%.

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