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Visa entra alla grande in Wall Street e fa un grande passo in Borsa

8 Aprile 2008

admin

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Visa raccoglie 17,9 miliardi di dollari tra gli investitori, nel più grande collocamento azionario della storia di Wall Street, balza del 35% in Borsa e dà un forte segnale di ottimismo ai mercati in preda alla crisi. Il gigante statunitense delle carte di credito, che ha chiuso gli scambi a 57,29 dollari con +30%, ha anche deciso di fissare un prezzo più alto della forchetta prevista inizialmente, con le azioni messe in vendita a 44 dollari ciascuna contro un range indicativo tra 37 e 42 dollari per azione. I quasi 18 miliardi raccolti rappresentano un record assoluto, per la Borsa Usa.Il primato precedente apparteneva a At&t, colosso della telefonia che nell’aprile del 2000 raccolse 10,6 miliardi. Due anni prima, nel 1998, l’ex monopolista telefonico giapponese, Ntt Docomo, aveva raccolto alla Borsa di Tokio 18,4 miliardi. Primato rimasto imbattuto fino all’arrivo nel palcoscenico mondiale della Cina. Il collocamento azionario della Icbc, una delle principali banche del Paese, ha raccolto 21,9 miliardi di dollari nel 2006. L’incasso di Visa però potrebbe salire ancora. Se le banche che hanno curato il collocamento decidessero di esercitare l’opzione che dà loro diritto di acquistare altri 40 milioni di titoli, la somma raccolta salirebbe fino a 19,7 miliardi al netto delle spese, piazzando Visa al secondo posto nella classifica dei collocamenti record.

La ragione di tanto successo in questa fase di profonda sofferenza per i mercati finanziari è più semplice di come potrebbe sembrare: a differenza di alcuni dei suoi concorrenti come American Express o, in Usa, Discovery Financial, Visa non presta soldi e dunque non rischia insolvenze. Il suo business è la gestione delle transazioni. E dunque, sintetizza Gwenn Bezard, analista di Aite Group, anche se i debitori non riusciranno a onorare i debiti, Visa farà comunque soldi. Si tratta di una società molto attraente. Non è una sorpresa: anche perchè il principale concorrente di Visa è Mastercard, che dal momento della sua quotazione ha visto il prezzo delle sue azioni quintuplicare. Mentre Discovery, quotata da luglio scorso, ha perso valore. D’altronde, a fronte della contrazione del credito - il cosidetto credit crunch - Visa stima una crescita degl utili del 20% per quest’anno. Da qui, il grande interesse degli investitori, che hanno letteralmente fatto a gara per assicurarsi le azioni nella fase di ipo (initial public offering, l’offerta pubblica iniziale che precede l’avvio degli scambi sul titolo). All’avvio delle contrattazioni, con il simbolo “V” gli operatori del New York Stock Exchange si sono buttati a comprare a mani basse, facendo salire la V di Visa di oltre 16 dollari fino ai 60,10 dollari nelle prime fasi degli scambi.

Il debutto col botto di Visa non basta a tenere in positivo gli indici di Wall Street, con il Dow Jones che chiude in calo del 2,36%. Ma basta per sostenere forti acquisti sul settore bancario e finanziario, con molti titoli in forte rialzo. C’è una ragione molto diretta. A fregarsi le mani per il debutto da record, oltre ai fortunati che hanno comprato durante l’ipo, sono soprattutto gli azionisti di Visa. Tra queste, Citigroup, Bank of America e JP Morgan, che potrebbe mettere in cassa fino a 1,25 miliardi di dollari. Bank of America circa 625 milioni, almeno 300 milioni Citigroup. Niente male, con i tempi che corrono.

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Visa entra in Borsa e sbarca a Wall Street

26 Febbraio 2008

admin

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Visa decide di sbarcare su Wall Street. La sigla borsistica, ticker, che rappresenterà Visa è stato già scelto: una ”V” di buon auspicio, che a Wall Street servirà a identificare Visa, pronta a sbarcare sul mercato azionario Usa con un’offerta-monstre, del valore massimo di 18,8 miliardi di dollari. Un valore che non era mai raggiunto nella storia del listino a stelle e strisce. Questa operazione  rappresenta un atto di fiducia da parte delle carte di credito, da mesi preda delle tensioni generate da un virus dei mutui subprime ben lontano dall’essere debellato, nei confronti della Borsa. Secondo gli analisti di Goldman Sachs, infatti, Citigroup potrebbe essere costretta a iscrivere a bilancio altri 12 miliardi di svalutazioni, mentre qualche segnale positivo sembra giungere da Ambac, il gruppo di assicurazione dei bond in gravi difficoltà, vicino a un’intesa con un pool di banche per una ricapitalizzazione da tre miliardi.

Visa spera di imitare il successo ottenuto dai rivali di Mastercard, il cui titolo, dal lancio della mini-Ipo da 2,4 miliardi nel maggio 2006, è praticamente quadruplicato senza dunque risentire né della crisi del credito, né dei venti di recessione che soffiano sull’America. Certo, lo sforzo finanziario richiesto da Visa ai potenziali azionisti è ben superiore: l’offerta, nel prospetto presentato alla Sec (l’omologa della nostra Consob), è di 406 milioni di azioni, vale a dire poco più della metà del capitale della società, finora custodito dalle banche di San Francisco. Il prezzo si collocherà tra i 37 e i 42 dollari. Nel caso la domanda non venisse pienamente soddisfatta, Visa si è già dichiarata pronta a rendere disponibili altri 40,6 milioni di azioni. In questo caso, ipotizzando una valutazione del titolo nella parte alta della forchetta, l’incasso si aggirerebbe sui 19 miliardi, un valore ben superiore ai 10,6 miliardi raccolti nel 2000 da At&t, finora la cifra più alta rastrellata a Wall Street per mezzo di un collocamento. Il record assoluto, con poco meno di 22 miliardi, appartiene dal 2006 alla cinese Industrial & Commercial Bank of China.

I tempi dello sbarco a Wall Street non sono ancora stati definiti dal vertice di Visa, ma gli analisti sono convinti che l’Ipo vedrà il via entro poco tempo.

Oltre a giungere in un momento congiunturale (e borsistico) delicato, l’iniziativa della società di San Francisco cade in un periodo in cui il settore delle carte di credito non gode di buona salute. A fine 2007, il debito accumulato dagli americani con l’utilizzo delle credit card aveva raggiunto l’astronomica cifra di 944 miliardi. Nel frattempo, gli acquisti sono calati e le insolvenze aumentate. Alcuni osservatori hanno infatti individuato nelle banche emittenti carte di credito le prossime vittime della crisi. Per Visa, tuttavia, la situazione appare più confortante: così come Mastercard, la società guadagna grazie alle transazioni e non sull’entità degli acquisti, non presta denaro e non concede dilazioni nei pagamenti. La conferma, del resto, è contenuta nei dati di bilancio: il gruppo californiano ha chiuso il quarto trimestre 2007 con utili raddoppiati a quota 424 milioni (più 79% i ricavi a 1,49 miliardi), mentre la società di Purchase (nello Stato di New York) ha moltiplicato per sette il risultato netto (a 304,2 milioni), battendo ancora una volta le stime degli analisti da quando è trattata in Borsa.

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